Romea Strata: non solo un cammino
16 Maggio 2021 - 18 Giugno 2021
da Tarvisio a San Miniato in 34 giorni
La Romea Strata, una via che dai paesi dell'Europa centro-orientali arriva a Fucecchio dove si incontra con la Via Francigena del Nord e prosegue fino a Roma. Un cammino interessante dove si intrecciano geografia, storia, lingue,
religione, arte, architettura, natura, gastronomia e non per ultimo in ordine di importanza la "gente". E quindi tutti quegli "strati" che compongono la nostra cultura. Ho scelto di fare la parte italiana partendo dal Friuli e precisamente da Tarvisio al confine con la Slovenia e l'Austria fino a San Miniato Alto in Toscana. Attraverso il Friuli Venezia Giulia passando nei paesi dove nel 1976 ci fu il terremoto che rase al suolo interi paesi ora ricostruiti ma con testimonianze e ricordi di quei terribili momenti; camminando sugli argini del Tagliamento chiamato il "Re dei fiumi alpini". In Veneto nelle terre della Serenissima e nella "Riviera del Brenta" seguendo in piccola parte le orme del Palladio, arrivando al "Grande Fiume": il Po. E quindi una volta attraversatolo, entrare in Emilia nella terra dei motori e delle ciliegie, iniziare la salita dell'Appennino per valicare il passo della Croce Arcana scendendo poi in Toscana. Visitare il paese e la casa natale di Leonardo da Vinci, passare da Pistoia per l'anno Jacobeo e l'inaugurazione, dopo 300 anni, dell'Ostello di San Giacomo. Infine arrivare alla mia meta: Fucecchio e subito dopo San Miniato Alto. Circa 850 km, anzi qualcuno in più per deviazioni, strade sbagliate mea culpa, e visite varie, percorsi in 34 giorni con una media di circa 26 km al giorno. E' stato un viaggio interessante a volte affascinante per le tante cose che ho potuto vedere e scoprire, per le persone incontrate all'arrivo della tappa con cui ho avuto il piacere di condividere parte della giornata. L'ospitalità è stata varia: ostelli, parrocchie, oratori, case private, b&b e hotel. In particolare ricordo l'accoglienza e l'ospitalità in cui sono stato accolto nelle case di privati, diventati poi amici, con tanta cordialità e simpatia, o magari in maniera spartana con un rete e un materasso approntati all'ultimo minuto o ancora attrezzando una "maggiolina" con un materassino gonfiabile, ma sempre con tanta buona volontà per accogliermi cercando di farmi sentire subito ben arrivato. Sono stato fortunato con il tempo perché solo una giornata ha piovuto incessantemente e all'arrivo della tappa ho avuto problemi ad asciugare tutto, soprattutto gli scarponi. La tappa più lunga è stata da Finale Emilia a Nonantola dove ho percorso circa 45 km, mentre la più corta quella da Fucecchio a San Miniato Alto di circa 10 km.
Ed ora iniziamo il viaggio, mettetevi comodi e buona lettura.
Arriviamo a Tarvisio il 15 maggio, noi nella foto: Tiziana, Sandra e Fausto, e prendiamo alloggio in un B&B che poi è un appartamento; andiamo a visitare alcuni luoghi nel circondario, con una puntatina in Slovenia, e fare un giro nella cittadina. Tarvisio è il comune all'estremo nord-est del Friuli in Val Canale a 754 mslm a confine con la Slovenia e l'Austria. Il nome Tarvisio deriverebbe dal popolo celtico dei "Taurisci" che abitava nella zona, succedettero poi i romani e nel medioevo diventò possesso del Capitolo di Bamberga. Al mattino fatta la colazione, carico lo zaino e dopo i saluti, pronti via, parto con un cielo azzurro e il sole splendente. Ci rivedremo fra 34 giorni!
La giornata è bella anche se fresca, tanto che parto con il pile. Dalla scaletta entro nella ciclovia Alpe Adria che seguirò per tutta la tappa... e oltre. Con la tappa di oggi di circa 27 km, prevedo di arrivare a Pontebba.
Il primo segnalino della Romea che mi indica il percorso.
Dalla ciclabile vedo molto bene il Monte Santo di Lussari (1790 mt) ancora innevato e il campanile del Santuario del XVI secolo che svetta tra la neve e il cielo azzurro. Purtroppo ieri non siamo potuti salire per il tempo e la neve alta, in più la funivia era chiusa.
La frazione Camporosso da dove parte la cabinovia e il sentiero che portano in cima al Santuario.
La ciclabile si snoda nella Val Canale, da Pontebba a Ovest e il valico di Coccau a est tra le Alpi Carniche e le Giulie. Facente parte del Ducato della Carinzia fu annessa all'Italia nel 1919 con il trattato di Saint-Germain.
La ciclovia sfrutta il vecchio tracciato della ferrovia Udine-Tarvisio dismessa dal 1995. I binari non ci sono più ma le principali opere quali gallerie, stazioni, ponti, ecc, sono state fortunatamente mantenute come testimonianza.
La Chiesa dedicata a San Gottardo a Bagni di Lusnizza, frazione di Malborghetto. In questa frazione si trova una rinomata ma poco conosciuta fonte di acqua solforosa, appena sopra la strada, in un chioschetto di legno, viene erogata l'acqua gratuitamente. C'è un forte odore di uova marce, ma si sa...; vedo anche le indicazioni per andare alla fonte ma preferisco riprendere la Via.
La prima tappa è conclusa, è andato tutto bene e sono soddisfatto.
La "camera" del b&b di Pontebba. Una bella camera, anzi un monolocale: ordinato, pulito e caldo. Il proprietario mi accoglie cordialmente chiedendomi del cammino che sto facendo e ci fermiamo a parlare un po'.
Sistemate le mie cose, faccio un giro per visitare Pontebba ma inizia a piovere, prima pioggerella fine ma fitta per diventare poco dopo pioggia, faccio qualche foto e ritorno al b&b. Fa abbastanza freddino e in giro c'è poca gente, anche nei bar non c'è nessuno o quasi.


Il ponte sul fiume Pontebbana fino al 1919 era il confine tra l'Italia (Pontebba) e l'impero Austro Ungarico (Pontafel), i due cippi lo testimoniano. Questo torrente confluisce poi nel fiume Fella che costeggia il paese scendendo nella Val Canale.
La partenza al mattino è sotto una leggera pioggerellina ...
... ma subito entro in una lunga galleria illuminata e all'uscita non piove più.
Il fiume Fella nasce nella Val Canale nei pressi di Malborghetto Valbruna e dopo 54 km, a Portis di Venzone, confluisce nel Tagliamento di cui è uno dei suoi maggiori affluenti.
Il piccolo paese di Dogna (152 ab.) nella Valle Canal del Ferro. Il viadotto della statale 13 Pontebbana è stato edificato quasi sopra le case compromettendone il paesaggio. Delle origini del paese si sa che nei secoli VII-VIII era popolata da popolazioni slave e in slavo Dolnja significa "posta in basso". Il paese ha 19 frazioni, piccolissimi borghi, a volte abitati solo da villeggianti, e molti di questi hanno nel nome "chiout" che in friulano significa "luogo chiuso". Ad esempio: Chioutdipuppe, Chioutmartin, Chioutpupin

Il ponte di ferro di Chiusaforte facente parte della linea ferroviaria dismessa. Chiusaforte, in origine Chiusa, era probabilmente una stazione romana sulla strada che da Aquileia saliva a nord in una strozzatura della Valle del Fella. Fu nell'XI secolo che il Patriarca di Aquileia fece costruire una fortificazione e relativo castello e impose il pagamento del pedaggio.
Arrivo presso la stazione di Chiusaforte attualmente riutilizzata come albergo-bar per un caffè caldo. In lontananza, dietro la cima di una montagna ancora imbiancata, vedo con piacere che il cielo si sta aprendo con un azzurro intenso.
Il fiume Fella nei pressi di Chiusaforte.
Tra una galleria e l'altra, seguendo sempre la ciclovia, arrivo a Moggio Udinese, il tempo è cambiato al bello e il sole è caldo.
Panorama di Moggio Udinese. Il paese si divide in due: Moggio Sopra e Moggio Sotto. Anche questo paese, posto a 391 mslm, conta diverse frazioni sparse nel territorio più in alto, alcune di esse sono ormai disabitate; in particolare una di esse "Bevorchians" a sua volta è formato da altri 15 piccoli borghi compresi tra 690 e 970 mt da dove partono tanti sentieri escursionistici. Moggio è circondato dalle Alpi Giulie e dalle Carniche, a sinistra il profilo inconfondibile della "piramide" del monte Amariana (1906 mt).
Ho chiesto ospitalità al Convento delle Clarisse dove normalmente accolgono i pellegrini, ma per la situazione attuale del covid non fanno accoglienza. Peccato. Ho trovato aperto solo questo hotel dove ho trovato una buona accoglienza, la stanza è comoda e pulita anche se un po' piccola.
Il mattino lascio Moggio passando davanti all'Abbazia di San Gallo e attiguo il monastero di clausura dell'ordine di Santa Chiara dove sarei dovuto essere ospitato se non ci fosse stato il covid. Dopo diversi km, la Via Romea arriva in questo cantiere chiuso da reti di protezione ma abbandonato da diversi anni. Qualcuno ha aperto una "porta" nella rete di cantiere e quindi ci passo anch'io!!
Il paese "fantasma" di Portis Vecchia frazione di Venzone. Tutta la popolazione fu evacuata durante il terremoto del 1976 e trasferita a Portis Nuova. Gli edifici o meglio i ruderi, rimasti com'erano al momento del terremoto, sono attualmente utilizzati nelle esercitazioni per calamità naturali.
Venzone è posizionato alla confluenza della valle del Tagliamento e quella del Canal del Ferro dove scorre il Fella e, proprio qui i due fiumi si incrociano. Nel portico del palazzo del comune sono esposte le fotografie in cui si vedono scorci del paese prima del terremoto, subito dopo il disastro, e la ricostruzione. Sono foto che testimoniano i momenti sconvolgenti che la gente di questo paese ha passato.
La doppia cinta muraria che circonda il centro storico. Venzone oltre ad essere molto bello, curato e ricco di storia, è stato anche set di film: "Addio alle armi", "La grande guerra" e alcune scene del Commissario Montalbano.
Arrivo a Gemona del Friuli. La cittadina è posta alle pendici delle Prealpi Giulie e in particolare del Monte Chiampon (1709 mt). Un documento del 611 di Paolo Diacono, un monaco storico, poeta e scrittore longobardo di lingua latina, riporta l'esistenza di Gemona come un castello inespugnabile. Ma sicuramente la sua storia è molto più antica: alcuni ritrovamenti celtici sono catalogati intorno al 500 a.C. e nell'era preistorica era una via di passaggio dal mare Adriatico ai paesi del nord.
Il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta con la torre campanaria del XIV sec. In parte distrutto dal terremoto, come tanti edifici della cittadina, fu ricostruito riutilizzando gli stessi materiali adottando criteri antisismici.
Sulla facciata del Duomo di Gemona San Cristoforo, uno dei Santi Ausiliatori, "che portano aiuto", invocato in caso di calamità naturali. Cristoforo dal greco "colui che porta Cristo" è venerato come patrono di quelli che hanno a che fare con il trasporto ma anche dei pellegrini. L'ho visto molte volte fino ad ora nelle chiese in cui sono passato.
Casa degli Stimmatini di Gemona dove ho trovato accoglienza; un bel posto tranquillo e ben tenuto appena sotto il centro storico. Mi accoglie Padre Giuliano che è il responsabile di questa struttura e dispone la mia ospitalità in una camera con diversi letti, posso accomodarmi dove voglio perché sono il solo ospite. Come l'esterno anche la camera è tutta in ordine e molto pulita.
Al mattino guardando indietro, la vista di Gemona del Friuli proprio sotto il monte Chiampon.
Arrivo nella piazza di Osoppo, è ancora presto e vedo le indicazione del Forte, decido di andare a vederlo. La strada asfaltata in salita sale verso il colle di San Rocco dove si trova il Forte che fu edificato su un preesistente insediamento romano e successivamente medievale.
L'ex Pieve settecentesca di San Pietro nel piazzale della fortezza. Nella sacrestia sono stati trovati ambienti residenziali del II-I sec. a.C.

Il panorama di Gemona e della piana dal punto più alto del forte...
... e il Tagliamento. Alcuni dati "anagrafici" del fiume: nasce a Lorenzago di Cadore (Belluno), attraversa tutta la Carnia da ovest ad est, costituisce la linea di confine tra il Friuli e il Veneto, infine sfocia, dopo aver percorso circa 170 km, nel golfo di Venezia tra Lignano Sabbiadoro e Bibione.
Un canale di "latte". L'acqua presa dal Tagliamento, ricca di sedimenti di dolomia bianca delle alpi, viene portata nelle vasche di un allevamento di pesci.
Arrivo a Majano devo cercare l'Hospitale dove mi fermerò questa notte. Sono abbastanza in anticipo per cui faccio un breve giro di Majano e mi fermo per mangiare un panino, poi mi dirigo tranquillamente verso la località di San Tommaso che dista un paio di chilometri dal centro. Anche Majano subì la devastazione del terremoto del 1976 con crolli ed enormi danni.
Ed eccolo, l'Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme situato nella frazione San Tommaso di Majano. Fondato nel XII sec. dai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (poi Cavalieri di Malta) nel periodo delle crociate sull'antica via d'Allemagna con funzioni di assistenza ai pellegrini e viandanti, Fa parte del complesso anche la Chiesetta di San Giovanni.
La camerata nella parte rinnovata dell'ostello: molto bella, accogliente e calda.
Alla sera con gli ospitalieri di San Giovanni con cui ho condiviso, oltre ad una ottima cena, una bella serata raccontando le mie esperienze e soprattutto ascoltando le loro. In primo piano sulla destra: Marino, uno dei volontari dell'associazione, con cui ho avuto il contatto telefonico: architetto e progettista, direttore dei lavori responsabile della ristrutturazione dell'Hospitale.
E per finire la serata, la torta a me dedicata come primo pellegrino dopo l'anno di chiusura per il covid.


Al mattino deviazione dal percorso per visitare San Daniele del Friuli, famosa per il prosciutto Dop molto buono, ma anche luogo di grande interesse culturale e storico. Ad esempio: la chiesa sconsacrata dedicata a Sant'Antonio Abate le cui origini risalgono ai primi anni del 1300 con all'interno tre cicli di affreschi della fine del 1300 e del 1400.

Il lago di Ragogna, di origine morenica, sotto San Daniele. E' un sito naturalistico di interesse comunitario per le sue particolari caratteristiche.
Con Luciano, uno degli ospitalieri di Majano, che ha voluto accompagnarmi in questa tappa facendomi compagnia ma anche da Cicerone.
Il Tagliamento vicino a Valeriano frazione di Pinzano al Tagliamento, la tappa del giorno. Sono spettacolari la grandezza del fiume e il colore bianco dell'acqua che risalta tra il verde delle rive e il cielo azzurro.

In questo piccolo borgo l'unica struttura che ho trovato per la mia tappa giornaliera è stata questa azienda agricola, è un agriturismo ma tengono anche corsi e lezioni didattiche per le scuole. Molto interessante.


In direzione di Spilimbergo: il guado tra i campi di grano punteggiati di rosso dei papaveri. C'è poca acqua e riesco a passare senza togliere gli scarponi.
Il centro storico di Spilimbergo dentro le mura. Il primo documento che riporta il nome di Castrum de Spengenberg è del 1120 ma la sua storia è molto più antica. Anche Spilinbergo fu coinvolto nel terremoto del 1976 ed ebbe ingenti danni al patrimonio storico artistico della città.
Spilimbergo è la città del mosaico ed è presente la Scuola di Mosaicisti. Nell'attuale sede, edificata nel 1932, arrivano studenti non solo dai paesi limitrofi ma anche dall'estero per imparare l'arte musiva.



Altro guado. Cerco un punto più stretto con l'acqua meno profonda e con la corrente meno forte. Trovato... la ferrovia dismessa appena più in là che attraversa il fiume.

Arrivato a Valvasone, il "borgo delle spose". Il duomo di Valvasone noto come Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo. All'interno il monumentale organo realizzato tra il 1532 e il 1535. Oltre agli intagli sono presenti due portelle dipinte con scene dell'Antico Testamento.
Il complesso e massiccio edificio del Castello di Valvasone che domina la piazza. Valvasone è' un piccolo paese ricco di edifici medievali e rinascimentali, vie e vicoli suggestivi che l'hanno portato ad essere uno dei Borghi più belli d'Italia.

Il b&b di Adriano ed Enrica che mi hanno accolto con molta simpatia e cordialità mettendomi subito a mio agio. Sono un poco fuori dal paese di Valvasone, ma la giornata è bella. Così una volta sistemato, ritorno verso il centro del paese per una visita seguendo le precise indicazioni di Adriano ed Enrica.

Parto di buonora questa mattina, il tempo è nuvoloso e sento qualche gocciolina di pioggia; il percorso di oggi è per la maggior parte su strada. Arrivo a Casarsa della Delizia alla Chiesa di Santa Croce e San Rocco. La chiesa originale del XV secolo era la vecchia parrocchiale: l'attuale aspetto lo si deve ai lavori effettuati nel 1800 in fase di costruzione della nuova parrocchiale. In questa chiesa nel 1975 si tennero i funerali di Pier Paolo Pasolini.

La tomba di Pasolini e della madre Susanna nel cimitero comunale. La poesia "O me donzel" di Pasolini visibile sulla casa della madre Susanna Colussi, dove il poeta passò l'infanzia, ora divenuta Centro Studi Pier Paolo Pasolini.
Riprendo il cammino verso San Vito al Tagliamento distante da Casarsa circa 5 km sempre su strada.

San Vito è celebre per il suo pittoresco borgo medievale e per il Santuario della Madonna di Rosa sede di una porta santa, inoltre centro culturale ed economico del Friuli occidentale secondo solo a Pordenone. Qui dovevo fare tappa ma non ho trovato ospitalità e non riesco nemmeno a contattare l'ufficio dello IAT, perciò decido di continuare verso Gruaro dove ho trovato alloggio in un albergo indicato nella guida della Romea. Praticamente faccio due tappe in una, circa 40 km.
Faccio però una deviazione al percorso per andare a vedere la cittadina di Cordovado. Il Santuario Madonna delle Grazie eretto nel 1603 in seguito all'apparizione della Madonna. Un gioiello di arte barocca veneziana unico nel suo genere in Friuli oltre che essere il più antico santuario mariano della diocesi.
E subito vicino, il Borgo Medioevale nato probabilmente da un castrum romano eretto a difesa di un guado della via Augusta, fu concesso da Papa Urbano III nel 1186 al Vescovo di Concordia Sagittaria.
Ritornando sul percorso passo nella località Mulini di Stalis, punto di confine tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto lungo il corso del fiume Lemene. Stalis che significa "stalle" faceva parte di una proprietà più grande ed era legata a quella della vicina Abbazia di Santa Maria di Sesto ma solo nel 1432 i documenti accertano la presenza dei mulini e il loro funzionamento.

Sono in Veneto. Faccio tappa a Bagnara frazione di Gruaro all'albergo "Alla Bionda" affiancato alla Chiesa di San Tommaso. Il comune aveva una volta due porti fluviali per il trasporto delle merci sul fiume Lemene: Portovecchio e Portogruaro, quest'ultimo resosi poi indipendente.
Un altro mulino ormai abbandonato sul Lemene.

La porta di ingresso nel centro storico di Portogruaro, comune della città metropolitana di Venezia.
Il municipio e il monumento ai caduti di Portogruaro. La parte più antica del palazzo è quella centrale risale al 1265, le ali laterali furono aggiunte successivamente mantenendo però la stessa struttura.

I mulini sul fiume Lemene che scorre tra le due arterie principali della cittadina. La maggior parte dei palazzi all'interno del borgo sono in tipico stile veneziano, sono presenti molti canali, ponti e portici tanto da farla sembrare una Venezia dell'entroterra.
Arrivo al ponte sul Lemene e attraversatolo, entro nel centro di Concordia Sagittaria, tappa del giorno. Iulia Concordia fu un importante centro romano fondato nel 42 a.C. all'incrocio tra la Via Annia, quella che sto percorrendo, e la Via Postumia che collegava Aquileia, in Provincia di Pordenone, con Adria in provincia di Rovigo.
La Cattedrale di Santo Stefano Protomartire. L'attuale edificio non è che l'ultima di una serie di chiese a partire dalla Trichora Martyrum eretta nel IV secolo dalla comunità cristiana a seguito dell'editto di Costantino. Seguiranno poi la Basilica Apostolorum (IV-VI sec), la Cattedrale medievale (VII-VIII sec) e infine l'attuale eretta nel X secolo e rimaneggiata nel 1466.
Il palazzo comunale del 1523. Il nome Concordia, come veniva identificata nel periodo medievale, mutò nel 1868 aggiungendo Sagittaria in riferimento a dei ritrovamenti di edifici in cui venivano costruite le frecce (dal latino sagittae) del IV sec d.C. La cittadina conserva ancora tante testimonianze dell'epoca romana, paleocristiana e medievale.
All'oratorio di Santo Stefano, dove ho trovato ospitalità, arriva verso il tardo pomeriggio Raffaele che in bicicletta sta facendo la Via Postumia e cioè, da Aquileia a Genova, E' la sua prima tappa delle dieci previste ed il caso ci ha fatto incontrare qui a Concordia. Al mattino facciamo colazione insieme prima che ognuno prenda la propria strada.


Piove, per ora leggermente. Lascio Concordia seguendo l'argine per un tratto del fiume Lemene, poi il percorso si snoda nelle campagne fino ad arrivare ad una sterrata dritta, così dritta che non si vede la fine. Nel frattempo la pioggia aumenta e si leva anche il vento tanto che devo mettere anche la mantella, ma non è abbastanza per coprire le scarpe che cominciano ad inzupparsi.

Esco dalla sterrata che era lunga circa 5 km e dopo un tratto sull'argine di un canale che punta a nord perpendicolare da dove sono arrivato, vedo le indicazioni di Torre di Mosto. Altro rettilineo tutto dritto, questa volta asfaltato, tra filari di pioppi (infatti questa è la Via dei Pioppi) che mi porta a superare il ponte sul fiume Livenza

ed entrare in Torre di Mosto. Intanto la pioggia è aumentata e l'agriturismo dove ho trovato ospitalità è fuori dal paese circa 3 km.
L'agriturismo Casa Vecia a Torre di Mosto dove ho alloggiato.
Dopo una giornata passata in camera per la pioggia continua, questa mattina alla partenza il cielo è variabile e un pallido sole spunta dalle nuvole. Guardando verso il mare, che non è lontano, si vede il bel tempo. Il percorso procede sugli argini di canali dove ci sono le idrovore per la gestione delle acque e tanti nidi di cigni.
Dal cartello dove inizia San Donà di Piave al paese dovrò camminare ancora per circa due ore e mezza. Nel frattempo è uscito il sole e la temperatura sta salendo, allora ne approfitto per cambiare gli scarponi ancora umidi e appenderli allo zaino.
Arrivo finalmente nel centro della città in piazza del Duomo di Santa Maria delle Grazie, un edificio in stile neoclassico edificato nella metà del 1400, ricostruito tra il 1838 e il 1841, gravemente danneggiato durante la prima guerra e ricostruito un'altra volta tra il 1919-1923.
Il "Ponte della Vittoria" che attraversa il Piave e collega San Donà con Musile. Ricostruito nell'anno 1921 e inaugurato nel 1922 dal Duca d'Aosta fu danneggiato durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Negli anni duemila è stato restaurato su progetto dell'architetto Ettore Sottsass.
Piazza Indipendenza e sul fondo il palazzo comunale.

Il mattino dopo la Via Romea prosegue sull'argine destro del Piave fino alla fine di Musile, poi il corso procede fino alla laguna ed inizia la Piave Vecchia, l'antico alveo del fiume fino a Caposile dove termina questo fiume ed inizia il Sile. A Caposile attraverso un ponte fatto di barche dove per passare è richiesto il pagamento. Dal cartello vedo che però in questo periodo il passaggio è libero.
Cammina, cammina seguendo il Sile arrivo alla laguna. Il percorso procede in un rettilineo di circa 10 km, sull'argine con alla destra il fiume e alla sinistra il mare. I colori sono stupendi e vedo cigni, anatre, aironi, gabbiani che sono padroni di questo tratto di mare. Incontro un signore che, mi dice, percorre questa via in bicicletta spesso raccogliendo gli asparagi selvatici, in effetti nella borsetta ne ha parecchi.
Passo Portograndi dove il Sile sfocia nella laguna e mi incammino verso Quarto d'Altino dove farò tappa. Arrivato in piazza del comune, mi siedo all'ombra davanti al Duomo e cerco il b&b, ma scopro che l'ho già passato, cavolo è a Portegrandi che è frazione di Quarto. Quindi ritorno indietro facendo altri 6 km circa.

Al mattino la signora del b&b mi riporta a Quarto d'Altino risparmiandomi il tratto che ho già fatto ieri e quindi decido allora di fare una deviazione e andare a vedere il sito archeologico di Altino che dista esattamente quattro miglia (in latino: ad quartum) e da qui il nome della cittadina.

Altino era un antico insediamento paleoveneto diventato successivamente una cittadina romana, in questa epoca la cittadina era l'incrocio della Via Annia che partiva da Aquileia e con la Gallica andava verso i paesi del Nord. Con la calata degli Unni di Attila, gli abitanti fuggirono da Altino rifugiandosi nella laguna e in particolare sull'isola del Torcello creando così il primo insediamento della futura Venezia.
Il Museo archeologico di Altino
Ed eccomi a Mestre, dodicesimo giorno e tappa di oggi. Ho trovato alloggio in un b&b gestito da un Pachistano, almeno così sulla carta, anzi su Booking. In realtà è un affitta camere in un palazzo al settimo piano dove si trovano più ospiti, la mia camera si affaccia verso Venezia. Ed è lì che fra poco andrò.
Prendo l'autobus che da Mestre arriva fino a Piazzale Roma. Il Canal Grande visto dal Ponte della Costituzione. Nonostante ci siano meno turisti il canale è sempre trafficato da motoscafi, barche, vaporetti. Non vedo però gondole.
La Piazza e la fantastica Basilica di San Marco. L'ultima volta in cui c'ero stato era pieno di turisti e i bar erano affollati. Adesso la piazza è di proprietà dei piccioni e la maggior parte delle gondole sono ferme in attesa di clienti. Ne approfitto per fare un bel giro tra le calle e i canali scoprendo degli angoli incantevoli.
Ma il tempo sta cambiando velocemente e dei nuvoloni neri si stanno avvicinando formando in cielo dei disegni che sembrano i profili di montagne. Mi dirigo quasi di corsa verso Piazzale Roma per prendere il bus che ritorna a Mestre.
Ed ecco le prime gocce d'acqua, però sono arrivato e faccio in tempo a salire sul bus che inizia a piovere forte.
Al mattino, uscito da Mestre, la Via procede verso Marghera dove c'è un traffico congestionato: auto, camion, bus, moto e in mezzo a questo caos io passo a piedi e sono il più veloce. Lasciato questo caos prendo la direzione di Cà Brentella e come dice il nome del paese arrivo al fiume Brenta.
Poco dopo arrivo alla località Malcontenta di Mira e sono davanti alla Villa Foscari detta la "Malcontenta" progettata dal Palladio nel 1559 sulla riva del Brenta. Mi fermo per 10 minuti a guardare la villa notando tutti i particolari. E' veramente stupenda. Attraverso il fiume e vado all'entrata ma un cartello appeso al cancello, da dove si vede la villa e il parco, mi avvisa che le visite sono chiuse. Peccato.
Procedo quindi verso Mira camminando sull'argine del Naviglio del Brenta. Il fiume Brenta nasce dai laghi di Caldonazzo e Levico in Trentino e sfocia nei pressi di Chioggia nella laguna di Venezia dopo 174 km circa. A Stra, nel vecchio alveo del fiume, parte invece il Naviglio che scorre fino a Fusine dove poi sfocia nel mare.
La "Riviera del Brenta" è composta da diversi comuni: Stra, Fiesso, Dolo, Mira, Oriago e Malcontenta. Tutta l'area ha un elevato valore storico artistico per la presenza di molte ville patrizie facenti parte della Repubblica di Venezia nel periodo che va dal XV e il XIX secolo.
Sono tantissime e tutte molto belle, ognuna con le proprie caratteristiche. Passo Mira e arrivo al cartello di Dolo, tappa del giorno. In effetti l'albergo dista circa 3 km passato il centro del paese e si trova a metà strada tra Mira e Dolo.

Giunto all'albergo ricavato dalle scuderie di Villa Fini, mi concedo la cena con un aperitivo e un primo veramente veramente buono.
Il centro di Dolo con il Duomo dedicato a San Rocco che si riflette nel naviglio.
Il ponte che attraversa il Naviglio del Brenta e il mulino, uno degli scorci più suggestivi di Dolo. Il mulino costruito nella prima metà del '500 è ancora funzionante ed è possibile visitare l'interno. Attualmente è un ristorante-bar.
Fu durante il periodo della Serenissima che si individuò proprio a Dolo il punto in cui costruire uno sbarramento ed un mulino che sfruttasse l'acqua del canale per farlo funzionare. Poco più avanti lo "squero", il tipico cantiere per imbarcazioni di Venezia.
Proseguo sull'argine seguendo sempre il naviglio del Brenta ed arrivo alla
Villa Pisani appena prima del centro di Stra. E' maestosa e la vista frontale è bellissima. E' aperta e ne approfitto per entrare a visitarla. La descrizione, che sarebbe riduttiva, la lascio al sito ufficiale che potete leggere cliccando sul link.
La villa è un Museo Nazionale ed è una delle principali mete turistiche. Entro quindi alla biglietteria e prendo il biglietto per l'entrata al parco perché la visita dell'interno porterebbe via troppo tempo e ho ancora diversa strada da fare. Metto a terra lo zaino che gentilmente all'entrata mi propongono di lasciare e mi incammino nelle stradine che si sviluppano portandomi a vedere il labirinto, purtroppo chiuso, con la sua torretta centrale, il padiglione dell'esedra con le due gallerie, il coffee house sopra la collinetta e alla sottostante ghiacciaia. Arrivo alle scuderie e sono proprio davanti al retro della villa, o è il davanti!!
Le scuderie viste dalla scalinata della villa
Il coffee house sopra la ghiacciaia
Il labirinto e la torretta centrale

Il mattino dopo riprendo il cammino seguendo il naviglio del Brenta, il Brenta lo incontrerò e passerò a Noventa Padovana. Non sono l'unico che sta percorrendo questa strada, loro sono un bel gruppo. Sto sempre seguendo i segnali della Romea Strata ma anche il Cammino del Santo che porta a Padova.
Arrivo alla Basilica di Sant'Antonio di Padova ed entro subito per la visita al Santo; ne approfitto anche per far timbrare la credenziale. Uscito dalla Basilica cerco la posizione giusta per fotografarla nella sua interezza (si dice cosi?), il fatto che ci siano meno turisti mi semplifica la cosa.
Nella parte pedonale della città c'è molta gente, i bar, i negozi sono tutti pieni. Molti hanno la mascherina ma tanti passeggiano tranquillamente senza. Mah!! C'è il mercato sia a Prato della Valle che in Piazza delle Erbe ed entrambe le piazze sono piene di gente e si fa quasi fatica a camminare, lascio quindi questo passeggio e mi dirigo verso zone più tranquille.

Al mattino lascio l'albergo alle 7 e attraverso la città ancora deserta ma non prendo la Romea, faccio una deviazione per andare a Vicenza facendo prima tappa dai miei cugini a Villa del Conte, Passo davanti ai Musei Civici agli Emeritani dove si trova la Cappella degli Scrovegni in cui si può ammirare il ciclo di affreschi di Giotto dei primi anni del XIV secolo. E' ancora troppo presto e Padova è ancora deserta, il tempo è bello e nonostante sia presto è già abbastanza caldo.

La tappa di oggi per buona parte è sull'argine del Canale Muson: una ciclopedonale molto utilizzata. Seguo fino a San Giorgio delle Pertiche poi lascio l'argine e mi dirigo verso Villa del Conte. Fa molto caldo e il sole picchia forte.
A Villa del Conte, anzi ad Abbazia Pisani che è una frazione, sono ospite dei miei cugini che rivedo con molto, tanto piacere. In effetti ci eravamo visti all'andata, nel viaggio verso Tarvisio, quando ci siamo fermati per accordarci su questo mio passaggio. Dopo un lauto pranzo, sono stati troppo carini ad aspettarmi per pranzare assieme, mi hanno lasciato il tempo per riposare e poi siamo andati a trovare gli altri cugini.
La tappa odierna per andare a Vicenza prevede 32 km, allora Luigina e Nillo mi accompagnano per una decina di chilometri più avanti, praticamente già in provincia di Vicenza. Me ne mancano solo 22!!
Seguo le indicazioni di Google Map che mi fa camminare solo su strade asfaltate con tanto traffico. A Lisiera esco dalla statale ed entro nel centro dove chiedo indicazioni per delle strade meno trafficate. Infatti poco dopo, a Ospitaletto, prendo una ciclabile che seguirò fino alla città di Vicenza...
... in particolare entro dalla "porta" vicino al Teatro Olimpico. Visto che è ancora presto ne approfitto per entrare a visitarlo, l'avevo già visto ma penso che valga la pena rivederlo. Mi dirigo poi verso il Vescovado dove ho appuntamento nell'ufficio pellegrinaggi con i responsabili di questo cammino.
Incontro Don Raimondo responsabile dell'ufficio ma soprattutto ideatore del progetto Romea Strata e Luisa che collabora nel progetto e che mi ha dato preziose indicazioni nonché consigli. Don Raimondo mi porta a vedere il Duomo e la sottostante strada romana con tanto di pietra miliare e il museo del Vescovado. Questa sera poi sarò suo ospite nella sua residenza presso la canonica dell'Abbazia di Sant'Agostino appena fuori città.
Ma non è finita qui, per cena mi porta in una trattoria lì vicino dove sono, anche qui, ospite e mangio molto bene, in particolare un delizioso baccalà alla vicentina accompagnato da un altrettanto buonissimo vino rosso prodotto da un piccolo vignaiolo locale. Ottimo!!!
Ho passato una piacevole e interessante serata, Don Raimondo, che ha una cultura eccezionale ed è una persona importante anche se non lo dà a vedere, mi ha ben spiegato il progetto Romea Strata oltre a spiegarmi e illustrarmi la storia delle vie, della città di Vicenza e tante altre cose.
Al mattino Don Raimondo e Don Massimo mi accompagnano fino sotto alla scala che sale al Santuario del Monte Berico da dove parte una ciclabile che mi porterà fino a Barbarano Vicentino.
Appena presa la ciclabile vedo le indicazioni di due ville Palladiane: Villa Valmarana ai Nani e Villa Capra, quest'ultima più nota come "La Rotonda" e poco più avanti la vedo. E' fantastica! Cito solo questo: "Forse mai l'arte architettonica ha raggiunto un tal grado di magnificenza. J.W. Goethe".
Qui incontro un altro tratto della Romea Strata: la Vicetia che parte da Rovereto in Trentino e arriva a Montagnana passando appunto da Vicenza.

La ciclabile si svolge con lunghi rettilinei nella pianura ai piedi dei Colli Berici e attraversa o passa nella periferia di piccoli paesi. Incontro un ciclista locale che mi accompagna per un tratto e mi spiega che ci sono anche altre strade che passano a mezza costa dei colli. Ma il percorso prevede questo passaggio, chissà magari in futuro se dovessi ripercorrere la via si potrebbe provare a fare il percorso superiore. Questi colli conosciuti anche come Monti Berici sono dei rilievi dove la cima più alta è Monte Alto di 440mt e furono originati sul fondo di un antico mare, testimoniato da ritrovamenti fossili.
Arrivo a Barbarano Vicentino e più esattamente sotto al Convento Francescano di San Pancrazio dove avevo previsto la tappa ma causa covid, ancora questo cavolo di virus, i frati non danno accoglienza. Fatta comunque una breve visita, esterna perché è tutto chiuso, riscendo sul percorso e mi dirigo al paese che dista circa 3 km e chiamo Federica che, contattata da Luisa di Vicenza, si era offerta di ospitarmi. Arriva a prendermi e mi porta a visitare Sossano e in particolare l'Eremo di San Teobaldo che si trova fuori paese in località Sajanega di Sossano.
Nella foresta di Sajanega, nel territorio di Sossano, tra il X e l'XI secolo, fiorì un'intensa vita
eremitica: verso il 960 vi soggiornò San Romualdo, fondatore dell'ordine dei camaldolesi, che fece
costruire una chiesetta dedicata ai Santi Ermagora e Fortunato.
San Teobaldo di Provins, ora patrono del paese, passando nel 1057 da queste parti diretto a Venezia per poi proseguire fino a Gerusalemme, si ammalò e si fermò presso la piccola chiesetta dove morì nel 1066.
A casa di Federica e Luca che mi hanno gentilmente ospitato nella loro bellissima casa donandomi ospitalità, una prelibata cena e una fantastica e allegra compagnia scambiandoci le nostre esperienze di viaggi fatti. Un'altra indimenticabile giornata. Federica, tra l'altro, partecipa nell'organizzazione che ha in progetto la definizione e la promozione della Romea Strata.



Al mattino, dopo una buona colazione, saluto Federica e Luca e mi incammino con destinazione Montagnana, circa una ventina di km. Passo da Noventa Vicentina dove fervono i preparativi per la festa della Repubblica e anche la natura partecipa colorando con il nostro tricolore la strada.

Passando da Poiana Maggiore una bella sorpresa: davanti ai resti del Castello dell'anno 1000 si trova Villa Poiana. Edificata nel 1549 è una delle prime opere di Andrea Palladio su volontà del Cavalier Bonifacio Poiana. E' aperta e quindi mi "fiondo" a visitarla. Leggo che il committente richiese al Palladio un edificio composto ed elegante che rispecchiasse l'austerità militare. Dal 1996 anche questa villa fa parte del patrimonio dell'Unesco.
Arrivo a Borgo Frassine, frazione di Montagnana distante circa 1 km, dove ho trovato ospitalità nella Canonica (foto sotto); viene ad aprirmi Roberto che avevo sentito telefonicamente. Attualmente non è utilizzata, come tante altre da cui sono passato, e viene utilizzata per altre attività tra cui quella di dare ospitalità ai pellegrini sulla Romea. Anche Roberto fa parte dell'organizzazione della Romea Strata.
Il "mezzo" che Roberto mi ha dato per girovagare nelle vie di Montagnana. Grandissimo!!! Ho potuto esplorare la cinta muraria esterna ed interna, passare attraverso le porte della città, visitare tutti i monumenti e le cose più interessanti della cittadina.

La cinta muraria è una degli esempi più importanti e meglio conservati di architettura militare medievale. Alcuni tratti della cinta sono ancora più antichi e risalgono alla metà del '300. Il perimetro esterno è di circa 2 km, la forma è un quadrilatero irregolare e le mura presentano dei merli di tipo "guelfo", sono presenti 24 torri.
Il Duomo che si affaccia su Piazza Maggiore e il Palazzo della Cassa di Risparmio che apparentemente sembra medievale ma invece è del XX secolo.
Finito il tour di Montagnana ritorno in Canonica per poi proseguire a casa di Roberto che mi aspetta insieme a sua moglie per la cena e a cui riconsegno il prezioso "mezzo". Anche loro mi hanno preparato un'ottima cena e con cui ho passato una piacevole serata in compagnia. Prima di ritirarmi ringrazio entrambi di cuore per la loro squisita accoglienza e disponibilità.

Su consiglio di Roberto passo da San Salvaro (San Salvatore) nel comune di Urbana nella Bassa Padovana. Il monastero sorge sulla riva destra del fiume Fratta. In un documento del 1099 si parla di questo luogo come scuola di formazione sacerdotale. Vedo anche le indicazioni di un ostello che si trova sul retro dell'edificio ma è chiuso, come chiusi sono anche il museo e la chiesa.
Continuo sull'argine del Fratte e noto questa "esposizione" un poco naif ....

Castelbaldo il paese della mela. Incontro questa bella famiglia in vacanza arrivata qui dalla Spagna, lui in effetti è originario del luogo, mi offrono un caffè e mi chiedono del viaggio a piedi che sto facendo. Poco più avanti seguendo le indicazioni arrivo sull'argine dell'Adige e lo percorro fino ad arrivare a Badia Polesine. L'Adige è il secondo fiume per lunghezza (circa 410 km ) dopo il Po, Nasce presso il passo di Resia in Val Venosta e sfocia nel Mare Adriatico tra Chioggia e Rosolina.
Badia è posta nell'Alto Polesine ed è in provincia di Rovigo. Il paese Badia è nato intorno all'antica Abbazia benedettina di Santa Maria della Vangadizza (foto seguente) fatta edificare nel 900 dal marchese Almerigo di Mantova. Questa Abbazia era anche la conclusione del percorso dell'antica via Romea-Annia.
La canonica di Badia dove ho trovato ospitalità. Un bel posto tranquillo e molto ben tenuto da Don Alex il parroco di Badia e di altre "n" parrocchie. Infatti mi procura l'ospitalità per domani a Sariano, frazione di Trecenta, una delle sue parrocchie.
Con Don Alex, una persona simpatica allegra e gioviale, che oltre ad avermi accolto e ospitato mi ha anche "sfamato" tenendomi compagnia davanti ad una buona pizza. Come compenso mi ha chiesto solamente una preghiera al mio arrivo a San Miniato.

Uscendo da Badia il mattino seguente passo davanti al Duomo, quindi attraverso il ponte sul Naviglio Adigetto e imbocco la ciclabile per un buon tratto. La campagna circostante è piena di colori tra cui spicca fortemente il rosso dei papaveri.
Attraverso il paese di Baruchella, subito dopo il più piccolo Giacciano e arrivo a Trecenta. Esco dal percorso per visitare il paese. Trecenta nel 163 a.C. fu conquistato dai Romani strappandolo alla popolazione Etrusca. Diversi sono stati i proprietari succeduti alla guida della città: nel 1017 l'Abbazia di Nonantola avutala in dono da Bonifacio IV di Toscana, poi fu la volta del Vescovo di Ferrara, quindi arrivarono gli Estensi che la dominarono fino al 1799.
Tra le architetture principali si trovano la Torre civica e il Palazzo Pepoli detto "el Palazzòn". La prima è ora utilizzata per attività pubbliche, il secondo, esistente già nel medioevo, viene usato per attività culturali.
Riprendo la strada che passa tra campi coltivati, mi sembrano bietole, e più o meno in ogni campo si vedono queste piccole edicole. Fa molto caldo e la strada non ha un minimo di ombra per potersi rinfrescare.
Arrivo nella zona dei gorghi di Trecenta passando su una sterrata con filari di gelsi da dove posso raccogliere e mangiare more già mature. Molto buone e dolci, unico difetto colorano mani e lingua di viola.
Ma cosa sono i Gorghi? Innanzitutto è una zona dichiarata "sito di interesse comunitario" ed è un complesso di zone umide situate in depressioni naturali ed alimentate dalle acque di risorgive dall'alveo del Po.
Da scavi archeologici sono stati rinvenuti resti di insediamenti romani, segno che già da allora questi bacini venivano sfruttati. C'è pace e tranquillità in questo ambiente ricco di vegetazione, piante acquatiche e fauna, infatti sento solo il rumore dell'acqua mossa dalle anatre e qualcuna che disturbata, starnazza.
Arrivo a Sariano che è un piccolissimo borgo e incontro Simone, avvisato da Don Alex, che è venuto ad aprirmi la ex-scuola materna dove mi ha attrezzato una brandina con un materasso. Non ci sono docce e mi devo arrangiare con la vaschetta che veniva usata per lavarsi le mani.

Ed ecco la mia "stanza" per questa notte. Simone ci teneva a farmi vedere gli affreschi nella vicina Chiesa dedicata a San Maurelio. Questi affreschi, del 1300, sono attribuiti alla scuola di Giotto; veramente notevoli. Ce ne sono altri datati nel secolo successivo e la pala d'altare con l'immagine di San Maurelio attribuita al Guercino. Una piccola chiesa ma tanto ricca di storia!
Il borgo è molto piccolo, c'è solo un bar e diverse case in vendita. Il gestore del bar, dove ho cenato con un panino, mi racconta che gli abitanti sono circa 300 ma stanno sempre più calando. I giovani vanno verso i centri più grandi e serviti e qui ci sono sempre più case vuote. Facendo un giro arrivo a Casa Pepoli, chiamato comunemente "il castello" del XV sec., o almeno quello che resta. La proprietà doveva essere molto vasta, il palazzo e le dipendenze sono tutte in rovina e solo i piccioni sono attualmente i padroni degli edifici.
Il mattino lascio la mia accoglienza abbastanza presto e il bar è ancora chiuso, farò colazione più avanti. La prima parte del percorso è su strada asfaltata passando tra estensioni di grano che probabilmente viene portato tutto alla Barilla, come si vede dai cartelli che espongono il marchio del Mulino Bianco.
L'asfalto lascia il posto ad una strada bianca sempre fra i campi coltivati e canali di irrigazione; vedo lontano un campanile. Guardando la mappa dovrebbe essere Ceneselli che è poco fuori dal percorso, per cui decido di andarci a fare colazione.
Ritorno sul percorso entrando in una ciclabile che corre dritta e parallela alla provinciale verso Calto, un piccolo paese sulla riva sinistra del Po dove, con una scaletta salgo sull'argine e vedo il "grande fiume".
Cammina, cammina seguendo le anse del Po, arrivo a Ficarolo. Scendo dall'argine e mi dirigo verso il centro del paese andando a visitare la Chiesa Arcipretale di Sant'Antonino Martire. Poi seguendo le indicazioni cerco l'Associazione Sandokan dove spero di trovare alloggio.
Uscito dal paese risalgo sull'argine e proseguo per circa 3 km seguendo le indicazioni di GoogleMap fino al ponte che attraversa il Po andando a Stellata di Bondeno.
Ed eccomi arrivato alla sede dell'Associazione Sandokan, una chiatta ancorata e collegata all'argine tramite un ponticello dove incontro...
Cinzia e Stefano i proprietari della chiatta che mi hanno accolto e dato ospitalità oltre ad un ottimo pranzo e cena. E' stata una sistemazione d'emergenza ma Stefano non ha avuto tentennamenti nell'offrirmi un simpatico e particolare posto per passare la notte.

Nel pomeriggio approfitto per attraversare il ponte che mi porta in Emilia, in provincia di Ferrara, e andare a vedere la rocca di Stellata. La rocca aveva una funzione difensiva fluviale ed era collegata alla rocca di Ficarolo con una catena che serviva come sbarramento difensivo fluviale oppure per far pagare il dazio alle navi mercantili.
Alla sera mi ritiro nella mia "cameretta", la maggiolina con materassino gonfiabile appoggiata su un pedalò fuori uso e il tutto posizionato nella golena sopra la chiatta.
Al mattino Stefano con la barca mi accompagna, facendomi da guida e spiegandomi alcuni segreti del Po, per un tratto lasciandomi sull'argine emiliano dove riprendo il percorso della Romea. E' una bella giornata ma al mattino l'aria del fiume è bella frizzante e fresca. Partiamo presto perché fra circa un'ora chiuderanno la navigazione in quanto verrà effettuata una gara di motoscafi da Pavia a Venezia.

Cammino verso Bondone dove incontro il Panaro e salito sull'argine lo seguo fino a Finale Emilia tra coltivazioni e frutteti; in effetti sarà la mia compagnia fino a quando inizierò a salire sull'Appennino. Il fiume, lungo circa 115 km, nasce nell'Appennino Tosco-Emiliano ed è un'affluente di destra del Po.
Arrivato a Finale Emilia cerco l'oratorio Don Bosco della Parrocchia di Sant'Agostino dove Aldina mi ha attrezzato una brandina con materasso nell'aula di musica. Anche in questo caso una sistemazione dell'ultimo momento in quanto il Convento dove di solito ospitavano, purtroppo in questo periodo, non accolgono.
Ieri sera ha fatto il temporale e sentivo piovere anche sul tardi. Ero un poco preoccupato per questa mattina, invece è una bella giornata tiepida. Quella di oggi è la ventritreesima tappa e la più lunga, almeno sulla carta. Il percorso, anche se tutto piano, è di circa 37 km.

Tra canali, frutteti, campi di girasoli, mais e fragole seguo il percorso del Panaro, in alcuni tratti lontano ma sempre visibile, in altri passando vicino e sotto l'argine...
... entro quindi nella Romea Nonantolana e mi avvicino sempre più a Nonantola. La via, nata nell'VIII secolo segue il fiume Panaro, attraversa la pianura Emiliana, sale sull'Appennino Modenese, scende nel Pistoiese e si congiunge alla Francigena che proviene dal nord a Fucecchio.
Arrivo a Nonantola e mi dirigo subito verso l'Abbazia di Nonantola. Per descrivere meglio questa basilica riporto un estratto di Erio Castellucci, Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola che rappresenta bene quello che ho sentito entrando a visitare la chiesa: “Le pietre dell’Abbazia di Nonantola sono tessere di un mosaico, antico dodici secoli e mezzo, che compone lacrime e gioie, speranze e delusioni, preghiere e sofferenze, attese e traguardi. Sono pietre che parlano di uomini e donne del popolo e della nobiltà, poveri e ricchi, santi e peccatori; sono testimonianza di culture e società succedutesi nelle diverse epoche storiche; danno voce all’intimo dei cuori di schiere di pellegrini viandanti".
Purtroppo il museo abbaziale oggi è chiuso per cui mi incammino, attraversando la città guardandomi in giro, verso il b&b dove alloggerò questa notte; purtroppo è dalla parte opposta a circa 2 km da dove sono adesso e vedo nuvoloni neri che avanzano. Faccio in tempo ad arrivare che inizia a piovere e quindi fine della tappa e della visita di Nonantola. Bisogna ritornarci per approfondire la visita. Nonantola ha ritrovamenti dell'età del bronzo, XVI-XII sec. a.C., a cui sono susseguite le civiltà Villanoviana, Etrusca, Gallo-celtica e Romana che nel 182 a.C. fondarono una colonia a "nonaginta centuries" (Novanta centurie poi Nonatula infine Nonantola). Tra il IX e il X secolo Nonantola, o meglio l'Abbazia, raggiunse una ricchezza e potenza a livello europeo che la mettevano al pari delle potenti abbazie benedettine di Cluny e Canterbury.


Giornata di sole senza nuvole e il cammino passa tra campi su strade sterrate fino alla periferia di Modena. Vedo diversi prototipi di Maserati e qualche Ferrari, anche se ben "truccate" sono riconoscibili. Poco dopo passo davanti alla sede della Maserati e vedo le indicazioni del museo Ferrari a cui mi dirigo, ma guardo solo l'esterno perché l'entrata costa un po' troppo per le mie tasche da pellegrino.

Le prime notizie di Modena risalgono al 183 a.C. quando i Romani fondarono un presidio militare durante la guerra contro i Boi, una popolazione locale. Nel VI secolo diventò una città ducale del regno Longobardo e nel 1167 aderì alla Lega Lombarda contro Federico Barbarossa.
Il palazzo Ducale già sede della corte Estense dal seicento all'ottocento, dall'unità d'Italia ospita l'Accademia Militare. La costruzione iniziata nel 1634 sorse su un precedente forte Estense e all'architettura intervennero sia Bernini che Borromini.
Il Duomo di Modena in stile romanico, fu edificata nel 1099 dall'architetto Lanfranco sul sepolcro di San Geminiano, patrono della città. La "Ghirlandina", torre campanaria a fianco della cattedrale, è uno dei suoi simboli ed è alta 86 metri.
Dal 1997 il Duomo con Piazza Grande e la Torre civica sono stati inseriti nella lista italiana del patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
Come quasi tutti i giorni, verso sera, arriva la nuvola e scarica un po' di pioggia; fortunatamente dura poco e così posso uscire a vivere la città di sera.
Scatti di Modena by night: il Duomo e il palazzo del Comune, il Parco giardino Ducale Estense, il monumento a Pavarotti all'ingresso del Teatro Comunale. Questa notte la passerò all'Ostello di San Filippo Neri, un bel posticino dietro a palazzo Ducale a pochi passi dal centro.
Il mattino lasciato presto dall'ostello, esco dalla città e appena fuori prendo la ciclabile Modena - Vignola, una pista che sfrutta il percorso della ex-ferrovia e passa tra siepi e alberi da frutto. Un percorso molto utilizzato da ciclisti, bisogna stare sempre attenti a chi arriva alle spalle.
Oggi mi fermerò a Spilamberto, ospite di Angela e Giordano, consigliati da Luisa di Vicenza e a cui ho telefonato ieri. Dopo circa 10 km arrivo a San Donnino che è una frazione di Modena, alla Chiesa di San Donnino Martire. Giordano mi ha inviato un filmato dove ha registrato tutto il percorso fino a casa loro.

Dietro la chiesa parte una sterrata che fa parte del "percorso natura" e corre a fianco del ritrovato Panaro. Spilamberto è una cittadina con antichissime origini, ritrovamenti fanno risalire a 100.000 anni fa la presenza di cacciatori nomadi nella zona. Nell'VIII secolo alcuni monaci edificarono un ospizio per i pellegrini diretti o provenienti da Roma.
Il castello o rocca costruito insieme alle mura nel 1210 da parte del comune di Modena.

Nello stesso anno il Vescovo di Modena eresse la Chiesa di San Giovanni. Sorse però una diatriba con l'Abate dell'Abbazia di Nonantola che fu risolta dividendo il paese in due parti; la prima sotto il vescovo di Modena e la seconda dell'Abate di Nonantola il quale edificò a sua volta una chiesa dedicata a Sant'Adriano III Papa. Le due chiese sono una di fronte all'altra divise solo dalla strada.
La casa di Angela e Giordano dove ho trovato una splendida accoglienza. Mi hanno dato in uso l'appartamento al piano terra tutto per me. Nel pomeriggio mi hanno accompagnato facendomi scoprire gli angoli più suggestivi di Spilamberto e hanno fatto aprire il piccolo museo archeologico apposta per me. Alla sera poi una ottima cena in loro compagnia, accompagnata dai racconti delle loro esperienze, ha completato questa bella giornata.
Saluto Angela e Giordano al mattino dopo la colazione prima della mia partenza, li ringrazio ancora di cuore e mi incammino in direzione di Vignola e quindi dell'arrivo di questa tappa a Pieve di Trebbio.

Riprendo il "percorso natura" a fianco del Panaro passando in una sterrata tra cespugli di ginestre e il rumore dell'acqua del fiume. La strada inizia a salire lievemente e comincio a vedere le prime alture.

Prima di Vignola posso cogliere e mangiare dai rami, che arrivano fin sulla strada, le ciliegie rosse, dolci, saporite. Ed ecco lo skyline di Vignola.
Faccio una pausa uscendo dal percorso e andando a visitare il centro. La cittadina è posizionata sulle colline ai piedi dell'Appennino modenese e all'imbocco della valle del Panaro. Il nome Vignola dovrebbe derivare dal latino "vineola" (piccola vigna) indicando quindi la coltivazione della vite in epoca romana, Oggi Vignola è conosciuta per la produzione di ciliegie in particolare della ciliegia mora di Vignola.

Camminando a fianco di frutteti e del fiume, arrivo a Marano. Attraversato il ponte saluto il Panaro e mi dirigo in salita su strada asfaltata verso il Parco Regionale dei Sassi di Rocca Malatina.

Trovo l'indicazione della Romea che esce dalla strada e si inerpica con una scaletta verso il bosco, Sarà giusto, boh! Chiaramente seguo il segnalino del pellegrino.

Dopo vari su e giù tra ripide salite e discese nelle vallette dove scorrono piccoli torrentelli, arrivo al primo di una serie di ponti in legno e dall'indicazione scopro che sto percorrendo il "sentiero dei ponticelli". Sono tutti particolari e diversi l'uno dall'altro ma tutti intitolati con nomi di flora e fauna.
Arrivo infine a Pieve di Trebbio e mi fermo alla Chiesa dedicata a San Giovanni per riempire la borraccia e chiamare l'agriturismo dove ho trovato alloggio. Purtroppo la chiesa è chiusa e così posso solo leggere cosa avrei visto all'interno. Il piccolo borgo che è una frazione di Guiglia, si trova a circa 500 mt. di altezza.
Sono in effetti molto vicino all'agriturismo e arrivato resto sorpreso per il bel posto finemente ristrutturato. Faccio conoscenza con Paolo e Barbara che sono i proprietari del sito e mi accolgono calorosamente. Alla sera per cena mi propone le "crescentine" (guai a chiamarle tigelle) con salumi e formaggi locali. Tutto ottimo.
Mentre mi sistemavo è arrivato un temporale che per fortuna è durato poco, ma la vista dei "sassi" quando è ritornato il sereno e fantastica, anzi sensazionale.
Con Paolo che mi ha fatto compagnia durante la cena.

Lascio il b&b al mattino dopo la colazione, la giornata è splendida e la strada passa dietro e sotto i "sassi". Mi fermo per vedere meglio queste "torri" di arenaria alcune delle quali arrivano fino a 70 mt di altezza.
Seguendo e scendendo il sentiero nel bosco arrivo ad un incrocio dove è stato attrezzato un esempio di carbonaia e i cartelli spiegano molto bene come funzionavano e cosa facevano i carbonai.
Arrivato nel fondovalle il sentiero risale fino ad un piccolissimo borgo con un nome singolare, Frazione di Guiglia. Le poche case, edificate intorno alla torre medievale unica testimonianza dell'antico castello, sono arroccate sulla roccia.
Arrivato ad un incrocio vedo le indicazioni di un sentiero che in 30 minuti arriva a Zocca. E' fuori dal percorso della Romea, ma sono vicino e allora perché non andare a vedere il paese di Vasco? Decido quindi di andarci ed eccomi nella piazza del paese.
Pensavo che Zocca fosse in pianura, invece è sull'appennino a circa 750 mslm ed è posta su di un crinale dell'appennino modenese, la vista spazia alle valli e alle montagne. C'è molta gente in giro sulla via principale. Mi fermo in un bar per un caffè e invece mangio una crescentina, piatto tipico di qui cotta sulla tigella che è un manufatto di terracotta da scaldare fra le braci.
Sulle pareti ci sono le testimonianze del passaggio di Vasco, infatti oltre alla gigantografia e ad alcune frasi delle sue canzoni, sui pannelli del soffitto ci sono messaggi e post lasciati dai fans. Parlando con il barista, mi dice che Vasco di solito arriva il fine settimana e sicuramente passerà da qui a salutare gli amici. Un'altra notizia: a Zocca è nata nel 1975 una delle prime radio libere Punto Radio e tra i fondatori c'era anche Vasco Rossi.

Riprendo il cammino per Maserno una piccola frazione di Montese dove ho trovato ospitalità all'albergo Mirasole. Il territorio di Montese è boschivo, in particolare i castagni secolari, sono poi famose le tipiche "patate di Montese" dal particolare sapore unitamente alla caratteristica di conservazione. In cima al paese ben visibile la Rocca dei nobili Montecuccoli con la relativa torre, simbolo del paese.
Arrivo alla Locanda del Sole a Maserno, dopo ulteriori 5 km da Montese ma già sul percorso di domani. In questa piccola frazione non c'è proprio niente, anzi no, c'è un castagno secolare che è un monumento nazionale. La cena è stata semplice ma ottima e ho visto fare le crescentine sulle tigelle in diretta.

Al mattino il cielo è terso e alle 6:45 la temperatura è buona. La Via scende verso la valle e poi risale attraversando campi di foraggio dove il passaggio è poco visibile, devo ricorrere più volte al gps per capire se sto seguendo il percorso. In più l'erba è bagnata e non vedo l'ora di uscire dal prato.
Dai prati passo alla strada asfaltata in salita verso il Monte Belvedere ma al cartello che indica il cambio provincia mi preoccupo un poco. Bologna?? Ho perso qualche segnalino? Ricorro al gps e vedo che sono sul tracciato. Arrivato in cima al monte prendo un sentiero che scende verso la valle e arrivo a Rocca Corneta, un piccolo borgo che dista solo 90 km da Bologna e fa parte, insieme ad altri piccoli borghi, del comune di Lizzano in Belvedere. La via passa davanti alla piccola chiesa dedicata a San Martino di Tours del XVI sec. e sotto alla maestosa torre che testimonia l'importanza di questo posto nel medioevo.



Vicino alla Chiesa, chiusa anche questa, trovo l'indicazione che scende su un piccolo sentiero imboscato e con qualche fatica mi faccio strada. Dopo qualche tentativo, non ci sono indicazioni ma in compenso diversi incroci, arrivo in fondo al sentiero; attraverso il fiume su un ponte e lo seguo per un breve tratto poi il sentiero sale nel bosco con una certa pendenza tanto che hanno creato dei gradini con dei legni per facilitare la salita.
Quando esco dal bosco su una sterrata trovo finalmente l'indicazione tanto attesa; in questa valle il telefono non aveva segnale e quindi camminavo orientandomi con il sole, con il mio senso di orientamento e con un po' di fortuna.

Dopo una discesa c'è sempre una salita e anche qui la strada asfaltata sale ripida verso il piccolo borgo di Trignano frazione di Fanano. Arrivato in cima entro in Piazza Fairbanks (Qui? Dall'Alaska?) e poco più avanti ecco risolto il "mistero": due steli di pietra posizionate in un giardinetto ricordano Felice Pedroni alias Felix Pedro che partito da questo piccolo borgo per l'America diventò un cercatore d'oro fortunato, e fondò nel 1904 la città di Fairbanks con cui Fanano è gemellata.


Mancano ancora circa 7 km a Fanano, il sole è cocente e sono già le 13, la strada asfaltata passa tra campi coltivati e, per fortuna, a tratti nel bosco. Finalmente vedo in lontananza il profilo della cittadina e arrivo alla località Due Ponti da dove parte un sentiero ripido che sale verso il centro evitando la strada a tornanti. Cerco il Monastero di clausura delle Clarisse di Santa Chiara dove ho trovato ospitalità e dove vengo accolto da Suora Annalisa che mi spiega e mi dà le chiavi della camera; semplice ma confortevole, pulita e fresca.
Fanano è il comune più grande dell'Alto Frignano e fa parte del Parco Regionale dell'Appennino Modenese. Il toponimo Frignano deriverebbe da una deformazione di Fannanius - Fannius attestata da una stele funeraria di età romana. Durante il periodo Longobardo nel VII secolo, San Colombano fondò un monastero che diventò poi benedettino per opera di Sant'Anselmo di Nonantola.

Fra le architetture più importanti del paese vi è la fontana principale costruita, insieme all'acquedotto, su progetto di Lapo Farinati degli Uberti tra il 1912-1913 situata in Piazza Corsini. Fanano inoltre fa parte del comprensorio sciistico del Monte Cimone con circa 50 km di piste tutte collegate fra loro.
La Chiesa o Pieve di San Silvestro Papa risalente alla fine del XII sec. è edificata sopra i resti di una abbazia fatta costruire da Sant'Anselmo. Nella navata centrale si trovano possenti colonne sormontate da capitelli e in uno di essi, il più ricco, si legge la data 1206 Sancti Pauli, su di un altro un pittore modenese del '300 ha affrescato una "Madonna con Bambino".
La sera le "Suorette" hanno preparato una cenetta che ho consumato con Roberto, un francescano laico che era ospite temporaneo, poi, sorpresa, hanno aperto la finestra-ruota da dove viene passato il cibo, e tutte con la mascherina, hanno voluto conoscermi e hanno fatto tante domande sul mio cammino. Chiaramente e giustamente non ho potuto fare foto, ma ricordo molto bene il momento.

Oggi è il 29° giorno di cammino, sta andando sempre bene e non sono stanco. Lascio il monastero di primo mattino, mi incammino sulla strada che scende verso il fiume e attraversatolo prendo il sentiero che si inerpica con brevi tornanti attraverso i boschi di questa stretta valle. La tappa di oggi arriva a Cutigliano, quindi lascio l'Emilia ed entro in Toscana in provincia di Pistoia valicando il Passo della Croce Arcana. Dai 650 mt di Fanano arrivo a Capanno Tassoni a 1317 mt. e quindi alla cima a 1669 mt. Incontro i cartelli che indicano il sentiero 411 verso Ospitale ma anche il segnalino della Romea Strata e ancora l'indicazione di questa antica via (vedi foto più sotto).

Arrivo a Capanno Tassoni che è un rifugio ed è attrezzato anche come campeggio, infatti vedo diverse tende appena sopra. Oggi è domenica e c'è parecchia gente: chi per una passeggiata nei vari percorsi, chi in bike e ebike, chi pronto per una corsa in montagna, chi per mangiare al ristorante e rilassarsi al fresco. Contribuisco anch'io all'economia del posto prendendo un caffè e riempiendo la borraccia che nella salita ho svuotato.
Riprendo la salita verso il passo seguendo la strada sterrata carrabile attraversando boschi di betulle e di conifere. Incontro diverse persone che salgono alla cima ma anche alcune che scendono parlando con un forte accento toscano.

Ad una certa altezza le piante finiscono e iniziano i prati con tanti fiori gialli, cespugli di genziane, conifere striscianti e rocce affioranti. In alto vedo la croce che svetta nel cielo azzurro e chiazze bianche di neve.
Ed eccomi in cima al passo, il valico è sul crinale che fa da confine tra la provincia di Modena e di Pistoia e la vista è spettacolare a 360°: vedo le vallate del Pistoiese da una parte e quelle del Modenese e del Bolognese dall'altra. Un signore mi spiega che quando è limpido si possono scorgere in lontananza la cima delle Alpi Apuane e delle Alpi. C'è una brezza fresca ma al sole si sta bene, quindi mi siedo sul prato per un piccolo riposo ammirando il panorama.
Questo valico era molto frequentato durante il medioevo per il transito dalla Toscana verso la Pianura Padana e la via è parallela alla Via Francigena che si trova più a ovest.
Riprendo il cammino anche perché dall'indicazione che vedo all'inizio del sentiero che scende, mi manca ancora un po' di strada da fare per arrivare a Cutigliano.
Ho trovato posto presso la casa di Don Sergio, attigua alla Chiesa di San Bartolomeo, appena arrivato mi accoglie e mi accompagna alla cameretta, molto semplice con un piccolo terrazzino esposto al sole dove posso stendere. Il bagno è piccolissimo e non ha doccia o vasca per cui mi arrangio come posso.

Don Sergio mi spiega un po' di storia del paese e delle altre 6 parrocchie che deve seguire. Una volta sistemato vado a fare un giro per visitare Cutigliano che è la frazione principale del comune sparso di Abetone Cutigliano. Tra vie strette e case di pietra arrivo alla piazza principale dove si trova il palazzo di giustizia che s'affaccia mostrando i simboli araldici dei tanti Capitani di Montagna inviati dalla Signoria di Firenze per amministrare l'allora territorio pistoiese. Entro poi nella Chiesa della Madonna della Piazza dove ammiro una pala in ceramica del 1510 attribuita a Benedetto Buglioni raffigurante la "Madonna col Bambino tra Sant'Antonio Abate e San Bernardino da Siena".

Verso sera mi dirigo verso il ristorante "Nonno Cianco", suggerito da Don Sergio, per mangiare qualcosa di locale e mi lascio consigliare dal gestore. Consiglio ottimo, tutto molto buono.
Al mattino bevuto un caffé insieme a Don Sergio, che parte subito dopo per andare a celebrare la messa in una delle sue parrocchie, mi incammino sulla via che passa proprio davanti alla chiesa scendendo verso il fiume più a valle, arrivato lo attraverso prendendo poi il sentiero che sale verso Lizzano, una piccola frazione di 140 abitanti. Non incontro nessuno, è vero che è ancora relativamente presto, ma sembra un paesino vuoto.
L'arrivo della tappa di oggi è Pontepetri dove ho trovato accoglienza da Nedo Ferrari presso l'Antica Locanda "Le Panche". Ma la strada è ancora lunga; oltre ai segnali della Romea adesso ci sono anche quelli gialli del "Cammino di San Bartolomeo" come mi aveva anticipato Don Sergio.
Arrivo a San Marcello Pistoiese che è una frazione di San Marcello Piteglio ma ha 1610 abitanti, c'è molta gente in giro. Mi fermo per la sosta caffè e poi passando davanti alla Prepositura di San Marcello entro a visitarla.
All'uscita del paese la Via procede su una sterrata che scopro essere il tracciato della vecchia Ferrovia Alto Pistoiese (FAP) a scartamento ridotto, attiva dal 1926 al 1965 collegava Pracchia a Mammiano fermandosi nelle diverse località tra cui San Marcello e Pontepetri dove sono diretto.
In alcuni punti sul percorso si trovano ancora le piccole stazioni o alcune opere che ricordano la ferrovia, come questa a Maresca. Arrivo a Campo Tizzoro e già da lontano vedo delle strutture strane, sembrano covoni, avvicinandomi le vedo sempre meglio e infine leggo che sono dei rifugi antiaerei costruiti nel 1937.
Faccio un passo indietro: in questa frazione nel 1910 furono costruiti diversi stabilimenti dalla Società Metallurgica Italiana per la produzione di cartucce. Tra il 1930 e il 1935, grazie anche alla FAP, il borgo si sviluppa con la costruzione delle case per gli operai. Questi impianti prendono maggior importanza durante il periodo della guerra e in questo periodo iniziano i lavori di questi rifugi: un complesso di gallerie sotto gli stabilimenti, le strutture fuori terra sono le porte di ingresso ai rifugi. Interessante. Sarebbe bello poter accedere e vedere tutte le strutture sotterranee.


Arrivo alla stazione della FAP di Pontepetri che si trova a circa 700 mslm. Dalla guida leggo e vedo, passando sul ponte, che qui si incontrano due fiumi: il Maresca il cui bacino è interamente nella provincia di Pistoia e confluisce nel Reno il quale nasce in questa provincia per passare poi in Emilia e sfociare nell'Adriatico sotto al Po. Una battaglia ebbe evento in questo luogo nel 62 a.C.: Catilina col suo esercito furono battuti dall'esercito romano e i corpi gettati nel fiume.

Chiamo Nedo il quale mi spiega la strada per arrivare alla Locanda dove mi sta aspettando. Percorso un sentiero tra i boschi e guadato il Reno, qui ancora un torrente, mi incontro con Nedo il quale mi porta alla sua "Locanda" appena sopra. Un posto stupendo e di fascino, dove ho trovato tranquillità e benessere. L'ospitalità riservatami è in uno dei quattro monolocali, ed è tutto per me. WOW!!! Inoltre nel giardino ho a disposizione anche la piscina. In più mi prenota il posto per domani oltre a descrivermi la strada per raggiungere Pistoia. Grandissimo!!!!
Al mattino saluto Nedo ringraziandolo di cuore per l'accoglienza e l'ospitalità e riprendo il cammino ri-guadando il Reno e prendendo il sentiero che sale verso il "percorso della Ghiacciaia". Prossima tappa: Spedale di Sant'Andrea e San Jacopo di Pistoia.


Il percorso di oggi passa, salvo alcuni brevi tratti di strada asfaltata, quasi sempre sempre attraverso sentieri di bosco, posso dire abbastanza selvaggi, nel senso che diverse volte ho dovuto usare i bastoncini per aprirmi la strada tra i rovi. Si vedono tante tracce degli animali selvatici e in particolare il "rovistamento" dei cinghiali che a volte mi sembra di sentire. Ma forse è solo un'impressione perché c'è un silenzio tale che il minimo rumore attira la mia attenzione.


Tra un su è giù, passando tra piccoli borghi e panorami delle vallate ...

... eccomi finalmente arrivato alla periferia di Pistoia ...
... con il segnavia della Romea Strata sempre in vista.

Entrato in città, mi dirigo verso Piazza Duomo dove ci sono la Cattedrale di San Zeno, il Battistero di San Giovanni in Corte, il Palazzo degli Anziani sede del Comune. Al Battistero timbro la credenziale e, come pellegrino, prendo il biglietto di ingresso alla Cattedrale per andare a vedere l'Altare argenteo di San Jacopo. STUPENDO!! Descrivere la città e tutti i monumenti ci vorrebbe tanto tempo, per cui lascio al lettore la curiosità di andare a cercare ma soprattutto andare a vederla questa bella e interessante città.


Mi incammino per andare allo Spedale che è attiguo alla Chiesa di Sant'Andrea e trovo una sorpresa: oltre agli Ospitalieri c'è una televisione locale e un giornalista della Nazione che mi intervistano perché dopo 300 anni lo Spedale viene riaperto e io sono il
primo pellegrino che varca la soglia e scrive il nome sul registro. (se cliccate sul "primo pellegrino" aprite la pagina del giornale e del video). Arriva poi l'Assessore al turismo di Pistoia il quale mi fa da guida portandomi a vedere i monumenti principali della città e poi, addirittura, mi porta in Comune per fare la conoscenza del Sindaco.

Verso sera arrivano anche quattro ragazzi veronesi partiti da Firenze e diretti a Lucca e Paolo, che è il responsabile dello Spedale, espletate le funzioni di registrazione procede con la lavanda dei piedi che è tipica degli Ospitali Jacopei. La stessa cosa l'avevo già provata all'ostello di Trastevere a Roma nel mio viaggio della Francigena del Sud.
Per cena ho trovato un posticino nella parte più antica della città, un posticino niente male, il cibo era buonissimo, in particolare i fegatini sui crostini. Mmmhhhhh!! Che bontà.
Al mattino lascio presto l'Ostello e attraverso il centro che si sta preparando per il mercato settimanale; è molto grande e occupa diverse piazze e vie. Esco dalla città e seguo i segnalini della Romea che mi portano verso le colline da dove vedo guardandomi indietro il panorama di Pistoia.

La strada, asfaltata e sempre in salita, passa tra ville, case di campagna e casolari in mezzo agli uliveti. I colori dei fiori sparsi tra l'erba sembrano delle tavolozze di un pittore.


Lasciata la strada asfaltata prendo una sterrata che passa tra i boschi fino a diventare un sentiero...
... che sale e scende.
Ad un certo punto, in una radura, mi trovo davanti ad un edificio abbandonato e in deperimento. Doveva essere una struttura importante sia per la grandezza che per la numerosità di stanze e per la piccola cappellina al suo interno.

Arrivo a San Baronto, frazione di Lamporecchio. Il posto dove ho trovato ospitalità è l'albergo Bellavista, in realtà il posto mi è stato prenotato dalla farmacista del luogo amica del Sindaco di Pistoia che ieri aveva chiamato per aiutarmi a trovare un posto.

San Baronto è posto sul crinale del Montalbano e la sua storia è legata al monaco francese Baronto che dopo un lungo peregrinare, arrivato qui, fece la sua ultima sede. In effetti dalle terrazze dell'albergo la vista della pianura sottostante è stupenda nonostante la foschia. Punto cruciale per la vicinanza a Firenze, Lucca, Pistoia e Pisa è un borgo a vocazione turistica per chi desidera tranquillità e clima fresco in estate.
Dopo una abbondante colazione riparto per la penultima tappa: Fucecchio con passaggio da Vinci in provincia di Firenze.

Dopo il cartello ecco il profilo del paese noto per essere stato il luogo di origine di Leonardo.
In località Anchiano alle pendici del Montalbano, poco distante dal borgo di Vinci, ecco la casa dove nacque Leonardo nel 1452. E' tutto chiuso e vedo che l'orario di apertura è più tardi e allora faccio la visita esterna della casa. Dopo diversi passaggi di proprietà, nel 1950 l'ultimo proprietario, il Conte Rasini di Castel Campo, donò la proprietà al Comune di Vinci per destinarla alla memoria collettiva.
Scendendo da Anchiano verso Vinci il panorama è fantastico. La strada si svolge tra vigneti e uliveti su terrazzamenti sostenuti da muretti a secco. La parte più antica della città, il titolo di città fu conferito dal Presidente della Repubblica Einaudi nel 1954 per l'importanza storica, ha una pianta a forma di nave a due alberi dove i due alberi sono la Torre della Rocca dei Conti Guidi e il campanile della Chiesa di Santa Croce.

Alcune opere che ricordano il grande genio di Leonardo.

Lasciata Vinci, riprendo la strada verso Fucecchio passando tra campi coltivati e colorati, sulla via di Caterina, la madre di Leonardo, la quale si pensa facesse questo percorso dalla sua abitazione di San Pantaleo fino a Vinci, alla casa dove Leonardo risiedeva dai nonni.

Arrivo nella piazza di Cerreto Guidi proprio sotto la Villa Medicea, una residenza nobiliare situata su un colle e costruita su un precedente castello dei conti Guidi che diedero poi il loro nome alla località. La villa si deve alla volontà di Cosimo I che la fece costruire come residenza di caccia. Attualmente è museo storico della caccia e del territorio gestito dal ministero per i beni e le attività culturali.
Vista di Cerreto Guidi (foto presa da un pannello posizionato nella piazza).

Fa molto caldo, la tappa di circa 27 km con gli ultimi chilometri tutti sotto il sole, su strada asfaltata anche se secondaria quindi con poche macchine e in più l'acqua era finita e non c'era possibilità di recuperarla. Ad un incrocio mi ricordo di essere passato di qui nel 2018 nel percorso della Francigena del Nord insieme ad Albert.
Ma sono arrivato e come prima cosa mi dirigo verso il luogo dove ho trovato ospitalità: un affittacamere vicino al centro del paese, non ci sono indicazioni ma la casa è questa. La camera è molto basica e il bagno è in comune, sono però l'unico ospite. Sistemato, vado a fare un giro per la città e cerco il posto dove timbrare la credenziale trovandolo nell'ufficio della Pro Loco locale. La Romea Strata qui termina, domani per andare a San Miniato Alto seguirò le indicazioni della Francigena del Nord.


Fucecchio, in provincia di Firenze, si trova nella Valdarno e precisamente sulla riva destra dell'Arno. L'origine della città lo si deve ad una casata longobarda: i Conti Cadolingi che fondarono in questa zona il castello di Salamarzana e l'abbazia di San Salvatore. Le manifatture di conceria e calzature sono la principale economia del territorio. in particolare la lavorazione della pelle per scarpe, borse e abbigliamento. A Fucecchio nacque nel 1909 Indro Montanelli e qui venne sepolto nel 2001.

La tappa di oggi è breve, solo 10 km, e quindi me la prendo comoda. Lascio la camera, tra l'altro senza vedere nessuno, il pagamento l'avevo già fatto ieri sera. Mi fermo ad un bar per la colazione e sento Tiziana per sapere a che punto sono: sono in viaggio e pensano di arrivare verso le 12, arriverò prima io e li aspetterò davanti alla Cattedrale di Santa Maria Assunta e di San Genesio.
Me la prendo ancora più comoda e arrivo a San Miniato Basso in Via Parini dove i residenti hanno approntato un punto ristoro per i pellegrini in transito. Anche questo luogo mi ricorda 3 anni fa quando passando di qui Albert ed io insieme ad altri due pellegrini ci siamo fermati per ristorarci. E' ancora tutto uguale: le borse termiche con acqua e succhi, termos di caffè, merendine, frutta. C'è ancora il libretto dove chi si ferma lascia un pensiero, anche oggi lascio il ricordo del mio passaggio.
Arrivo in cima al colle e come fatto negli altri tre cammini, poso lo zaino a terra. Il cammino è terminato. Vado nell'ufficio a fianco della cattedrale e mi faccio apporre l'ultimo timbro alla credenziale. Adesso ho veramente terminato.
Aspetto l'arrivo di Tiziana e di Sandra, Rosaria e Antonio che arriveranno a prendermi, ormai è una consuetudine: all'arrivo a Roma per la Francigena del Nord, a Santa Maria di Leuca per la Francigena del Sud, ed ora qui.

Sono soddisfatto di questo viaggio sulla Romea Strata, è stato bello e interessante per le tante cose viste: i panorami, le città, i paesi e i piccoli borghi, i cibi e i vini, le specialità dei luoghi, l'artigianato, i dialetti o le inflessioni nel parlare, ma principalmente e soprattutto la conoscenza delle persone con cui ho avuto il contatto sia sul percorso sia a fine tappa. Persone disponibilissime, cordiali, simpatiche che si sono date da fare per farmi sentire sempre e subito accolto bene. Sono questi gli "strati" del cammino che Don Raimondo mi ha raccontato durante il nostro incontro a Vicenza. Ed è vero, il cammino verso qualsiasi destinazione permette di farci entrare nella vasta e preziosa cultura, in particolare del nostro bel paese. Ringrazio i miei famigliari che mi hanno accompagnato e sono venuti a prendermi. Ringrazio tutti quanti mi hanno aiutato, accolto e ospitato. Ringrazio tutti quanti si fermeranno a leggere fino in fondo questo post. A presto per un nuovo cammino che ho già "nel mirino".
ByE
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