Maggio-Giugno 2018 - I miei primi 1000 km, dal Gran San Bernardo a Roma


Il diario del mio primo trekking

"I miei primi 1000 km, dal Gran San Bernardo a Roma"
5 maggio - 14 giugno 2018 

Ci sono voluti quasi due anni per rimettere insieme i ricordi, le foto, il diario e le idee di questo mio primo lungo viaggio in solitaria, attraverso l'Italia del nord e del centro fino a Roma. Adesso ho tutto chiaro in testa e tento di scriverlo in questo post cercando di concentrare i 41 giorni di cammino in un viaggio che ciascun lettore potrà percorrere. Spero potrà piacerà e se qualcuno vorrà lasciare dei commenti saranno ben accetti. E adesso pronti, il viaggio comincia.

Preparato lo zaino, con le cose che servono per un viaggio di circa 40 giorni e comunque guardando anche al peso (9 kg), sono partito da casa il 4 maggio con Tiziana, Rosaria e Antonio che mi hanno accompagnato fino a Saint Oyen in macchina; purtroppo non sono potuto partire dal rifugio del Gran San Bernardo per via della neve. E' il mio primo cammino, sulla carta è dato per 1000 km da fare in 41 giorni. Non ho effettuato prenotazioni nei posti dove alloggiare, ma di giorno in giorno cercherò l'ospitalità utilizzando le accoglienze proposte sulla guida: "La Via Francigena del Nord: dal Gran San Bernardo a Roma", edita da Terre di Mezzo.

Situato nella valle del Gran San Bernardo, Saint Oyen è un piccolo borgo di circa 200 abitanti a 1373 metri di altitudine con belle case in stile valdostano. La casa-forte Chateau Verdun, attualmente struttura ricettiva, fu donata dai Savoia nel 1137 ai Canonici del Gran San Bernardo che tuttora la detengono. Sono l'unico ospite e non sono previsti arrivi. 

L'ostello Chateau Verdun e l'Ostelliera

Prima tappa: da Saint Oyen ad Aosta. La partenza dall'ostello al mattino è stata con un poco di apprensione ma nello stesso tempo tanta voglia di iniziare questa avventura. Infatti il primo pensiero, fatti i primi passi in discesa verso Aosta, è stato: sono solo, ce la farò? Ma poi camminando sul sentiero, per buona parte accanto al "Ru Neuf" con il solo rumore dell'acqua, quasi un suono, che mi fa compagnia


 Sant'Oyen
                                                                                       Il Ru Neuf

e ammirando i panorami, la mente ha cominciato a liberarsi e, mentre i piedi andavano quasi per conto loro, il tempo è passato e verso mezzogiorno... 
...eccomi arrivato al Duomo di Aosta. 
Da lì vado poi alla Collegiata dei Santi Pietro e Orso che purtroppo trovo chiusa, La prima tappa è fatta, sono soddisfatto e l'adrenalina è ancora molto alta tanto che potrei andare ancora avanti, ma devo attenermi al programma e quindi vado a cercare l'albergo. Dalla mappa vedo che è fuori dalle mura della città a circa 20 minuti per cui fatta una sosta in un bar nella piazza principale di Aosta prendo la strada principale ed esco dalla città facendo già una parte della VF che avrei dovuto fare domani mattina.

L'hotel dove ho trovato alloggio

Seconda tappa: da Aosta a Chatillon. Tra vigneti e meleti, guardando le cime ancora innevate, passando vicino al Castello di Quart e sopra la vallata dove si vedono l'aeroporto, l'autostrada e la Dora che scorre verso sud. 


A Nus dal belvedere della chiesa di Saint Barthèlemy si vede il bellissimo Castello di Fenis. Sulla strada in mezzo ad un piccolo borgo passo vicino ad una casa dove sono esposti i lavori fatti dai bambini i quali augurano buon viaggio ai pellegrini della Via Francigena. In questo tratto ho percorso un paio di chilometri in compagnia di tre pellegrini francesi: una coppia Jacques e Francoise che da Aosta arrivano a Pavia mentre Javer, un signore di quasi 75 anni, partito dalla Francia vorrebbe e spera di arrivare a Roma.


Chatillon si trova all'imbocco della Valtournanche che sale fino alle pendici del Cervino. Nell'antichità era uno dei borghi più importanti della regione ed è testimoniato dalla presenza di numerosi castelli. Chatillon si è sviluppato principalmente lungo l'asse viario centrale distinto in due nuclei: il borgo vero e proprio e il villaggio Chameran, separati dal torrente Marmore e collegati da vari ponti di cui uno, più antico, di epoca romana.

Il ponte romano sul fiume Marmore

Arrivo verso le 14 all'albergo Dufour dove sono ospitato. Forse una volta era un albergo, ora è chiuso. La signora che mi riceve ha ricavato delle stanzette dove accoglie i pellegrini, la mia è molto piccola ma va bene: c'è un piccolo divano letto, un piccolo bagno con la doccia. 

Terza tappa: da Chatillon a Verrès. Il percorso sale a mezza costa sulla montagna e in poco tempo arrivo a Saint Vincent dove passo davanti alle terme e al casinò. Uscendo dalla cittadina seguo le indicazioni per andare a vedere i resti del ponte Romano posto sulla strada delle Gallie. Fatte diverse salite e discese arrivo ad un'altura dove posso ammirare una bella visuale di Verrès
 
I resti del ponte romano fuori da Saint Vincent                                       Verrés

La raggiungo dopo una ripida discesa e un tratto di strada asfaltata e verso le 14:30 arrivo alla collegiata dove ho trovato ospitalità. Mi riceve Don Giuseppe che viene ad aprirmi e mi da le chiavi della camerata con diversi letti a castello. Sono solo e il posto è abbastanza freddo e umido. Nessun incontro in questa tappa.

La collegiata di Verrés

Quarta tappa: da Verrès a Pont Saint Martin. La via scende a valle e attraversa la Dora e l'autostrada diverse volte. Passo da Arnad dove si può, anzi si deve, degustare il famoso lardo: c'è l'imbarazzo della scelta perché ci sono diverse indicazioni di negozi. Proseguo. Da lontano vedo l'imponente Forte di Bard che sovrasta il borgo. Il forte dopo un periodo di abbandono è stato totalmente restaurato e aperto al pubblico; ospita esposizioni di arte antica, moderna, contemporanea e fotografia. 

Il Forte di Bard

Lasciato Bard raggiungo la periferia di Donnas e cammino per un breve tratto su una strada romana del I° secolo e quindi passo sotto l'arco. Una pietra miliare indica la distanza di 36 miglia da Augusta Praetoria (Aosta). Camminare su queste pietre, levigate anche dal passaggio dei carri, è abbastanza particolare e mi fa pensare al grandioso lavoro che i Romani hanno fatto sulla strada per le Gallie e ci hanno lasciato in eredità.

Un tratto della strada romana del I° sec. fuori Donnas

Arrivato a Pont, cerco l'ostello comunale e con piacevole sorpresa lo trovo. E' nuovo, pulito, confortevole, tutto per me e l'accoglienza della signora Angela è molto calorosa. Anche in questa tappa non ho incontrato nessuno.

  

Quinta tappa: da Pont Saint Martin a Ivrea. In questa tappa si lascia la Val d'Aosta e si entra in Piemonte, guardando alle spalle si vedono le montagne che gradatamente scendono nella pianura, l'inizio della Pianura Padana. 


La Via procede parallela sul lato sinistro della Dora, attraversa i vigneti terrazzati fatti di muretti a secco con le "topie" come detto localmente, pergole sostenute da piloni fatti di ciottoli e pietrisco legati da malta di calce sormontati da una pietra piatta e intonacati con calce bianca. Come spiegato da un contadino incontrato, la funzione di questi piloni oltre a sostenere le travi orizzontali serve anche a rilasciare durante la notte il calore immagazzinato durante il giorno, mitigando gli sbalzi di temperatura.


All'altezza di Montalto Dora faccio una deviazione e seguo il percorso per il Lago Pistono che fa parte di una serie di cinque laghi formatisi dal ghiacciaio Balteo lungo l'anfiteatro morenico di Ivrea. Passo sotto il Castello di Montalto e accanto al "Bosco che balla", successivamente prendo il sentiero che scende a Ivrea.

Il lago Pistono e il castello di Montalto

Il bosco che balla o terre ballerine: il bosco è nato su uno strato di torba che galleggia appoggiato sulla superficie dell'acqua facendolo sembrare un tappeto elastico. Infatti saltellando le piante vicino iniziano a muoversi. Se il giorno prima ha piovuto l'effetto è ancora più evidente. 

Ivrea, considerata il capoluogo del Canavese, dal 2018 è entrata a far parte del patrimonio dell'Unesco. Arrivo all'ostello Ivrea Canoa Club situato a pochi passi dal centro città e sulla sponda destra della Dora Baltea, all'interno del complesso sportivo della Canoa Club. Nessun incontro con altri pellegrini o trekker però all'ostello sono in compagnia di un ragazzo di Caserta, laureato in educazione fisica, ospite fisso, che lavora alla scuola di Ivrea come bidello. 



Sesta tappa: da Ivrea a Roppolo. Uscendo dalla città, passo sotto il campanile di Santo Stefano e, seguendo le indicazioni della VF, prendo un sentiero che si snoda nella campagna e si dirige verso l'anfiteatro morenico di Ivrea, un rilievo di origine glaciale.

Santo Stefano a Ivrea

Attraverso i centri di Burolo, Bollengo e Palazzo Canavese arrivando a Piverone. Seguendo le indicazioni della VF percorro una strada campestre che attraversa i parti coltivati pieni di papaveri e in lontananza vedo il Lago di Viverone.


Passo accanto ai ruderi di una vecchia chiesa romanica del XI secolo chiamata "Gesiun" e intitolata a San Pietro di Livione. La chiesa in stile romanico primitivo è parzialmente in rovina, si possono ancora vedere alcune tracce di affreschi. Siamo nel comune di Piverone in località Torrione.
 
  

Arrivato a Viverone lo attraverso, c'è poca gente in giro, così procedo e arrivo a Roppolo e al B&B Villa Emilia dove faccio conoscenza di Loretta, la proprietaria, e di Faruk il suo fedele cagnolino. Il posto è molto particolare: con arredamento etnico molto colorato, ricordo di una vita passata tra Asia e Africa; wow!! la mia camera è un mini appartamento. Faccio conoscenza con una coppia di anziani Svizzeri che sono qui al b&b in vacanza e mi raccontano la loro vita.

   
Il B&B Villa Emilia e la mia "camera"

Settimo giorno: prossima tappa San Germano Vercellese. Lascio Roppolo, cammino su una sterrata bianca vicino a delle cascine in mezzo a campi coltivati con diversi canali usati per l'irrigazione. Non c'è nessuno e dopo una curva incontro due caprioli che appena mi vedono scattano velocemente verso il campo e in brevissimo tempo scompaiono nell'erba alta. Quanti colori vivi questa mattina: la strada bianca che si snoda nei campi di un verde intenso punteggiati di rosso dai tanti papaveri, e il cielo e l'acqua di un azzurro fresco e pulito.


Passo Cavaglià e raggiungo Santhià. Visito la Chiesa di Santo Stefano al cui interno si trova la cripta del Santo. Riprendo la via attraversando il Canale Cavour appena fuori dalla cittadina e dopo diversi km percorsi sugli argini delle risaie, arrivo a San Germano Vercellese e all'Hotel Leon d'Oro che è l'unico posto dove ho trovato alloggio.


                                                                                        La Chiesa di San Germano d'Auxerre. 

Ottavo giorno: da San Germano Vercellese a Vercelli. Il cammino riprende nelle risaie e vedo alcuni aironi cinerini e altri uccelli che zampettano negli specchi d'acqua; ha piovuto durante la notte e ci sono tante pozze d'acqua sulla strada che mi obbligano a proseguire a zigzag per evitarle. In poco tempo arrivo alla periferia di Vercelli, sono circa le 11:30 ed entro in piazza Cavour. 


Trovo l'ostello "Hospitale Sancte Eusebi" non molto distante dalla piazza e mi sistemo. L'ostello è molto carino, nel centro storico di Vercelli proprio dietro piazza Cavour, ed è ben tenuto grazie a dei Volontari  (appositamente metto la V maiuscola) che si danno il turno per l'accoglienza e la manutenzione del posto. Condivido la camera con Albert, un olandese che partito da casa va a Roma e mi chiede se possiamo fare la prossima tappa assieme. Certo. Saranno poi tante le tappe che percorreremo insieme. Ma questo potrete leggerlo più avanti, Alla sera graditissima sorpresa, la cena con altri volontari che hanno preparato ottime pietanze e raccontano delle loro esperienze di cammini.

In alto a destra Albert, a sinistra Alessandro, un ragazzo neolaureato partito in mountain bike da Firenze vuole arrivare a Canterbury. In primo piano gli ospitalieri che ci hanno preparato la cena

Nona tappa: da Vercelli a Nicorvo. Lasciato presto l'ostello di Vercelli, Albert ed io usciamo dalla città e, seguendo le indicazioni camminiamo lungo l'argine del Sesia. Arriviamo in vista di Palestro attraversiamo un ponte che fa da confine tra Piemonte e Lombardia ed entriamo in Lomellina, quindi in provincia di Pavia. Albert fa tappa a Robbio mentre io proseguo per il paese successivo: Nicorvo, dove ho trovato alloggio in un oratorio attrezzato per i pellegrini. Alla sera, graditissima sorpresa, viene a trovarmi Franco con la moglie e passo una bella serata in loro compagnia.

            
            Con Albert sull'argine del Sesia                La Chiesa di Robbio dedicata a San Pietro

Con Franco che insieme alla moglie sono venuti a trovarmi a Nicorvo

Tappa 10: da Nicorvo a Tromello. Parto presto al mattino e lasciando la strada provinciale che esce dal paese, entro in una carrareccia che passa tra le risaie. Il tempo è bello dopo la pioggia della notte, l'aria è fresca e il cielo è azzurro. Arrivo a Mortara che attraverso non senza visitare la chiesa di Santa Maria del Campo e l'Abbazia di Sant'Albino. Arrivo nella piazza principale di Tromello e quindi all'ostello tenuto da Carlo, il volontario di turno. Dopo un paio di ore arriva anche Albert. Ci siamo rincontrati.




Le risaie della Lomellina





L'Abbazia di Sant'Albino fuori Mortara.

Tromello by night

Tappa 11: da Tromello a Pavia. Lasciato l'ostello alle 7:30, Albert ed io prendiamo un sentiero sulla riva di un canale che poi si addentra tra le risaie e i campi di granoturco con tanti papaveri rossi. Passiamo Garlasco e Groppello Cairoli e quindi entriamo nel Parco del Ticino; il percorso prosegue sulla riva del fiume. Arriviamo in vista del ponte coperto di Pavia che raggiungiamo e scendiamo a Borgo Ticino dove si trova l'ostello Santa Maria in Betlem. Viene a prendermi Salvatore, un amico di infanzia, che ora abita vicino a Pavia e mi invita a cena insieme alla sua bella famiglia. Ho passato una bella serata ricordando i bei tempi passati.

                                                                                             Vista del ponte coperto di Pavia


Con Salvatore, Giusy e Alessia

Tappa 12: da Pavia a Santa Cristina. Con Albert lasciamo l'ostello verso le 7 del mattino e attraversiamo Pavia uscendo dalla porta orientale verso Belgioioso. Dopo aver percorso un buon tratto su marciapiede i segnavia della VF ci indicano una ciclabile, attraversiamo prima San Leonardo e Ospitaletto arrivando poi ad una bella Chiesa in laterizio con dei bei fregi in cotto del XV sec. Siamo a San Giacomo della Cerreta ma purtroppo la chiesa è chiusa e non possiamo visitarla. Riprendiamo il cammino e arriviamo a Belgioioso passando davanti al Castello dove ci fermiamo per fare una breve visita. Nato come ricetto nel XIV sec divenne residenza dei Visconti e successivamente dei Conti di Barbiano, attualmente una metà è ancora privata mentre l'altra è di proprietà del comune. 

Castello di Belgioioso

Uscendo da Belgioioso prendiamo un sentiero che si inoltra nei campi e che poco dopo entra in un bosco di pioppi. Attraversiamo il ponte sulla "travacca" di Corteolona, uno sbarramento di un canale chiamato "Roggia Castellara" derivato dall'Olona.

  
Arriviamo quindi all'ostello della parrocchia di Santa Cristina dove ci accoglie il Parroco. Nella nostra camera ci raggiunge poco dopo Riccardo, un ragazzo che avevamo conosciuto a Pavia, con il proposito di arrivare a Roma ma non è ancora sicuro e in questo tratto ha viaggiato per conto suo. Poco dopo arriva Harold un signore della Germania dell'Est che vorrebbe arrivare anche lui a Roma ma mi sembra abbastanza provato.

All'Ostello di Santa Cristina

Tappa 13: da Santa Cristina a Orio Litta (per me San Zenone al Lambro). Partiamo di buon'ora Albert, Harold ed io, dopo aver fatto una piccola colazione nell'ostello. Il tratto di oggi è relativamente breve, circa 16 km. Ci incamminiamo sull'alzaia del canale e costeggiamo i vigneti della collina di San Colombano, attraversiamo il centro di Miradolo Terme e Harold si ferma per una sosta mentre noi proseguiamo arrivando a Chignolo Po dove possiamo ammirare il bel Castello Cusani Visconti.

                
Attraversato il Lambro entriamo nel Lodigiano e camminiamo sull'argine del fiume fino alle prime case di Orio Litta. Questa sera sono alloggiato da Rosaria a San Zenone al Lambro e quindi saluto Albert che si dirige a Corte Sant'Andrea dove alloggerà nell'ostello. Albert, prima di lasciarci, mi dice che si trova bene a camminare con me, quindi ci diamo appuntamento a domani mattina presso il battellino.  

        Villa Litta Carini a Orio Litta

Nel pomeriggio con Rosaria e Antonio andiamo a Lodi a vedere la "cattedrale vegetale": un'opera progettata da Giuliano Mauri scomparso nel 2009 e creata per onorarne la memoria proprio di fianco al fiume Adda. Sono 108 piante di quercia che fungono da colonne e che formano 5 navate gotiche. Purtroppo a dicembre del 2018 l'opera è stata abbattuta. Seguiamo per Crema per visitare il centro storico della città.

                
Tappa 14: da Orio Litta a Montale. Verso le 8, dopo aver fatto colazione, Rosaria mi accompagna a Corte Sant'Andrea dove prenderò il battellino che attraversando il Po mi porterà sull'altro argine. Ritrovo Albert, Riccardo e Harold. Ci sono anche due ciclisti della provincia di Como che vanno a Roma e un camminatore di Vercelli che invece sta seguendo il Po ed è diretto a Chioggia.


                        

Danilo ci racconta la storia del passaggio di Sigerico e ci timbra la credenziale

Questo passaggio si chiama "Transitum Padi" e il battelliere è Danilo che per 10€ ci porta da Corte Sant'Andrea a Soprarivo, entriamo in Emilia-Romagna, ci timbra la credenziale, ci disseta e ci racconta la sua storia e quella di Sigerico che attraversò il fiume proprio in questo punto. Davvero un bel personaggio questo Danilo. Riprendiamo la via e ci dirigiamo verso Piacenza, il gruppo a piedi si è rimpolpato: ora siamo in cinque. Raggiunta la città Albert ci saluta e si dirige verso l'hotel che ha prenotato perché si fermerà un giorno in più per visitare la città.

Palazzo Comunale detto il "Gotico" dai Piacentini, simbolo della città. Edificato a partire dal 1281 sorge in Piazza dei cavalli 

Il camminatore di Vercelli prende un'altra via, Riccardo, Harold ed io ci incamminiamo verso Montale che è subito fuori Piacenza. L'Ostello, ricavato da una parte della Chiesa di San Pietro, è stato recentemente ristrutturato ed accogliente e funzionale. Con Riccardo decidiamo di prepararci una bella spaghettata utilizzando la cucina disponibile, a cui si aggiunge ben volentieri anche Harold.

L'ostello di Montale

Tappa 15: da Montale a Fiorenzuola d'Arda. La notte porta consiglio e Harold al mattino ci chiede, con il suo "italenglitedesco" indicazioni per prendere il pullman che torna a Piacenza dove prenderà il treno per raggiungere Fidenza e poi vedrà cosa fare. Quindi andiamo a consegnare le chiavi dell'ostello al bar vicino, Harold ci offre la colazione, quindi ci salutiamo e lo "carichiamo" sul pullman chiedendo all'autista di farlo scendere alla stazione.


A questo punto Riccardo ed io ci incamminiamo per Fiorenzuola. Poco più avanti incontriamo due pellegrine: una italiana Pierangela di Pavia e una francese, Frederique, che sono partite insieme da Piacenza questa mattina e fanno tappa anche loro a Fiorenzuola. Per un tratto facciamo insieme la strada ma poi Riccardo allunga il passo e poco dopo non lo vediamo più. 

Passiamo vicino al Castello di Paderna a Pontenure e ci fermiamo per visitarlo ma purtroppo è chiuso. Dalle indicazioni vedo comunque che è documentato già dal IX secolo; dal 1453 diventa di proprietà della famiglia Marazzani di Rimini, antenati degli attuali proprietari. E' molto ben tenuto e viene usato per matrimoni e manifestazioni.







Di fronte alla torre dove c'è l'ingresso, è posizionata una carrozza molto colorata con il cartello "bar", secondo me è l'antesignana della roulotte. Anche qui non c'è nessuno per cui non possiamo usufruirne e vedere l'interno come è fatto. 

Fatte le foto riprendiamo il cammino, in effetti il loro passo è molto, troppo tranquillo per me, per cui le saluto, prendo il mio ritmo e allungo il passo. Il tratto che segue è tutto su strada asfaltata, i rettilinei sono lunghi e senza un minimo di ombra. Verso le 14 arrivo finalmente alla periferia di Fiorenzuola, attraverso su di una passerella il fiume Arda e mi dirigo alla Collegiata di San Fiorenzo dove si trova l'ostello. Verso le 15 arriva Riccardo con un suo amico che è venuto a trovarlo e lo accompagnerà fino a
Fidenza; più tardi arrivano anche Pierangela e Frederique. 

La Collegiata di San Fiorenzo. Dietro la chiesa hanno ricavato l'ostello.

Tappa 16: da Fiorenzuola d'Arda a Costamezzana. Lascio l'ostello di primo mattino, Riccardo e il suo amico partiranno più tardi perché Riccardo arrivato a Fidenza tornerà a casa. Incontro Frederique che era già partita e insieme arriviamo alla Abbazia di Chiaravalle della Colomba.

Dedicata a Santa Maria Assunta, sorge isolata nella campagna. Fu edificata intorno al 1135 per iniziativa di Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell'ordine cistercense. Nel periodo maggio-giugno, viene allestito un meraviglioso tappeto fiorito predisposto dai monaci con l'aiuto dei fedeli del luogo, durante la celebre infiorata del Corpus Domini.


Frederique si ferma a fare una visita più approfondita del luogo e allora riprendo la strada da solo, Vedo i cartelli stradali che indicano Busseto, il paese natale di Verdi, arrivo a Saliceto e percorro un tratto della Via Emilia arrivando alla periferia di Fidenza.


Duomo di Fidenza dedicato a San Donnino. Fu ricostruita dopo il terremoto del 1117 sopra una chiesa preesistente del V secolo, ampliata in epoca longobarda e carolingia.



Fatta una breve sosta nella piazza del comune riprendo il cammino verso Costamezzana. Uscito dalla città, la strada prende a salire su una sterrata e il paesaggio cambia con piccoli paesi disposti sui crinali delle colline e fattorie sparse qua è là. Arrivo verso le 14 all'ostello dove mi accoglie la Sig.ra Luciana, una signora anziana ma vispa e arzilla che mi da tutte le indicazioni anche per la cena. All'ostello sono solo e ho la camera tutta per me, è un bel posticino, pulito e confortevole e molto tranquillo.


    L'ostello di Costamezzana 


Insieme a Francesco, titolare della Trattoria Lo Scoiattolo dove ho cenato benissimo: tutto buono e in buona e cordiale compagnia. 






Tappa 17: da Costamezzana a Fornovo di Taro. Parto di primo mattino, il tempo è così così, però non piove e questa è già una gran cosa. La strada sale e diventa una sterrata passando sotto quel che rimane di un castello. Il panorama è molto bello, si vedono le colline coltivate e i colori sono bellissimi. Dopo diversi saliscendi arrivo ad un piccolo borgo in valle e guadato un piccolo torrente risalgo sull'altro crinale dove in cima trovo una grande croce.





La croce sul Monte Piè a Celle frazione di Noceto. Costruita nel 1998 sul poggiolo sopra la frazione, compreso il basamento è alta 10 metri e alla base si trova una statua raffigurante la "Regina della Pace"."





Passo da Madesano e arrivo sulla riva del Taro, vedo il ponte che lo attraversa e sale a Fornovo. Sono arrivato. 



Cerco la Parrocchia Santa Maria Assunta dove ho trovato alloggio. Nell'attesa che l'ostello apra, visito la Chiesa e vengo interpellato, come pellegrino, da una maestra che con una classe elementare che nel frattempo è arrivata nella piazza. 

Pieve di Santa Maria Assunta a Fornovo.
In origine edificata nel IX secolo, fu ricostruita in stile romanico nell'XI secolo.

Dopo poco essermi sistemato in camera, ritrovo Albert seduto ad un tavolo del bar sotto, con la testa fra le mani che sconsolato stava meditando di tornare a casa, appena mi vede si alza tutto felice e mi abbraccia raccontandomi la sua avventura da Piacenza a qui. Mi rinnova la richiesta di poter fare il cammino insieme fino a Roma. Per me va bene.

Tappa 18: da Fornovo di Taro a Berceto. Tappa all'insegna dell'acqua, infatti partiamo presto da Fornovo che pioviggina e iniziamo a salire verso la Cisa con la nebbia. A tratti piove forte poi smette, la mantella comunque tiene bene. Fa anche abbastanza freddo.

 
        Il pellegrino sulla via

Arriviamo a Bardone, un piccolo borgo di origine longobarda sulla Via Francigena e a metà della salita sulla via appenninica tra Parma e Luni, una frazione del comune di Terenzo in provincia di Parma. Troviamo un'antica pieve dedicata a Santa Maria Assunta citata in un documento ascrivibile al 1005, purtroppo anche questa è chiusa e con questo tempo non c'è in giro nessuno, salvo noi due pellegrini. Da un cartello posto sull'esterno leggo che all'interno la chiesa conserva sculture risalenti al XIII secolo tra cui parte dell'ambone proveniente dalla Pieve di Santa Maria Assunta di Fornovo di Taro.


Il percorso fino ad ora è stato su strada asfaltata, ora si entra in un sentiero che sale nel bosco, mentre la pioggerellina è diventata pioggia forte e insistente. Tornati su strada, passiamo Cassio e appena fuori le indicazioni ci portano di nuovo in un sentiero che nel frattempo è diventato un ruscello e ci obbliga a camminare nel bosco sopra il sentiero finché ritorniamo sulla strada asfaltata e dall'alto intravediamo Berceto.

       

Arriviamo finalmente alla Casa della Gioventù dove ci accoglie Mario che viste le nostre condizioni, fradici nonostante la mantella e infreddoliti, ci accende premurosamente il riscaldamento per far asciugare i vestiti e riscaldarci. Siamo al 22 maggio ma qui fa abbastanza freddo.

    

Tappa 19: da Berceto a Pontremoli. Lasciamo la camera un po' prima delle 7, l'aria è fresca con il cielo a tratti azzurro e qualche nuvola, speriamo che non peggiori, penso positivo e sono sicuro che uscirà il sole pieno. Ci incamminiamo sulla statale e non percorriamo il sentiero indicato perché sarà sicuramente fradicio e pieno di palta, arriviamo così in cima al Passo della Cisa.


Visitiamo il Santuario della Madonna della Guardia posto sulla cima del passo, di forma neoromanica e neogotica fu costruita tra il 1919 e il 1922 per volere di due coniugi genovesi. Nel 1930 con l'incoronazione della Madonna divenne santuario minore. Nel 1965 fu proclamata "Patrona degli sportivi di tutto il mondo".


Appena sopra, di fianco alla chiesa, vediamo la "porta di ingresso" in Toscana. 

                                    

Non prendiamo il sentiero, per lo stesso motivo precedente, e ci incamminiamo ancora sulla statale che scende, ammirando i bei panorami della Lunigiana che si intravedono tra gli alberi. Arriviamo a Pontremoli e prendiamo alloggio nel Convento dei Frati Cappuccini.

Il ponte Cesare Battisti detto della Rosa sul Fiume Magra


Pontremoli è una bella e tranquilla cittadina nella provincia di Massa-Carrara sul percorso della Francigena nella regione storica della Lunigiana. Il nome sembra derivi dal latino "pontem tremula" dovuto alla presenza di un ponte in "pioppo tremulo" oggi non più esistente. E' comunque di età più antica, reperti del I sec. a.C. ora, custoditi nel museo del Castello del Piagnaro, testimoniano la presenza di nuclei Liguri-Apuani.


In primo piano il Convento e sopra il Castello del Piagnaro. Il centro vecchio di Pontremoli è molto carino, i ponti, le case torri, le chiese e i palazzi testimoniano l'importanza che ha avuto questa città.   
Tappa 20: da Pontremoli a Aulla. Dopo una notte molto tranquilla, alle 6:50 lasciamo il Convento e prendiamo la strada verso Aulla. La tappa è per buona parte su strada, camminiamo per un buon tratto sulla sponda del Magra attraversando alcuni piccoli centri, in particolare passiamo vicino al castello di Lasuolo che però è chiuso e anche nel piccolo borgo sottostante non incontriamo nessuno. Sembra un paese fantasma se non fosse per i bei vasi di gerani sulle finestre. 


Scendendo dal colle incontriamo l'autostrada A15 e il percorso la costeggia per un buon tratto fino a Barbarasco dove riattraversiamo il Magra e poco dopo arriviamo alle prime case di Aulla. E' ancora presto e l'ostello nell'Abbazia di San Capriaso è ancora chiuso.

L'abbazia fondata nell'884 fu dedicata a Santa Maria Assunta. Tra il X e l'XI sec., la leggenda vuole che le spoglie di San Capriaso vennero portate ad Aulla nella chiesa. A seguito di scavi archeologici eseguiti nel 2003 è stata trovata la tomba monumentale contenente un prezioso reliquiario. Il Vescovo Binini valutati i risultati scientifici e la tradizione del culto locale, nominava San Capriaso patrono del tratto diocesano della Francigena. 
L'abbazia con l'annesso museo e sul retro l'ostello per i pellegrini.

Alle 15 ci presentiamo puntuali davanti all'ostello e ci accolgono le due sorelle Gioia e Perla che ci accompagnano alle camere e ci guidano poi anche nel piccolo Museo del Pellegrino che curano insieme ad Enrico, un signore ex ospitaliere ed ex pellegrino, che mi racconta la storia del Santuario di San Capriaso e di Aulla. Molto interessante.

Aulla si trova in Lunigiana in provincia di Massa-Carrara ma a pochi chilometri dal confine con la Liguria. Posta in una posizione strategica dove la valle del Magra si restringe notevolmente chiusa dalle colline circostanti. Naturale crocevia per le vie di comunicazione che conducono al Passo della Cisa, del Cerreto e sul percorso della antica via Francigena. In questo poco spazio transitano l'autostrada A15 Parma-La spezia, due statali SS62 e SS63, due linee ferroviarie. Nell'itinerario di Sigerico, Aulla era la XXX tappa del suo cammino da Roma a Canterbury. Ci sarebbero ancora molte cose da dire su questa cittadina per la lunga storia che ha passato, lascio al lettore la curiosità di andare a cercare queste notizie.

Tappa 21: da Aulla a Caniparola. Ci svegliamo presto e partiamo subito alla volta di Caniparola. C'è una leggera nebbiolina che circonda Aulla e in particolare su Monte Grosso dove siamo diretti. Attraversato il ponte sul Magra inizia il sentiero in salita ed entriamo in queste nuvole basse che nascondono tutto. 



Camminiamo sempre sul sentiero attraverso il bosco fino a Bibola e poi Vecchietto, un piccolo borgo isolato frazione di Aulla, che però ci riserva una sorpresa, infatti appena usciti dal paese troviamo una cappelletta con una targa...

Salendo ancora arriviamo fino ad uno spiazzo con un bel panorama su Sarzana, quindi in Liguria, e la Valle del Magra che vediamo benissimo perché nel frattempo il tempo è diventato bello ed è caldo. Passiamo dai resti di Castel Brina e scendiamo fino a raggiungere l'argine del Magra alla periferia di Sarzana dove arriviamo verso le 13. Caniparola è il paese successivo a circa 3,5 km e siamo tornati in Toscana.
                    
  La porta nelle mura di cinta di Sarzana

Sarzana è considerata l'erede storica della antica città di Luni e una vera e propria terra di confine essendo in Liguria ma vicinissima alla Toscana e all'Emilia Romagna, traendo tradizioni, usanze e storie da entrambi. Nei tempi antichi sotto il controllo dei Liguri-Apuani fu frequentata anche dai vicini Etruschi e da mercanti Greci fino alla colonizzazione romana.

Dopo una sosta per mangiare qualcosa e sentito l'ostello ci incamminiamo per raggiungerlo.
 
La parrocchia Sant'Antonio di Caniparola dove siamo stati ospitati
   
Tappa 22: da Caniparola a Pietrasanta. Partiamo molto presto, non è prevista la colazione e perciò ci fermeremo al primo bar aperto. Percorriamo un tratto della SS 1, che è poi l'Aurelia, con grande traffico e senza marciapiede camminando sulla banchina stradale facendo molta attenzione. Finalmente vediamo il segnale della VF e imbocchiamo una piccola strada che ci porta verso Luni, l'antica Luni. Ora è un parco archeologico tutto cintato e chiuso e si vede da abbastanza lontano qualche tettoia dove probabilmente sono attivi degli scavi. Sarebbe stato interessante poter entrare e conoscere la storia di questo sito che probabilmente diede il nome alla zona: la Lunigiana. Vedrò di approfondire cerca su internet.

L'antica città di Luni fu fondata nel 177 a.c. come base militare nella lotta contro i Liguri. Nel medioevo iniziò l'abbandono della città romana a seguito delle continue incursioni saracene e dall'interramento del porto. La popolazione si traferì nella vicina Sarzana più a monte e quindi più sicura.  
Il parco archeologico di Luni. 

Entriamo in Massa e ci si accorge subito per l'uso che si è fatto del marmo: non solo sculture ma anche i cordoli dei marciapiedi sono bianchi. 



Usciti da Massa seguendo le indicazioni attraversiamo il fiume Montignoso, passiamo di fianco al Castello Aghinolfi, dal re longobardo Aghinolfo, e arriviamo alla cima di Monte Rotondo da dove vediamo la Versilia ed il mare. Fantastico il panorama e stupendi i colori, purtroppo la foto non rende. 


Scendendo su una strada tra ulivi e ville arriviamo ai primi numeri civici di Pietrasanta, città d'arte crocevia di scultori e artisti. Infatti subito all'entrata della città troviamo una scultura posizionata su una rotonda, mi sembra di Botero, e successivamente una porta di uno scultore americano che a turno Albert ed io attraversiamo per entrare in città.


Entriamo nel centro storico, ho la sensazione è di entrare in un salotto d'arte per i tanti laboratori e gallerie d'arte che si susseguono e nello stesso tempo sento la storia che mi avvolge. Arriviamo alla piazza principale dove si affaccia il Duomo di San Martino, la Chiesa di Sant'Agostino, sospesa dal culto e attuale museo, la torre civica o "Torre delle Ore", il Teatro comunale. In alto sulla salita vediamo la Casa Diocesana "La Rocca" dove pernotteremo. Ci accoglie una suoretta orientale che sbriga la parte amministrativa, ci registra e ci timbra la credenziale; poi ci accompagna alla camera che ha una vista molto bella sulla piazza sottostante e che condivideremo con un altro ospite, un ragazzo di Rho che in biciletta percorre la VF fino a Roma.
 
La piazza vista dalla Casa Diocesana                        
Il duomo di Pietrasanta dedicata a San Martino
Dopo esserci sistemati, ognuno va per conto proprio a visitare questa bella città. Vado nella ex-chiesa di Sant'Agostino e ammiro oltre all'architettura del luogo le mostre in corso. Non si paga nemmeno il biglietto di ingresso! 

             
Girovagando per il centro storico il tempo passa velocemente, si è fatta sera e mi ricordo che non ho ancora mangiato. In effetti ho un certo languorino! Prendo qualcosa in un negozio e ritorno all'ostello per mangiare e riposare. Oggi tappa quasi doppia se conto i passi che ho fatto per visitare questa bella cittadina.


Le tante testimonianze storiche confermano la continua presenza dell'uomo in queste terre: gli Etruschi, i Liguri, i Romani e a seguito del crollo dell'Impero Romano, i Longobardi. Questi ultimi lasciarono tanti segni del loro dominio quali ad esempio: cognomi, toponimi, fondazioni. Ma fu solo nel 1255 che il "milanese" Guiscardo di Pietrasanta, allora podestà della Repubblica di Lucca, decise di fondarla sulla preesistente rocca Longobarda. Ancora oggi lo stemma della città è quello dei Pietrasanta. Sarà oggetto di molte mire di conquista da parte di pisani, genovesi e fiorentini per avere il possedimento del porto di Motrone, per il controllo della Via Francigena e per le ricche risorse minerarie. 

Tappa 23: da Pietrasanta a Lucca. Ci alziamo all'alba e lasciamo l'ostello alle 6:30 e al primo bar ci fermiamo a fare colazione. Camminiamo in piano sulla banchina della provinciale fino al primo segnalino che ci manda a sinistra. Questa tappa la ricordo per i diversi "shit" detti da Albert su una strada che stavamo percorrendo e che dopo ogni curva era sempre più ripida. Lui soffre la salita e rallenta tantissimo. Arrivati in cima, scolliniamo e inizia una discesa altrettanto ripida, guardando poi la mappa ho visto che probabilmente non abbiamo visto una indicazione e abbiamo fatto la "brevissima". Però la vista dalla cima del colle ne è valsa la pena.
 

Passiamo da Camaiore e Pontemazzori, con una mulattiera saliamo a Monte Magno quindi scendiamo a Valpromaro. 

Camaiore con la Collegiata di Santa Maria Assunta, principale luogo di culto.

Siamo più attenti adesso e le indicazioni le vediamo e le seguiamo. Prendiamo un sentiero che sale in forte pendenza fino a Piazzano, prosegue fino a San Macario in Monte e scende poi a Ponte San Pietro sul fiume Serchio. 

                                                                                            La statua di San Pietro sul ponte

La via procede sull'argine del fiume fino alla periferia di Lucca ed entriamo nel centro storico da Porta San Donato. Chiamo Donatella che è la referente dell'ostello chiedendo informazioni su dove andare, è esattamente dalla arte opposta della città vicino a Porta Elisa. Passiamo davanti al Duomo camminando nelle vie del centro e finalmente arriviamo all'ostello dove Donatella con in marito ci accolgono.

                  Cattedrale di San Martino                                               Con Donatella all'ostello

E' un bell'ostello e l'accoglienza è molto calorosa. Ci sono diversi pellegrini arrivati chi a piedi e chi in bicicletta. In particolare faccio conoscenza con un signore di Lomazzo e una coppia di Legnano. Il primo è appena andato in pensione, è partito da Saint-Oyen un mese fa e vorrebbe arrivare a Brindisi, la coppia invece è partita da Vercelli e vuole arrivare a Roma. Con Albert, dopo esserci sistemati, usciamo a visitare Lucca e mi fa da guida perché è stato qui qualche anno fa in vacanza per diversi giorni con la famiglia. Lucca è sempre molto bella e verso sera ci sediamo in Piazza dell'Anfiteatro a mangiare qualcosa.

Lucca è una delle principali città d'arte d'Italia, famosa soprattutto per la conservazione del suo centro storico monumentale completamente circondato dalla cinta muraria del XV-XVII secolo con otto porte ancora transitabili. Il centro storico è praticamente rimasto intatto nel suo aspetto originale, con svariate architetture di pregio come ad esempio le tantissime chiese, campanili e torri, palazzi e piazze. La piazza più famosa è quella dell'Anfiteatro edificata su il preesistente anfiteatro romano. Notevole anche il Duomo o Cattedrale di San Martino fondato nel VI secolo, riedificato nel 1060 e modificato tra il XII - XIV secolo. A Lucca nacque il 22 dicembre 1858 Giacomo Puccini, uno dei maggiori e più significativi operisti della storia musicale, di cui si può visitare la casa natale e il museo.

Tappa 24: da Lucca ad Altopascio.  Lasciamo l'ostello al mattino presto e dopo aver fatto colazione in un bar, usciamo da Porta Elisa. Il tempo è bello, il cielo è azzurro e le gambe sono in perfetta forma così come il morale. Ieri è stata un bella giornata e la visita di Lucca mi ha appagato.

 
                                                                     Porta Elisa e le Mura       

Percorriamo Via Romana per un tratto poi il segnalino della VF ci manda su una strada minore che diventa Via Vecchia Romana, una sorta di tangenzialina che passa fuori dai centri abitati. La tappa di oggi non è molto lunga, la mappa dice 18,7 km, quindi possiamo prendercela con calma. Arriviamo alla periferia di Capannori e attraversata Via Romana entriamo nel centro storico passando davanti alla Pieve dedicata ai Santi Quirico e Giulitta. Ci fermiamo a visitarla. 
      
La Chiesa risale alla metà dell' VIII secolo, nel 940 venne distrutta e riedificata nel 970. Nel XII secolo subì molte modifiche, nel 1642 vennero aggiunte le due navate laterali e nel 1800 furono aggiunti una nuova abside e il transetto. Il campanile sulla destra ha forma quadrata ed è alto 33 metri con merlatura ghibellina. L'interno abbastanza moderno è stato realizzato nell'800, sono presenti diversi affreschi del pittore Michele Marcucci. Da evidenziare la presenza di un'acquasantiera del XV secolo e il fonte battesimale del 1600.In una piccola vetrina nel braccio sinistro del transetto ci trovano le reliquie dei Santi Quirico e Giulitta e di altri.            
Riprendiamo il cammino uscendo da Capannori, la strada sempre pianeggiante ci porta poi a Porcari. Già presente su alcuni documenti del 780 durante la dominazione Longobarda, crebbe ulteriormente essendo sulla Via Francigena nella piana di Lucca. Sigerico la annotava come XXV tappa da Roma con il nome "Forcri". Continuiamo il cammino su una sterrata passando Badia di San Pietro a Pozzeveri, una frazione di Altopascio. La chiesa e tutta recintata con reti da cantiere ma sembra tutto abbandonato anche se dietro c'è una parvenza di lavori iniziati. 

Dopo un lungo rettilineo arriviamo ad Altopascio. Mi ricordo che nel 1978 ero a Pisa e poi Livorno come paracadutista e venivamo nella pianura di Altopascio a fare i lanci. Arriviamo presto nel centro storico e vediamo le indicazioni dell'ostello che ci rimandano alla biblioteca del comune dove avviene il check-in che però apre più tardi. Ne approfittiamo visto che è mezzogiorno passato da poco, per fermarci alla trattoria "La dispensa" dove mangiamo qualcosa di tipico, poi facciamo una visita al borgo. 


 
 
 
Finalmente riusciamo a registrarci e andare all'ostello dove ci sistemiamo. E' molto carino con un paio di camere con letti singoli e il bagno al piano di sopra, tutto in ordine e pulito. 

        
Alla sera torniamo alla trattoria, visto che c'eravamo trovati bene, per una cena leggera ma sempre gustosa. Poi facciamo un giro ancora per il piccolo centro e torniamo all'ostello.

        
        
     
Altopascio già abitata in epoca romana, sorge sulla Via Francigena e qui nacque lo "Spedale di Altopascio" che dava assistenza ai pellegrini che transitavano sulla via. Lo Spedale divenne importante così da far nascere l'ordine dei "Cavalieri del Tau", un ordine religioso cavalleresco che da Altopascio si diffuse poi in tutta l'Europa. Il segno del Tau lo si trova scolpito su una pietra alla base del campanile e ci sono diverse tesi sul significato: simbolo della croce, simbolo dei picchetti usati dai manutentori di ponti, stampella ospedaliera.  



Tappa 25: da Altopascio a San Miniato. Lasciamo la camera presto al mattino e usciamo dalla porta camminando per circa 4 km su strada asfaltata fino a trovare il segnale del "pellegrino" che ci manda su un tratto della Via Romea del X secolo poi via Francigena, ancora selciata, testimoniata da una lapide.


 
              

Passato il bosco delle Cerbaie, all'origine era una palude ora è una zona di diversità biologica, raggiungiamo Ponte a Cappiano una frazione di Fucecchio raccolta intorno alla sua piazza. Ci fermiamo per una sosta caffé. Sigerico rappresentò Ponte a Cappiano come XXIV tappa e passando da qui chiama la zona "Aqua nigra" per il colore scuro dell'acqua del fiume Usciana. 


Il ponte fu fatto ricostruire da Cosimo I de Medici nella prima metà del 500, sostituendo un precedente ponte medievale del XIV secolo distrutto nel 1325 durante il conflitto tra Firenze e Lucca. Il ponte è complesso con una torre e una serie di ponti levatoi, una chiusa per la regolazione delle acque e per la pesca delle anguille, C'erano anche un mulino ed una sega per il taglio del legno. Attualmente sulla torre è stato attrezzato l'ostello per i pellegrini ritornando all'origine, quando il primo ponte era gestito dagli "Ospitalieri di Altopascio" .

Attraversiamo il ponte e leggo la lapide che testimonia la volontà di Cosimo de Medici, seguiamo il canale per qualche km ed eccoci a Fucecchio, nella piazza terrazzo, dove vediamo il bel panorama della Valdarno. Proseguiamo su una sterrata in mezzo ai campi, arriviamo poi su una strada asfaltata e infine in una strada bianca fino a San Miniato Basso. Entriamo in Via Parini e troviamo una graditissima sorpresa: gli inquilini di una palazzina hanno attrezzato una piccola area con acqua, te freddo, bibite oltre a biscotti e tortine come benvenuto ai pellegrini della VF. Che carini!!! Ci voleva proprio perché e molto caldo e avevo finito l'acqua. Incontriamo due signori che stanno facendo anche loro la VF e si fermeranno anche loro all'ostello di San Miniato Alto. 
 
Sosta in Via Parini e incontro Angelo di Busseto (a sinistra) e il Signor X (a destra) che incontreremo diverse volte in tappe diverse

Dal basso vediamo la Torre di Federico II che svetta Sopra san Miniato Alto e parte del paese,  prendiamo il sentiero che sale abbastanza ripido, circa 120 nt di dislivello, e in breve arriviamo all'ostello. 

Il posto è carino e ben tenuto e pulito, ci sono delle camere con dei letti a castello e una cucina. Non siamo i soli ma ci sono anche altri ospiti che da quanto ho capito sono extracomunitari che lavorano nelle campagne e alloggiano qui. Dopo esserci sistemati Albert ed io andiamo a visitare un poco la città andando verso la torre. E' aperta, paghiamo l'entrata e saliamo in cima. Il panorama è stupendo: vediamo la disposizione della città edificata sul crinale dei tre colli che ha mantenuto intatta la struttura medievale.  

La posizione di San Miniato era importante per il controllo delle vie e dei fiumi della zona. Un documento del 713 circa stabilisce che un gruppo di Longobardi si stabilì sul colle ed edificò la chiesa dedicandola a San Miniato. Federico II di Svevia edificò la Rocca nel XIII secolo, di cui rimane solo la torre, in quanto durante la seconda guerra mondiale venne distrutta e nel 1958 ricostruita. Anche Napoleone Buonaparte arrivò a San Miniato per ricercare le sue origini nobili e facendo visita ad un canonico, Filippo Buonaparte, ultimo superstite del ramo toscano della famiglia. Una lapide posta sul palazzo omonimo ricorda questo evento.  

Tappa 26: da San Miniato a Gambassi Terme.  Dopo una notte piuttosto movimentata, fino alle 3 nella cucina sopra si sentivano rumori di pentole e piatti e televisione, Albert ed io lasciamo l'ostello alle 6:30, l'aria è tersa e tiepida, uscendo dall'ostello il panorama dalla terrazza è fantastico. Prendiamo la strada in discesa e, come spesso faccio, guardo indietro e la vista di San Miniato è stupenda. Mi piacerebbe tornare per poterla visitare più a fondo.


Incontriamo un gruppetto di cinque signore: due italiane e tre spagnole che stanno facendo insieme un tratto della Francigena, scambiamo quattro chiacchere intanto che camminiamo poi loro si fermano per una sosta dove c'è una fontanella e noi proseguiamo sulla strada bianca che procede in un su e giù per le colline della Valdarno. I paesaggi che vediamo sono molto belli, i campi di un verde intenso e di tante tonalità, i fiori che si mischiano all'erba creando dei contrasti colorati, le strade bianche lunghe che attraversano e risaltano, i profumi della natura, la quiete, insomma un paradiso. 

   
In questo momento non mi ricordo il luogo ma ad un certo punto troviamo questa area di sosta con la cassetta dei ricordi dove io e Albert lasciamo la memoria del nostro passaggio.


Arriviamo sotto Gambassi e lo vediamo là in alto, vediamo 
però anche dei nuvoloni neri che fanno da sfondo al paese e si stanno avvicinando. Allunghiamo il passo e superiamo in volata due altri pellegrini che stanno salendo. Iniziano le prime gocce e fortunatamente l'ostello Sigerico è fuori paese dalla parte in cui stiamo salendo, ed è in una antica e bella pieve. Giriamo intorno e arriviamo ad un portone aperto, entriamo nel cortile e ci ripariamo perché nel frattempo ha iniziato a piovere forte.

La Pieve di Santa Maria a Chianni nella Valdelsa, alle porte di Gambassi Terme, è del XII secolo ed è stata ricostruita su una precedente del 998 circa. E' in stile romanico ed è composta da tre navate, un transetto e la canonica dove sono stati recuperati gli alloggi per i pellegrini. Sigerico cita questa Pieve come "Sante Marie in Glan" e XX tappa da Roma. 

Alla sera cena comunitaria con tre pellegrini: la coppia l'avevamo già incontrata fuori dalle mura di Lucca e sono due tedeschi dell'est, non so da dove sono partiti, arriveranno a San Gimignano. L'altro è un francese e sta percorrendo il percorso di San Francesco quindi arriverà ad Assisi. Su un altro tavolo c'è un gruppo di signori veneti che stanno facendo un paio di tappe della Via Francigena fino a San Gimignano.  

La cena ottima con un primo, secondo e contorno             Con Paolo l'ostelliere di turno
il tutto per 8 euro.                                                                che ci ha accolto alla Pieve.

Tappa 27: da Gambassi Terme a San Gimignano. Sono le 6:30 il tempo non è un granché, ci sono diversi nuvoloni che coprono il sole. Andiamo a fare colazione e Paolo è già qui che ha già preparato tutto e ci aspetta; ci sono molte cose: torte casalinghe, biscotti, marmellate, yogurt, latte, caffe e succhi. Lasciamo la pieve e ci dirigiamo in salita verso il centro di Gambassi quindi arrivati nella piazza seguiamo il "pellegrino" che ci indica la strada bianca che scende lievemente attraversando filari di viti e casolari. Vedo le indicazioni del Chianti e ci fermiamo in una azienda vinicola a visitarla.  
 
La tappa è relativamente breve, la guida indica 14 km, per cui camminiamo molto tranquillamente guardando il paesaggio intorno a noi. Il tempo sta cambiando e vediamo in fondo l'azzurro del cielo e il chiarore del sole. Passiamo il piccolo borgo di Pancole dove c'è un santuario e ci fermiamo a vistarlo, sotto la chiesa è allestito un presepe con le statue a grandezza d'uomo. Ripartiamo sempre sulla strada bianca e poco dopo ecco l'inconfondibile skyline di San Gimignano. 


Senza renderci conto il nostro passo è aumentato per la voglia di arrivare in questa bellissima città, la strada inizia a salire e lasciamo la strada bianca entrando da una porta e facendo l'ingresso nel centro storico.  

San Gimignano, in provincia di Siena, edificata su un colle domina la Valle d'Elsa, è circondata da mura del XIII secolo e il centro della città è la Piazza della Cisterna circondata dalle case medievali, Le sue origini sono però più antiche essendo stata abitata dagli Etruschi nel III sec a.C. Per Sigerico fu la 19° tappa e la cita come "mansio Sce Gemiane". Nella sua massima influenza con le sue 72 torri era un punto di riferimento per i pellegrini sulla Via Francigena diretti a Roma. Ora di torri ne rimangono solo 14. Tra i prodotti locali tipici più importanti ci sono l'olio, lo zafferano e la Vernaccia.

Arrivato in piazza della Cisterna vedo l'albergo dove 37 anni fa, Tiziana ed io, abbiamo alloggiato nel nostro indimenticabile viaggio di nozze. Quanti ricordi! C'è il mercato e tantissima gente, è mezzogiorno e noi con lo zaino occupiamo più spazio per cui facendo lo slalom tra la gente troviamo posto all'esterno in un piccolo bar dove fanno anche panini. Consiglio Albert: prendiamo delle bruschette e un panino con il prosciutto di cinta. Molto molto buono, tutto. Rifocillati e riposati dobbiamo andare verso il nostro alloggio che è un campeggio fuori 3 km circa dalla città, quindi carichiamo gli zaini e via, riprendiamo la strada. Anche qui mi guardo indietro e la vista è spettacolare.


Scendendo sulla strada asfaltata arriviamo al campeggio. E' un bel posticino, attrezzato e tranquillo, in mezzo ad un boschetto di lecci e querce, il nostro alloggio è un piccolo bungalow ben tenuto e pulito, c'è un ristorante e pizzeria, piscine, un bazar, una lavanderia a gettoni. 
Il nostro vicino è Angelo da Busseto che è arrivato dopo di noi e ci dice che finisce qui il suo percorso, domani mattina torna a casa. 


Tappa 28: da San Gimignano a Monteriggioni. Tappa abbastanza lunga di 31,3 km. Lasciamo il campeggio alle 6:30 e dopo un breve tratto asfaltato prendiamo il sentiero segnato che entra nel bosco. Dopo un'oretta che camminiamo non vedo più segnali, ci fermiamo e guardiamo le mappe: per la mia siamo fuori percorso di un bel po', per quella di Albert siamo giusti. Peccato che poco dopo il sentiero finisce in una valletta con l'erba alta e tutta bagnata, proseguiamo e sento l'acqua dentro gli scarponi, il prato finisce e iniziamo a salire su una collina in mezzo a filari di viti. Adesso gli scarponi fradici diventano anche "paltosi". Finalmente arriviamo in cima e ritroviamo la strada, anzi una ciclo-pedonale ricavata dalla linea ferroviaria dismessa Colle Val d'Elsa - Poggibonsi. Arriviamo a Colle bassa e prendiamo l'ascensore che sale nel centro storico arroccato sul poggio, la vista sulla città bassa e sulla Val d'Elsa è molto bella.
 
La piazza del centro storico e il panorama di Colle Val d'Elsa bassa

Numerosi ritrovamenti archeologici fanno risalire questa zona già nel IV millennio a.C., successivamente si insediarono gli Etruschi che hanno lasciato le loro testimonianze nelle necropoli. I primi documenti che citano Colle Val d'Elsa risalgono al X secolo ma solo nell'XI - XII secolo la città acquista la propria identità. Notevole è la storia di questa città sia in età medievale che in quella moderna così come sono tanti i monumenti e luoghi di interesse. Attualmente 
è il più importante produttore italiano di cristallo con il 95% della produzione nazionale e il 14% di quella mondiale. Tutti gli anni a settembre si svolge la manifestazione "Cristallo tra le mura".
 
Ci fermiamo a visitare il Duomo dedicato ai Santi Alberto e Marziale e la cripta della Misericordia che si trova al di sotto del Duomo. 



Continuiamo la visita del centro passeggiando tra i bei palazzi medievali dove si vedono degli scorci bellissimi. Purtroppo il nostro percorso è ancora lungo, ci sono ancora 12 km circa per Monteriggioni quindi scendiamo alla piazza, riprendiamo l'ascensore e la strada seguendo sempre la mappa di Albert. Camminando su strada bianca tra campi coltivati e orti, arriviamo a vedere il profilo di Monteriggioni in alto sul colle con le sue torri di guardia e la cinta muraria. 





Arriviamo sotto al paese e prendiamo la strada che sale ripida, una sorta di brevissima ed in poco tempo arrivo alla Porta Fiorentina e qui mi fermo ad aspettare Albert che un po' ansante comunque sta arrivando. Entriamo poi in Piazza Roma che è il centro del borgo dove si affaccia la Pieve di Santa Maria Assunta del XIII secolo e diversi ristoranti e bar. Il nostro ostello è proprio di fianco alla chiesa, dietro un ristorante. 


 
  

L'ostello è bello e dispone di diverse camere con letti a castello e semplici, dei bagni e una cucina. La dispensa non è molto provvista ma in piazza ho visto che c'è un negozio di alimentari. Non siamo gli unici; ci sono già le due ragazze, signore non mi sembra bello, che avevamo incontrato qualche tappa fa e viaggiavano con le spagnole; si chiamano Caterina ed Elisabetta. Poco dopo arriva un pellegrino, Paolo di Verona, che è partito da Roma e vuole arrivare a Canterbury; in questo viaggio come in altri viaggi è testimonial della ricerca contro la fibrosi cistica. Arrivano anche due ragazzi: Francesco e Angelo di Avezzano in compagnia di Steffy una ragazza svizzera. Praticamente l'ostello è pieno. Mi offro di fare una pasta per tutti e tutti accettano. Vado prima a fare un giro nel borgo, è piccolo e il camminamento delle mura sono chiuse per lavori, quindi si fa in fretta a visitarlo. 

               
Dopo aver fatto la spesa torno all'ostello e preparo spaghetti al ragù con pancetta croccante. Successone! Alla fine tutti fanno la scarpetta e i piatti sono puliti. Festeggiamo anche Angelo che domani compie gli anni e a tal proposito offro volentieri il panfortino che avevo preso per domani. Francesco e Angelo sono cugini e giocano a calcio, Angelo in particolare gioca in serie D mentre Francesco in eccellenza. Entrambi vogliono arrivare a Roma. Steffy 
è partita da San Gimignano ma non sa ancora dove vuole arrivare. Caterina ed Elisabetta arriveranno a Siena e poi torneranno a casa. 
Dopo cena vado a fare un altro giro e fare qualche foto e poi rientro.

Monteriggioni o meglio il Castello di Monteriggioni fu edificato dai senesi tra il 1214 e il 1219 sul Monte Ala seguendo il naturale andamento del colle e su ordinanza del podestà Guelfo da Porcari. Nato per scopo difensivo contro la rivale Firenze e in posizione di controllo e di sorveglianza della Via Francigena, delle valli dell'Elsa e dello Staggia in direzione di Firenze. Una curiosità: il castello era circondato da fossati pieni di carbone che veniva incendiato durante gli assalti. Risparmiato dalle guerre antiche e moderne, il borgo rimane con i suoi 560 metri di mura e le 14 torri, uno dei posti più affascinanti della Toscana e d'Italia. Anche Dante rimase impressionato da questo borgo che lo citò nella sua Divina Commedia: 
« ... però che, come in su la cerchia tonda
Monteriggion di torri si corona,
così la proda che 'l pozzo circonda
torregiavan di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
Giove del cielo ancora quando tona »
- Dante Alighieri, Inferno, canto XXXI, lines 40-45

In questi ultimi anni il Castello di Monteriggioni è stato inserito nel percorso della Via Francigena dando maggiore rilevanza turistica.  

Tappa 29: da Monteriggioni a Siena. Dopo un buon caffè, salutiamo Paolo che era nella nostra camera, e lasciamo l'ostello. Attraversiamo la porta sud, Porta Franca, e scendiamo verso il parcheggio. Appena fuori dalla porta c'è installato un "baracchino" con la scritta "La gabella de lo comune" e mi viene subito in mente il film "Non ci resta che piangere" di Benigni-Troisi: "... chi siete, cosa fate, cosa portate, un fiorino". 

La Porta Franca, uscita sud di Monteriggioni                             La "dogana della gabella"

Dal parcheggio parte una strada bianca che si addentra in salita ripida nel bosco verso la Montagnola e la percorriamo per un buon tratto. Arriviamo ad un incrocio alla fine del bosco e la vista si apre ad uno spettacolo: i tanti  colori, l'aria leggera e piena di profumi, il silenzio, in lontananza un castello, noi a piedi magari vestiti come pellegrini del medioevo... stavo sognando...  


 
               
Attraversiamo la strada asfaltata e proseguiamo sulla strada bianca passando davanti al Castello della Chiocciola. Datato nel XIII secolo ma con più sicurezza del XIV secolo, fu costruito per scopi difensivi e di controllo vista la vicinanza alle grandi vie di comunicazione. La presenza di una scala elicoidale nella torretta circolare sembra abbia dato il nome al castello. 


Proseguiamo e troviamo una gradita sorpresa nell'area di sosta di Marcello, mi aspettavo solo una fontanella, invece e proprio un punto ristoro. Marcello è molto simpatico e chiacchera volentieri raccontadoci la sua storia e nel frattempo non si ferma nel prepararci il caffè e qualcosa da mangiare. Prima di ripartire lasciamo un'offerta e il ricordo del nostro passaggio sul registro dei pellegrini.

Albert e Marcello nel punto ristoro
Verso le 12:30 arriviamo alla porta di ingresso al centro storico di Siena, percorriamo il corso e arriviamo davanti al Duomo. Anche se l'avevo già visto diverse volte è sempre un spettacolo. 

Il check-in per l'ostello è nell'ufficio del turismo proprio davanti al Duomo, sbrigata la parte amministrativa ci accompagnano all'ostello che è poco più avanti sempre nel centro storico in ottima posizione vicino anche a Piazza del Campo. E' tutto ben tenuto, con camere a due letti singoli, bagni comuni ma puliti e forniti. Ci sono diversi ospiti ma nessuno che conosciamo o che abbiamo incontrato. Dopo essermi sistemato esco per gironzolare nel centro storico andando a vedere il più possibile. Verso sera mi fermo in un bar con vista su Piazza del Campo per mangiare qualcosa e intanto godermi la vista e la musica dal vivo che viene suonata sul palco in fondo alla piazza.
 

Siena. Cosa dire di Siena. Conosciuta in tutto il mondo per il suo notevole patrimonio artistico e storico, e non per ultimo per il Palio. Dal 1995 il centro storico di Siena è stato inserito dall'Unesco nel Patrimonio dell'Umanità. La città si trova al centro di una vasta zona collinare, tra le valli dei fiumi Arbia, Merse ed Elsa. Tra le colline del Chianti e le Crete Senesi. Lascio ad ognuno la curiosità di ricercare e documentarsi su questa splendida città. E soprattutto di andarci.
         
Tappa 30: da Siena a Ponte d'Arbia. Sono 30 giorni che cammino e devo dire che non li sento, anzi ogni giorno non vedo l'ora di mettermi in cammino per vedere e scoprire quanto è bella la nostra Italia. Comunque è ora di andare, sono le 6:30 e lasciamo l'ostello incamminandoci nella città ancora silenziosa. Attraversiamo Piazza del Campo e incontriamo solo gli operatori ecologici che stanno ripulendo i residui della festa di ieri sera, ci fermiamo in bar come al solito per fare la colazione. Uscendo da Porta Romana camminiamo per diversi km sulla strada e guardando indietro vedo Siena e questa immagine mi resta impressa.
 

Sulla solita strada bianca, qui in Toscana sono tantissime, raggiungiamo Steffy che probabilmente ha alloggiato a Siena e questa mattina è partita da sola. Da un cartello vedo che stiamo camminando sull'Eroica, un percorso ciclo-pedonale di circa 200 km nel cuore delle "terre di Siena" e oggi è in corso una gara di regolarità in MTB infatti ogni tanto si vedono gruppetti di ciclisti che ci sorpassano. Dietro di noi ci sono due ragazzi anche loro con lo zaino. Ci fermiamo ad un bar per il caffè e anche i due ragazzi si fermano. Non mi dilungo tanto nella descrizione, ma in quel momento chiedo sia per Steffy che per Davide e Fabio di Vittorio Veneto, ospitalità nella casa dove avevo chiesto perché il Cresti, l'ostello di Ponte d'Arbia, è pieno. Così adesso siamo un bel gruppetto di cinque.

Albert e Steffy sull'Eroica                                               Il gruppetto è aumentato

I paesaggi sono sempre fantastici e le foto valgono più di tante parole.




Arriviamo finalmente a Ponte d'Arbia, che è una piccola frazione di Buonconvento e Monteroni d'Arbia, dove ci attende la signora Daniela che ci apre la casa dei nonni dove ospita i pellegrini di passaggio. E' un bell'appartamento con tre camere e due bagni, una cucina e un salotto. Ci sistemiamo e poi andiamo a fare un giro per vedere il borgo. Questo luogo anche se piccolo è documentato già dal medioevo e per Sigerico fu la XIV tappa del suo viaggio. Il nome lo si deve alla presenza del fiume Arbia.  

Il ponte sull'Arbia                     La signora Daniela che ci ha ospitato  

Nel nostro giro incontriamo anche Francesco ed Angelo che sono alloggiati anche loro in una casa privata, ci accordiamo per andare a mangiare tutti insieme nell'unico ristorante/pizzeria del posto. Una bella tavolata di sette pellegrini.

Da sx: Francesco, Steffy, Fabio, Davide, io, Albert e Angelo

Tappa 31: da Ponte d'Arbia a San Quirico d'Orcia. Lasciamo l'appartamento alle 6:30 in quattro, Steffy l'abbiamo salutata ieri sera perché stamattina partirà più tardi per Buonconvento da lì prenderà il treno e raggiungerà il suo ragazzo in Austria. Passato il Cresti prendiamo la strada bianca che percorreremo fino all'arrivo, salvo qualche passaggio sulla Cassia. 
Arriviamo alla città murata di  Buonconvento, che come dice il nome, rivela la vocazione all'ospitalità. Entriamo nel centro storico e camminiamo nel corso principale dove vedo l'indicazione del museo di Arte Sacra della Valle d'Arbia; peccato sia chiuso, d'altronde è ancora un po' presto, sono le 7:30. 
 

Usciamo dalla cittadina, attraversiamo un paio di volte la Cassia e riprendiamo la strada bianca camminando tra i filari di cipressi allineati ai bordi e tra campi di grano e i vigneti del famoso Brunello di Montalcino che ad un certo punto, oltre all'indicazione, lo vediamo là in alto sul colle. So di ripetermi, ma il panorama vasto, il profilo dolce e sinuoso delle colline unito ai colori è semplicemente fantastico. 

 
  
Camminando sempre sulla strada bianca troviamo ancora indicazioni dell'Eroica, passiamo tra i poderi e accanto a delle belle, molto belle, aziende vinicole produttori del Brunello, vedo i cartelli e le insegne che lo indicano. Con diversi saliscendi tra campi di grano arriviamo a Torrenieri, frazione di Montalcino e ricordato da Sigerico nella sua XIII tappa da Roma come "Turreiner", fa abbastanza caldo e allora anche noi ci fermiamo per una sosta. Mancano circa 10 km. Riprendiamo la strada bianca e dopo un po' ci raggiungono Francesco ed Angelo che senza interrompere il loro ritmo ci sorpassano, ci salutano e in poco tempo non li vediamo più.  Arrivati sotto a San Quirico d'Orcia inizia una salita ripida in mezzo a pascoli recintati dove vediamo greggi di pecore e sulla strada è "documentato" il loro passaggio. Arriviamo infine all'ostello: prima io e Davide verso le 13 e dopo circa una mezzoretta Albert e Fabio. L'ostello e in un vecchio palazzo sopra all'ufficio del turismo che lo gestisce, davanti al Comune. Siamo i primi arrivati e scegliamo una camera al primo piano con due letti a castello e la vista sul corso; è tutto pulito e in ordine. Nel pomeriggio arrivano altri ospiti, la maggior parte sono i ciclisti di MTB che stanno facendo ancora la gara di regolarità.



La foresteria del Comune, la Chiesa di Santa Maria Assunta e la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta

San Quirico d'Orcia si trova in cima ad una collina nel cuore della valle tra Montalcino e Pienza. Di origine Etrusca, si ha menzione scritta già nell'anno 712. Nel medioevo era una tappa della Via Francigena, inoltre era un punto di raccolta dei commercianti umbro-marchigiani diretti a Firenze e Siena. A fianco della Chiesa di Santa Maria Assunta o "Santa Maria ad hortos" ci sono gli Horti Leonini, un giardino pubblico posizionato sugli antichi baluardi del borgo. Il nome viene dal proprietario Diomede Leoni che ricevette da Francesco I de Medici, intorno al 1581, il terreno su cui creò questi giardini all'italiana e che ancora oggi mantengono la struttura originaria. Dai Giardini si ha una vista spettacolare su tutta la valle d'Orcia.
 
Faccio un giro per visitare il borgo e vedo tante belle cose: la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta e l'oratorio dove si trova la foresteria per i pellegrini, Palazzo Chigi-Zondadarim del XVII secolo, ora palazzo comunale, Palazzo Pretorio, Horti Leonini. Quando rientro all'ostello ci mettiamo d'accordo per andare a mangiare qualcosa visto che il pranzo non l'abbiamo fatto, come spesso abbiamo fatto. Troviamo un posticino fuori dalle mura che ci ispira e dal terrazzo dove siamo seduti vediamo l'arrivo della tappa di domani: Radicofani.
 
Tappa 32: da San Quirico d'Orcia a Radicofani. Questa è la tappa più lunga: 32,6 km. Partiamo presto dall'ostello e ci fermiamo subito fuori dalle mura a fare colazione vedendo in lontananza, dall'altra parte della Valle d'Orcia, Radicofani che svetta sul cucuzzolo di un cono. Sembra così lontano che è quasi impensabile di arrivare in giornata. 


Sulla strada che scende a Bagno Vignoni, facciamo una piccola deviazione per Vignoni Alto passando sotto ad una torre mozzata che doveva essere il mastio della rocca, continuiamo e usciamo dalla porta ancora intatta della rocca con una visuale sul Monte Amiata e su tutta la valle. 


Scendiamo sul sentiero e torniamo alla strada bianca che ci porta a Bagno Vignoni, nella piazza centrale, "Piazza delle Sorgenti", dove si trova la vasca di acqua termale.

Frazione di San Quirico d'Orcia, le acque termali di Bagno Vignoni furono utilizzate fin dai tempi degli Etruschi e dei Romani. La vasca rettangolare di epoca rinascimentale è alimentata da una sorgente sotterranea di acqua calda di origine vulcanica. Una volta i pellegrini che giungevano qui potevano accedere alla vasca, ora non è più possibile. Leggo che seguendo l'acqua che esce verso il parco degli antichi mulini si può ancora goderne i benefici... gratuitamente. 

Riprendiamo il cammino. Dopo una lieve pioggerella, il tempo cambia ed esce il sole caldo, molto caldo. La strada sale con dislivelli a volte anche ripidi e procede tra campi di grano e pascoli, non incontriamo paesi ma vediamo i casolari sui crinali delle colline e comunque fuori dal percorso. Finalmente in cima ad una collina troviamo un'area di sosta, creata probabilmente dal casolare lì vicino, dove c'è un tavolo con le panchine ma soprattutto una fontanella.
 





Camminiamo in piano sul crinale e iniziamo a scendere fino ad arrivare ad un ovile con vicino la Chiesa delle Briccole, antica mansio sulla VF. Ai tempi di Sigerico era l'ospitale di San Pellegrino e viene ricordata come "Abricola", XI tappa da Roma. Passiamo il torrente Fermone e dopo diversi km di su e giù arriviamo sotto al colle di Radicofani di cui vediamo la torre del castello che svetta. 


Iniziamo la salita su una sterrata e poco dopo arriviamo alla strada asfaltata sempre in salita fino ad arrivare al corso principale del paese che lo percorriamo quasi tutto arrivando all'ostello. Sono quasi le 16:00. La camerata è al primo piano, promiscua e ci sono diversi letti a castello di cui alcuni già occupati. In un lettino singolo c'è una signora che sta dormendo, mi sembra di averla già incontrata anzi superata dopo Ponte d'Arbia e ancora questa mattina subito fuori Bagno Vignoni. Come ha fatto ad arrivare qui prima di noi? Mah! Dopo esserci sistemati andiamo a fare un giro per vedere dove mangiare o comprare qualcosa, incontriamo Francesco ed Angelo che sono arrivati prima di noi e sono sistemati in un altro posticino niente male.


Tappa 33: da Radiconfani a Acquapendente. Lasciamo l'ostello sempre noi quattro alle 7:30. Alcuni letti sono già vuoti tra cui quello della signora che l'ho sentita trafficare alle 4 del mattino. Usciamo dalla porta sud e prendiamo la strada bianca che in discesa ci porta fino alla Cassia entrando nella Val di Paglia. Attraversando un ponte sulla statale lasciamo la Toscana ed entriamo nel Lazio, la nostra meta è sempre più vicina. 

Continuiamo a camminare sulla statale e noto che il paesaggio è cambiato, i dolci profili delle colline toscane hanno lasciato il posto ad un ambiente con macchia bassa, versanti ripidi e pascoli di pecore. Siamo nella Tuscia Romana, in provincia di Viterbo. E' quasi mezzogiorno e vediamo un "baracchino" a lato della strada, decidiamo di fermarci a mangiare un panino e riposare un po' all'ombra. 


Verso le 13 ristorati e riposati, riprendiamo la strada in salita verso Acquapendente. L'ostello è in un vecchio palazzo nel centro storico, un po' spartano ma c'è tutto quello che serve. Ci sono già diversi ospiti tra cui i sempre primi Francesco ed Angelo, e alcuni ciclisti. Approfitto intanto che lavo i miei panni in una lavanderia a gettoni, per andare a fare un giro e visitare la città e la Cattedrale del Santo Sepolcro dove all'interno della cripta si trova una pietra macchiata con il sangue del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Ci accordiamo con Francesco e Angelo di partire insieme domani mattina.


Tappa 34: da Acquapendente a Bolsena. Lasciamo tutti l'ostello verso le 7:30, appena fuori dalla città ci fermiamo al primo bar aperto a fare colazione. Il tempo non è un granché, c'è nebbia ma non sembra tempo da pioggia perché sopra le nuvole sembra azzurro. Mi sono alzato con un dolore al ginocchio, probabilmente la lunga discesa di ieri da Radicofani la sento adesso, mi sono spalmato una bella quantità di pomata antidolorifica e camminando spero passi. Facciamo un breve tratto sulla Cassia, con tanto traffico, poi prendiamo una strada minore sterrata che corre in mezzo a campi coltivati di patate, nella piana di Acquapendente. Una distesa verde punteggiata di puntini bianchi e archi di acqua nebulizzata che al sole crea arcobaleni. Rimango indietro perché non riesco a tenere il passo degli altri ma comunque li vedo sempre in lontananza. 


Arrivo a San Lorenzo Nuovo e trovo i miei compagni di cammino seduti al bar per la sosta caffè, non mi fermo e proseguo sempre da solo visto che cammino più lento, tanto loro mi raggiungeranno. Alla periferia di Bolsena vengo raggiunto da Albert, Fabio e Davide ed entriamo insieme in città. Il tempo è bello, fa caldo e il panorama del lago, di un azzurro intenso, è spettacolare. Passiamo davanti al castello e scendiamo per una scala arrivando nella piazza San Rocco, quindi ci dirigiamo verso l'ostello.

All'ostello troviamo i soliti Angelo e Francesco che sono già arrivati, Maurizio da Lomazzo con la coppia di Legnano e una coppia di inglesi. Per la cena/pranzo mi propongo di fare un risotto al profumo di rosmarino con salsiccia, riduzione di vino rosso e scaglie di parmigiano; accettano tutti, inglesi compresi, e così in cinque andiamo a fare la spesa e ognuno prende qualcosa. Prima di mettermi in cucina vado però a fare un giro per visitare Bolsena e in particolare alla Basilica di Santa Cristina.

                            
La Basilica di Santa Cristina, sorta su un luogo di culto pagano e di antiche catacombe, è nota per il miracolo Eucaristico nel 1263 ed è anche luogo di sepoltura della Santa. La Chiesa fu consacrata nell'anno 1077 da Papa Gregorio VII, la facciata voluta da Papa Leone X però è del 1492-1494. A sinistra della navata si entra nella cappella del miracolo, sopra l'altare c'è il dipinto raffigurante il miracolo e sotto in una cornice dorata vi è contenuta la pietra macchiata di sangue. Accanto alla cappella si accede alla Grotta di Santa Cristina. La santa vissuta nel III-IV secolo fu una credente cristiana martirizzata durante la persecuzione sotto Diocleziano. Le scoperte archeologiche indicano che la venerazione della Santa risalgono al IV secolo proprio in questo luogo dove era sorto un cimitero sotterraneo. Per il Miracolo lascio a voi la curiosità di cercarlo.

La cena in compagnia è stata ottima: risotto, verdura con assaggi di formaggio, dolcetti e buon vino. Faccio notare che il risotto a detta di tutti era molto buono, infatti non è avanzato niente e oltretutto è stata fatta anche la "scarpetta". Anche gli inglesi hanno gradito. 

                
Tappa 35: da Bolsena a Montefiascone. Tappa abbastanza corta: 18,2 km con un continuo saliscendi sui monti Volsini. Lasciamo l'ostello in quattro, i soliti quattro e cioè Albert, Davide, Fabio ed io, alle 6:30 uscendo dalla porta di Bolsena appena più avanti dalla Basilica. La strada in salita diventa subito una sterrata che entra nel bosco, con una pendenza sempre più ripida arriviamo in cima dove c'è un'area di sosta con una fontanella e un panorama stupendo, La strada prima in piano poi in lieve discesa passa tra i pascoli dove vediamo e sentiamo greggi, nei campi di grano vedo per la prima volta in questo viaggio i fiordalisi. 

Il percorso è molto vario: attraversiamo il Fosso di Turona che è un parco archeologico naturalistico attrezzato per picnic, passiamo sopra a delle cascatelle del fiume Arlena, poi tra uliveti e vigneti salendo verso il colle della Guardata fino ad arrivare sulla Cassia Antica. Percorrendo infine la strada asfaltata in salita arriviamo alle porte di Montefiascone. Incontriamo la pietra miliare indicante che siamo a 100km da Roma. Questa è la tappa finale di Davide e Fabio che salutiamo perché prenderanno il pullman per Viterbo e quindi il treno per tornare a casa. E' stato bello condividere questa parte di VF con loro e per questo li ringrazio, sono stati molto simpatici e di compagnia.

                
Con Albert procediamo attraversando la città fino ad arrivare al "Raggio di Sole" nel Convento dei Cappuccini meta di questa tappa. Come al solito troviamo Francesco e Angelo già nella camera e già sistemati. La nostra camera è affacciata dalla parte del lago, vedo che è in arrivo un temporale e in mezzo al lago sta già piovendo. Ci sistemiamo e usciamo a fare un giro per la città, sosta forzata compresa per l'acquazzone. 


Montefiascone è una città molto antica: prima dell’arrivo degli Etruschi e poi dei Romani ci furono insediamenti della civiltà eneolitica e prima ancora resti protovillanoviani del IX-VIII secolo a.C. C’è molta storia in questa città, soprattutto nell’alto medioevo e nel rinascimento. Nella seconda guerra mondiale subì dei bombardamenti che causarono numerose vittime e ingenti danni. Dal 1958 si tiene ogni estate la Fiera del Vino che celebra la storica vocazione vinicola e del suo rinomato vino: EST! EST!! EST!!! L’origine del nome di questo vino risale all’anno 1111 e la descrivo brevemente: “Un alto prelato germanico incarica il servo Martino di cercare un luogo ove vi fosse del vino buono. Martino ogni volta che trovava un luogo con del buon vino scriveva sulla porta EST! Arrivato a Montefiascone fu così colpito da questo vino che scrisse EST! EST!! EST!!!“. 
Facciamo delle compere per il pranzo/cena: porchetta, formaggio, pane e una bottiglia di vino, quindi torniamo all'ostello. Anche i due ragazzi hanno preso qualcosa e allora ci accomodiamo alla meglio nella nostra camera "spizzicando" e guardando il tramonto sul lago. Est!Est!!Est!!!

                
Tappa 36: da Montefiascone a Viterbo. Altra tappa breve: 18,3 km in discesa. Lasciamo l'ostello, i ragazzi sono già partiti, e prima di prendere la VF ci fermiamo a fare colazione. Prendiamo la discesa ed arriviamo ad una cappelletta dove inizia un tratto della Cassia antica con il basolato romano che passa in mezzo ai campi con punti panoramici sulla Tuscia. A differenza di altri tratti che abbiamo percorso, questo pezzo è più lungo, circa 3 km, e meglio conservato. Sarà per la bella giornata limpida e tiepida, sarà il camminare su questa strada di duemila anni in cui sono passati re, imperatori, soldati, mercanti e pellegrini, saranno i colori della piana di Viterbo con lo sfondo dei monti Cimini, mi sento proprio bene. 

                   
Arriviamo alle Terme di Bagnaccio verso le 10 e c'è già parecchia gente, guardiamo dalla rete esterna e vedo diverse vasche e piscine. Le terme me l'aspettavo diverse. Continuiamo sulla strada bianca, a Viterbo mancano 8 km ma in lontananza si vede già il profilo. Raggiungiamo la strada asfaltata che sale verso il centro storico della città, fuori dalla Porta Fiorentina incontriamo Maurizio da Lomazzo. Ci dirigiamo, attraversando il centro, all'ostello che è dalla parte opposta della città ed è in un'ala del Convento dei Cappuccini; siamo un po' in anticipo e all'accoglienza ci consigliano una trattoria dove andare a mangiare qualcosa. Qui incontriamo la signora brasiliana e insieme pranziamo e ci racconta la sua esperienza qui in Italia: è arrivata per lavoro e per fare esperienza nell'allevamento delle capre da portare poi in Brasile, prima di partire ha voluto fare una parte di questo cammino. Alcune volte ha dovuto prendere il pullman per fare delle tappe perché non ce la faceva, in effetti ha uno zaino che pesa 20kg!!! e anche le prossime le salta e va direttamente a Roma. Torniamo all'ostello che nel frattempo si è riempito e prendiamo posto, la camera è abbastanza piccola e i letti a castello sono molto vicini, così vicini che lo zaino lo devo mettere in fondo al letto sui piedi. Nel pomeriggio vado a visitare il centro e in particolare mi dirigo per prima al Duomo e al Palazzo dei Papi proprio lì accanto. Nella piazza antistante è in svolgimento uno spettacolo di sbandieratori con tanto di banda musicale.


Il Palazzo dei Papi o Palazzo Papale insieme al Duomo è uno dei monumenti più importanti di Viterbo. Eretto nella sua forma attuale sul palazzo della Curia Vescovile per ordine di Papa Alessandro IV intorno al 1255-56 quando trasferì la sede pontificia a Viterbo nel 1257. Dalla loggia si entra nella Sala del Conclave. Il termine conclave deriva dal latino cum clave, cioè "sottochiave", e l'evento storico che diede inizio all'uso di questo termine all'elezione dei pontefici risale al 1270 quando i Viterbesi stanchi dell'indecisione dei cardinali, li chiusero a chiave nella sala grande del palazzo fino all'elezione di Papa Gregorio X. 


Continuo la visita nel centro storico, fra palazzi aristocratici e le mura medievali con le 8 porte accessibili, chiese, torri e fontane in peperino, e penso di tornare in futuro per vedere più a fondo questa interessante e storica città, non solo sopra ma anche la parte sotterranea. Prendo qualcosa di leggero per la cena e torno all'ostello, fuori dalla camera c'è un giardinetto con delle panchine e la vista spazia sulla città dipinta con i colori del tramonto.

   L'ostello è la piccola parte tra la Chiesa e il Convento      

Tappa 37: da Viterbo a Vetralla. Altra tappa corta, la guida mi dice che sono solo 16 km. Lasciamo l'ostello alle 6:30, io sarei partito anche prima perché in quella stanzetta stipata con il "russatore - rumorista" sotto di me praticamente non ho dormito. Entriamo da una delle 13 porte e attraversiamo il centro storico dove l'unico rumore sono i nostri passi, passiamo davanti al Duomo e sotto alla loggia dei Papi in un camminamento che ci porta ad un altra porta e fuori dalle mura della città. 

Porta della Verità prende il nome dalla vicina Chiesa di Santa Maria della Verità. Sulla porta vi è lo stemma di Papa Benedetto XII, più sotto altri due più piccoli stemmi  di un governatore e un vescovo. La grande lastra sotto lo stemma papale ricorda la storia di questa porta. 

La cattedrale di San Lorenzo fu edificata nel XII secolo sopra ad un'antica pieve documentata nell'850, dopo qualche anno ottenne la cattedra vescovile. Mentre la chiesa ha forme romaniche, il campanile eretto verso la fine del 1200 ha forme spiccatamente gotiche. Durante la seconda guerra mondiale ebbe notevoli danni e la zona presbiteriale fu completamente rifatta.

Entriamo in una piccola via asfaltata, Via Signorino o Cava di Sant'Antonio, che diventa poco dopo un profondo e spettacolare percorso scavato nel tufo dagli Etruschi. In questo tratto le pareti arrivano fino a 12 metri di altezza; a metà percorso, su una parete, si trova un'edicola dedicata a Sant'Antonio, da qui il nome della cava. Ho letto che di queste "tagliate", così vengono chiamate queste antiche strade Etrusche, ce ne sono parecchie nella zona centrale dell'Etrutria intorno al Lago di Bolsena, in particolare nei comuni limitrofi di Viterbo c'è una rete estesa.


Ritornati su una strada bianca prima di salire verso Vetralla, ci fermiamo sotto un albero per una sosta e mangiare un frutto. Vedo arrivare la coppia di Legnano, lui con un tutore sul ginocchio, lei graffiata sulla gamba e ad un braccio e mi raccontano la loro disavventura. Riprendiamo insieme il cammino ma loro vanno chiaramente con un passo più lento, ci diciamo arrivederci al prossimo incontro. Arriviamo a Vetralla che sono le 12 e ci dirigiamo verso il centro; c'è una festa in corso perché vediamo delle installazioni, fiori, e manifesti sul corso principale. Faccio conoscenza con due volontari dell'associazione che si sta occupando della manifestazione e che mi fanno conoscere la presidente, la quale ci "invita" a pranzare con loro.

 

                   
Nel primo pomeriggio salutiamo i nostri nuovi amici e riprendiamo la strada per la Casa di Accoglienza presso il Monastero di clausura delle Benedettine "Regina Pacis" dove alloggeremo questa notte. E' fuori dalla cittadina alcuni km non lontano dalla Via Cassia, però domani mattina saremo già un po' più avanti sul percorso; un posto molto tranquillo, di pace e silenzio in mezzo alla natura. Siamo i soli ospiti, le camere sono singole con bagno privato, tutto in ordine, tutto pulito, tutto perfetto. Ci accordiamo per la cena e la colazione di domani mattina e ci ritiriamo ognuno nella propria camera, la mia si affaccia sul chiostro e più tardi andrò a vederlo. 

Il Monastero Regina Pacis si trova a circa 400 mt di altezza ai piedi dei monti Cimini. La chiesa del monastero, edificata nel 1575 da frati cappuccini, è dedicata a Sant'Antonio da Padova. Cinque anni dopo fu costruito il Convento ed il chiostro con la tipica pietra locale: il peperino. I frati rimasero fino al 1962, poi ci fu un decennio di abbandono e nel 1972 le Monache Benedettine lo acquisirono facendo una completa ristrutturazione.
 
Tappa 38: da Vetralla a Sutri. Guardo fuori quando mi alzo ed è una bella giornata, la notte è passata bene e ho dormito profondamente. Sono le 6:30 e inizio a prepararmi. Alle 7 mi trovo con Albert e facciamo colazione, quindi salutiamo la suoretta che ci aveva accolto ieri e lasciamo il Monastero. In effetti siamo già sul percorso e più avanti vediamo il pellegrino che ci indica il sentiero che entra nei campi coltivati di nocciole. Camminiamo diverso tempo fra questi noccioleti, sono estensioni di noccioli e vediamo piante già mature e tante piante giovani o appena piantate. Incontriamo anche i resti di una torre che viene indicata come "Torre d'Orlando" di epoca romana del I secolo a.C. e faceva parte di monumenti funerari.

Entriamo in Capranica passando dalla porta del Castello degli Anguillara e la torre dell'orologio, ci fermiamo per una sosta. Capranica è di origine Etrusca ma documenti accertano la presenza intorno all'anno 1050; il nome sembra avere origine da una leggenda del VIII secolo secondo cui alcuni "caprari" scelsero questo luogo per la sicurezza e la bellezza chiamandolo "Capralica". In seguito modificandolo in Capranica sembra per un certo capraro Nica. Attraversiamo il centro storico e usciamo da Porta Sant'Antonio prendendo il sentiero segnalato in discesa che si addentra nel bosco, attraversiamo il torrente diverse volte su dei ponti fatti di tronchi a volte abbastanza instabili. Usciamo dal bosco su una piana e vediamo Sutri sul rilievo.


 

Passiamo vicino ad una necropoli Etrusca, che è chiusa, e prendiamo la strada acciottolata in salita, attraversata Porta Vecchia entriamo nella Piazza del Comune. C'è fermento in piazza, un paio di gazebo, tanta gente in giro e poi vedo i manifesti delle elezioni comunali; uno dei candidati è Vittorio Sgarbi e da voci che sento intorno dovrebbe arrivare fra poco. Ci fermiamo in un tavolino all'esterno di un bar della piazza e chi vediamo passare? Il signor X a passeggio con il suo inconfondibile cappello bianco! Anche Albert lo vede, mi guarda e ride. 

Sutri ha origini antichissime probabilmente risalenti all'età del bronzo documentato da diversi ritrovamenti archeologici. Durante il periodo Etrusco ebbe però maggior sviluppo come centro agricolo e commerciale. Fu presa dai Romani nel 383 a.C. e successivamente sostenne il passaggio di orde barbariche dirette a Roma. Tra il V e l'VIII secolo fu coinvolta nelle lotte tra Longobardi e Bizantini, nel 728 il Re Liutprando offrì la città e le terre circostanti a Papa Gregorio II iniziando così il dominio temporale della Chiesa. Nel primo periodo medievale passò di proprietà a diverse potenti famiglie finché Carlo Magno lo diede alla sorella diseredata, la leggenda dice che qui ella partorì in una grotta il famoso Orlando nominato poi paladino di Francia proprio da Carlo Magno.         

L'accoglienza "Oasi di Pace", dove siamo diretti, è fuori paese diversi km e avvisati arriva una suoretta penso Filippina a prenderci con il pullmino. Arriviamo all'accoglienza è veramente in un'oasi, fuori dal paese una quindicina di minuti immersa nel verde e nel silenzio. Incontriamo Maurizio da Lomazzo e la coppia di Legnano che sono appena arrivati prima di noi. Il posto è molto bello e tenuto bene dalle Suore Francescane che si occupano di tutto, guidate dalla superiore che è un vulcano di idee e tutta questa struttura lo si deve a Lei. Ci ritroviamo così alla sera alla cena comunitaria dove abbiamo mangiato ottimamente e in compagnia. Nel frattempo erano arrivati due ciclisti che domani arriveranno a Roma.

L'accoglienza "Oasi di Pace" e la cena comunitaria
  
Tappa 39: da Sutri a Campagnano di Roma. Il mattino alle 7 ci troviamo noi 5 pellegrini/camminatori a fare colazione serviti dalla solita suoretta filippina che poi ci porterà al punto dove ieri ci ha raccolto. La mattina promette bene, i raggi di sole che passano attraverso le nuvole hanno un effetto teatrale, l'aria è tiepida giusta per camminare. 


Ci mettiamo in cammino e subito passiamo davanti al cancello chiuso dell'anfiteatro, riesco a fare delle foto tra l'inferriata. Mi sarebbe piaciuto entrare e sedermi su un gradone scavato nel tufo e immaginare.. 

L'anfiteatro Romano di Sutri è stato interamente scavato nel tufo e risale presumibilmente tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Purtroppo non si hanno sue notizie, si sa che poteva contenere 5000 persone e che era decorato con statue e colonne. Fu solo dopo il 1835 che venne riscoperto grazie alla famiglia Savorelli  i cui lavori fecero riportare alla luce la parte sotterrata dalle alluvioni. 


Proseguiamo in fila indiana sulla Cassia con un traffico abbastanza intenso fino a trovare il segnale del pellegrino che indica un sentiero perpendicolare alla strada. Albert ed io procediamo diritti, i tre prendono invece il sentiero che allunga un po' ma poi si ricongiunge più avanti sulla sterrata che va a Monterosi a cui arriviamo e attraversiamo passando da Borgo Romano. Qui ci fermiamo per una breve sosta nella piazza proprio davanti alla Chiesa di San Giuseppe risalente al XVI secolo.


Riprendiamo la strada bianca che diventa poco dopo una sterrata e con un continuo saliscendi arriviamo ai piedi di Monte Gelato, il sentiero sale un poco e poi ridiscende e attraversiamo un ponticello sul fiume Treja. Sulla sinistra vediamo le cascate, ci fermiamo a vederle passando davanti al vecchio mulino "La Mola" del 1830 che funzionava con l'acqua del fiume.

Dopo un percorso misto asfalto, bosco e campi, arriviamo a Campagnano di Roma nella piazza principale. Chiamo la signora dell'Ostello che mi indica come arrivare e dove trovare le chiavi. Ci incamminiamo entrando nel piccolo borgo tra viuzze strette e case di pietra, mi aspettavo di trovare l'accoglienza in un qualche posto vecchio e invece...


è una piccola casetta, un monolocale attrezzato con un letto a castello, una piccola cucina e un piccolo bagno, tutto ben tenuto ordinato e pulito. E colorato. Dopo qualche ora arrivano gli altri 3 che vanno in un'altra casetta simile più sotto. Torniamo in centro per visitare un poco la cittadina e comprare qualcosa per la cena, qualcosa di leggero: frutta e yogurt e un dolcetto.

            
Campagnano di Roma sorge su un'altura alle pendici del Monte Razzano nei pressi del lago di Martignano, della valle di Baccano e parte del Parco Regionale di Vejo. Gli insediamenti abitativi ritrovati in questo luogo risalgono alla media età del Bronzo, 1500 a.C. Del periodo etrusco sono state ritrovate alcune tombe e la "tagliata" (gola artificiale) che univa il lago alla valle. Dopo la sconfitta della città etrusca di Vejo, Campagnano fu teatro di scontri tra Etruschi e Romani e nel 241 a.C. diventò dominio romano. Il passato medievale ha lasciato tracce importanti come monumenti ed edifici presenti nel centro storico; nella valle passava la Via Francigena e nell'itinerario di Sigerico costituiva la III submansio in uscita da Roma.

Tappa 40: da Campagnano di Roma a La Storta. Ci alziamo verso le 6:30, facciamo una piccola colazione con quello che la signora ci ha lasciato in dispensa e comunque abbastanza per la mia colazione. Preparato lo zaino partiamo, i tre più sotto non si sentono, penso stiano ancora dormendo. Attraversiamo il centro e, come spesso è successo, non c'è in giro quasi nessuno; solo uscendo da Porta Romana troviamo qualche macchina. Passiamo la valle del Sorbo, un'area naturalistica di boschi e pascoli e arriviamo al Santuario della Madonna del Sorbo del XV secolo.

Passando nella Valle del Sorbo e il Santuario della Madonna del Sorbo

Mancano 36 km a Roma!!

Passato il Santuario ci dirigiamo verso Formello dove ci fermiamo a vedere il bel palazzo Orsini poi Chigi con all'interno alcune testimonianze etrusche. Non andiamo a Vejo perché fuori percorso, ma mi riprometto che tornerò in questi luoghi per visitarli. Arriviamo a Isola Farnese, frazione di Roma Capitale. Il nome deriva dalla posizione isolata (tra la Valle della Storta e la Valle di San Sebastiano),  fu di proprietà prima della famiglia Orsini e acquistata poi dal Cardinale Alessandro Farnese nel 1567. 

Arriviamo alla periferia della frazione La Storta e l'impatto iniziale è abbastanza forte: macchine e moto che sfrecciano sulla Cassia, macchine in sosta sulla carreggiata, sui marciapiedi e ovunque ci sia uno spazio, cassonetti dell'immondizia strapieni e coperti di sacchi che invadono i marciapiedi obbligandoci a camminare sulla strada. Albert mi guarda stupito e non posso dargli torto. Raggiungiamo l'ostello all'Istituto delle Suore Poverelle, non così poi "poverelle". E' un bel posticino appena fuori dalla Cassia, così non posso dire delle camere: piuttosto piccole ma in compenso troppi letti a castello. E' tutto pieno, sono stato previdente a chiamare due giorni fa facendo una sorte di prenotazione. Maurizio da Lomazzo che non aveva chiamato è rimasto fuori e ha dovuto cerca un altro alloggio. 

L'istituto delle Suore Poverelle e la "scarpiera" fuori dalle camere

ULTIMA TAPPA, tappa 41: da La Storta a Piazza San Pietro. La notte è passata in un dormiveglia, non tanto per gli altri ospiti, quanto per la voglia di partire e arrivare. Mentalmente ho ripercorso le 40 tappe partendo da Saint-Oyen fino a qui, ricordando alcuni particolari, panorami, persone incontrate, palazzi, castelli, chiese, insomma un turbine di cose che ha impegnato la mente tutta la notte. Ma più importante, domani, potrò abbracciare la mia Tizi che in questi 41 giorni ho solo potuto sentire per telefono. E' l'alba, qualcuno comincia ad alzarsi, anch'io lascio il mio letto ed esco con lo zaino ad aspettare Albert. Verso le 6:30 eccolo che arriva e allora lasciamo l'ostello fermandoci in un bar a fare colazione, quindi camminando sul marciapiede della Cassia iniziamo l'avvicinamento alla nostra meta: Piazza San Pietro. Non c'è molto da dire in questa tappa, facciamo un pezzo assieme poi io mi trattengo con due ragazzi che stanno facendo la stessa strada e mi chiedono indicazioni sul parco dell'Insugherata. Albert nel frattempo non si è fermato ma ha continuato con passo deciso, tant'è che lo vedo lontano che marcia a passo spedito. Forse vuole arrivare per primo! AHAHAH!! Io proseguo un po' sul marciapiede ma poi decido di prendere una strada che sale perpendicolare alla Cassia abbandonando il traffico e il rumore e camminare cercando il parco. Con Albert mi sento al telefono e gli dico che ho deviato e ci incontreremo in Piazza. Purtroppo il Parco dell'Insugherata non l'ho visto perché ero già avanti e arrivo all'uscita, seguo le indicazioni "pellegrine" che mi portano sul Monte Mario. E il panorama di Roma dall'alto è stupendo. 




Il cupolone di San Pietro nella foto sembra lontano ma io lo vedo così vicino. E mi emoziono un poco. Percorrendo delle stradine nel parco ad un certo punto su un poggiolo trovo una compagnia di veneti, seduta ad un tavolo che mangiano e bevono e indovina chi vedo insieme a questi? Il Signor X, ancora lui che spunta non so come da solo o in compagnia! Lo saluto e continuo la discesa sul sentiero lastricato passando sotto l'osservatorio astronomico e uscendo dal cancello del parco sulla Via della Porta Angelica che, dritta, porta a Piazza San Pietro. Entro in Città del Vaticano, passo sotto le Mura Leonine, attraverso l'Arco di Porta Angelica ed il colonnato del Bernini ed eccomi in Piazza e davanti alla Basilica di San Pietro. Sono le 10:30 e dopo 41 giorni metto lo zaino a terra segno che il mio cammino è terminato. Faccio un lungo e soddisfatto respiro.

 
Sento Albert ma si è già mosso dalla piazza ed è andato al suo albergo, gli auguro buona fortuna per il futuro e magari ci potremo incontrare in un altro cammino. Anche lui è dispiaciuto di non avermi potuto salutare e mi ringrazia per l'appoggio che gli ho dato, ribadendo che se non m'avesse incontrato in quella tappa sarebbe tornato a casa. Ciao Albert, alla prossima e "Ultreia". Mi dirigo verso la stazione Termini per incontrare la Tizi, le mie sorelle e i miei cognati. Domani mattina tornerò qui per entrare nella Sacrestia della Basilica, mettere l'ultimo timbro sulla credenziale e ritirare il Testimonium. 

 
E adesso turisti per tre giorni!!!  



Per finire: è stato un bel cammino a volte impegnativo, ma l'ho fatto con tanto entusiasmo cercando di vedere il più possibile; purtroppo non si riesce a volte ad approfondire e per questo si dovrebbe percorrere la Via Francigena ancora e ancora. Voglio ringraziare tutte le persone che si danno da fare per gestire gli ostelli o le accoglienze, tenere puliti e segnati i percorsi, gli "amici" incontrati sulla Via a volte per una tappa, a volte per più tappe. Sono contento di aver fatto e conosciuto la Via Francigena e auguro a tutti di poterla percorrere perché la nostra Italia è tanto e troppo bella, facendo questo cammino possiamo provare a conoscerla un po' di più. E con questo chiudo il mio diario e questo mio primo trekking. Ne seguiranno altri? Mah, chissà!!

ByE 

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