Italia Coast 2 Coast

 Coast 2 Coast

Dal Mare Adriatico al Mar Tirreno in 17 giorni

15 giugno - 01 luglio 2022 


In cammino .....


Sono qui con il mio cammino appena concluso che attraversa l'Italia nella parte centrale e cioè partendo da Ancona arriva ad Orbetello. Come ho scelto questo percorso? Curiosando in internet alla ricerca di qualche nuovo cammino da fare, mi sono imbattuto in questo che mi ha subito incuriosito, andando nel sito ufficiale www.italiacoast2coast.it ho iniziato a camminare virtualmente seguendo il tracciato. Ho fatto poi arrivare la guida ufficiale di Simone Frignani edito da "Terre di Mezzo", che tra l'altro ha all'interno la credenziale del "coaster" per i timbri e mi è stata utilissima in quanto il percorso è descritto molto bene e preciso.


Ho quindi iniziato a programmare il viaggio studiano le tappe da fare, scaricando dal sito le tracce gps da utilizzare con l'app "Geo Tracker" che utilizzo sul mio smartphone. Sempre sul sito ho verificato i costanti aggiornamenti sia del percorso che delle ospitalità. Utile è stato anche iscrivermi al gruppo Fb per leggere i consigli dei vari coaster che hanno fatto o stanno facendo il percorso. E adesso partiamo.

Lunedì 13 giugno. Preparato il mio prezioso zaino ormai super collaudato, mio cognato Gianfredo mi accompagna alla Centrale di Milano dove prenderò il Frecciarossa per Ancona. Il treno parte in perfetto orario e come potete vedere è obbligatoria la mascherina FFP2; viene ripetuto frequentemente l'avviso di utilizzarla e durante il viaggio noto con piacere che sia il controllore che il personale della polizia passano di tanto in tanto facendo rispettare questa direttiva.   
Arrivo ad Ancona verso le 16 e uscito dalla stazione incontro Michele del b&b L'Assiolo, contattato due giorni fa, il quale è venuto a prendermi per portarmi a casa sua. In effetti sarei dovuto partire da Portonovo come pianificato dalla guida ma ho preferito fermarmi una notte in più ad Ancona, anche su consiglio di Michele, per visitare la città che non avevo mai visto.  






Scarico lo zaino in camera e partiamo subito per la visita di Ancona. Michele mi porta in primis a vedere le grotte scavate ai piedi della scarpata sotto alla città. Attraverso un sentiero abbastanza ripido con delle scalette scendiamo in riva al mare: ci sono circa 300 di queste "grotte" nate come deposito dei pescatori ora divenute dei locali di vacanza dei "grottaroli". Alcune sono profonde, altre più corte, chi le ha colorate chi le ha abbandonate. E' comunque uno spettacolo.
Ancona città non ha spiagge e i proprietari di queste strutture hanno ovviato creando una passeggiata davanti alle grotte. Facciamo un passaggio sugli scogli, altro posto degli anconetani per fare il bagno in mare, fino quasi alla scalinata monumentale dove si trova anche l'ascensore per risalire, ma dobbiamo tornare indietro perché il mare è alto e non ci sono passaggi. Dobbiamo quindi ritornare in alto utilizzando un altro sentiero sempre ripido.
Arrivati al Passetto ci dirigiamo verso il monumento ai Caduti, quindi ci incamminiamo su  viale Garibaldi, la passeggiata dei cittadini di Ancona, e raggiungiamo piazza Roma dove si trova la Fontana delle tredici cannelle, da qui saliamo verso l'anfiteatro romano e quindi più su, in cima al colle Guasco, al Duomo di San Ciriaco che è uno dei simboli della città con la struttura romanica e bizantina fuse tra loro. Da qui la vista del porto e della città è notevole.  









Scendiamo verso il porto utilizzando una stradina/scaletta utilizzata un tempo come via di fuga, infatti in pochi minuti siamo sotto. Ci sono diversi traghetti pronti a partire per attraversare il mare Adriatico verso le coste di Grecia, Albania e Croazia. Arriviamo all'Arco di Traiano e quindi al Lazzaretto detto anche Mole Vanvitelliana di forma pentagonale. 
Ritorniamo verso il centro passando davanti alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie di stile romanico eretta tra il XI-XII secolo, attraversiamo la piazza del Teatro delle Muse e ritorniamo sul viale Garibaldi per dirigerci di nuovo al Passetto dove abbiamo lasciato la macchina. E' quasi ora di cena, torniamo all'Assiolo dove Chiara, la moglie di Michele, ci aspetta con degli amici di Mantova per una cena a base di "risotto alla pilota".


Al mattino lascio il b&b e mi rifaccio un giro da solo per Ancona trovando ancora degli angoli e panorami suggestivi. Nel pomeriggio Michele torna dal lavoro e ripartiamo per un'altra escursione. Andiamo alla "Pescheria della Scalaccia", una spiaggia ancora più selvaggia rispetto a quella visitata ieri dove pochi grottaroli e ancor meno persone scendono per farsi un bagno in tutta tranquillità.
Dall'alto, nonostante il mare un po' mosso, si riescono a vedere le tre vasche collegate tra loro di probabile  epoca romana utilizzate per l'allevamento dei pesci. 
Di scalino in scalino scendiamo il ripido sentiero fino ad arrivare ad un altro più piccolo complesso di grotte, alcune aperte e in manutenzione altre sono chiuse e sembrano anche queste abbandonate. Percorriamo un tratto di costa e prendiamo un altro sentiero che ripido ci riporta al punto di partenza.


Con la macchina ci dirigiamo verso Portonovo, Michele si ferma per farmi vedere un'altra vista della costa; attraversato un prato di grano arriviamo sopra al dirupo, come un terrazzo, dove il panorama della costa e il Monte Conero sono stupendi. 

Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso Portonovo ma prima Michele fa una deviazione per andare a vedere le "due sorelle". Aggiriamo il Conero e dall'alto vediamo Sirolo e la costa marchigiana verso sud.

Lasciata la macchina ci incamminiamo su una sterrata che poco dopo diventa un sentiero e si svolge sul lato sud del Monte Conero con una bella vista della costa. Il mare passa dal blu cobalto al verde smeraldo. Arriviamo quindi al "Passo del lupo" e da qui vediamo i due scogli chiamati "Le sorelle". Oltre questo punto il percorso è chiuso per pericolo di frane e quindi alla spiaggia sottostante, una piccola caletta di ghiaia, si può arrivare solamente dal mare.  


Torniamo alla macchina e andiamo alla vera spiaggia di Ancona: Portonovo, una baia immersa nel Parco del Conero. Si alternano bagni attrezzati e spiaggia libera, c'è ancora diversa gente e l'acqua è invitante. Faccio un bagno ai piedi e intanto ammiro il paesaggio. Da lontano vedo la Chiesa di Santa Maria un piccolo gioiello di architettura romanica che in realtà è una parte dei resti di un'abbazia benedettina eretta intorno all'anno 1000. Sono quasi le 19:30 torniamo alla macchina e riprendiamo la strada di casa.

Al mattino di buon'ora, dopo aver fatto la colazione e salutato Michele e Chiara ringraziandoli per la loro calorosa e preziosa accoglienza, lascio il b&b e inizio il C2C. Dopo un primo tratto di asfalto, prendo un sentiero che attraversa campi coltivati e arrivo all'incrocio di Portonovo.
Un breve saluto al mare Adriatico da un punto in cui vedo sorgere il sole e quindi mi incammino verso Poggio.

Il percorso alterna tratti di asfalto, di sterrate e di sentieri in salita e discesa, a volte ripida salita e di conseguenza la discesa.  

All'ennesima salita di oggi vedo in alto il profilo di Osimo e subito dopo il cartello segnaletico.
Il sole picchia, sono quasi le 13, la salita è abbastanza ripida e cerco di camminare al fresco delle piante a bordo strada.


Arrivo in Piazza del Comune dove svetta la Torre civica, mi incammino verso la Basilica di San Giuseppe da Copertino dove ho trovato ospitalità nella foresteria del convento attiguo. Vengo accolto da un giovane frate che mi accompagna alla camera e mi spiega tutto. 

Sistemato, esco per la visita di Osimo fermandomi prima alla Basilica: scendo nella cripta dove è custodito in una teca di cristallo il corpo del santo e quindi le stanze oggi adibite a museo dove il santo trascorse gli ultimi anni di vita.
Uscendo dalla chiesa vedo l'indicazione delle "Grotte del Cantinone" proprio sotto il mercato coperto. Scendo e prendo il biglietto (ridotto 4€) per la visita guidata, siamo in quattro e la guida ci porta nel sottosuolo della città. Una fitta rete di gallerie spesso collegate fra di loro con segni agli incroci per capire dove andare. E' praticamente un labirinto sotterraneo e l'esperienza del buio e del silenzio è impressionante; ne è valsa la pena ed interessante la storia di queste grotte.


Al mattino lascio presto la foresteria, dove ho dormito bene e mi incammino con destinazione Filottrano e poi Appignano avendo trovato ospitalità da "Nonno Neno". Osimo è deserto, passo davanti alla Cattedrale di San Leopardo, la chiesa principale della città, la strada inizia a scendere abbastanza ripida verso la pianura. Trovo finalmente il primo segnalino del C2C.

Passo vicino ad una fattoria e arrivo al fiume Musone, il percorso prosegue di fronte a me. Si vede il passaggio dove l'acqua è più bassa e quindi vai di guado.
Procedo su strada bianca che sale e scende tra le colline e penso di vedere in lontananza Filottrano in cima, là in fondo.

Arrivo sotto Filottrano, la strada procede in salita e circa a metà, fuori da una casa, trovo con piacere questa indicazione per i coaster.


Arrivato nella piazza principale c'è il mercato e molta gente che gira fra le bancarelle; mi fermo a bere un caffè e riempire la borraccia, faccio un giro per la visita della cittadina: al comune ci dovrebbe essere il museo del "biroccio marchigiano", purtroppo è chiuso e leggo che la visita deve essere prenotata. Sono quasi le 11, mi mancano ancora circa 8 km che vuol dire per me ancora due ore di cammino circa. Fa caldo e il sole scotta. Mi incammino sul viale principale in discesa, esco dalla porta e la strada scende ancora per diversi km per poi risalire su un'altra collina.


La sterrata bianca in salita passa tra campi coltivati senza nessuna casa o fattoria in vista. Il livello dell'acqua nella borraccia sta calando e comincio a fare economia. Mancano ancora 3 km al b&b; attacco la salita ripida, saranno circa 500 metri ma con questo caldo la fatica è doppia e il passo più lento e corto. Finalmente arrivo in cima e seguo le indicazioni per Appignano. Chiamo Giacomo per avere indicazioni su come raggiungere la destinazione. Ed ecco la Fattoria di Nonno Neno, fine della tappa, sono quasi le 14.


Verso le 17 arriva Elena, una coaster partita anche lei da Portonovo con destinazione Todi. Ci eravamo già incontrati, senza sapere di essere due coaster, nelle grotte di Osimo. Alla sera Giacomo ci porta ad Appignano facendoci da Cicerone e poi ci fermiamo a mangiare in un posticino caratteristico niente male. 

Al mattino mi alzo presto, faccio colazione e saluto Elena che nel frattempo si è alzata ma ha intenzione di partire più tardi. Mi incammino per sfruttare di più il fresco, il sole sta sorgendo tra le spighe del grano. Anche oggi faccio due tappe in una, quindi non mi fermo a Treia ma proseguo fino a San Severino Marche. In totale 34 km.
La strada asfaltata corre in piano sul crinale con un bellissimo panorama delle colline marchigiane. Passo contrada Santa Maria delle Grazie e prendo la sterrata che scende tra campi coltivati a girasole. Un altro fantastico e colorato spettacolo. 
In fondo sull'altura il profilo di Treia, sembra ancora molto lontana. 
Dopo una salita corta ma moooolto ripida, arrivo al Santuario del SS Crocifisso. La chiesa sorge, anzi è stata edificata nel XIII secolo sui resti di un tempio di Iside e dista da Treia circa 1 km. Ci sono lavori in corso e tutto il perimetro della chiesa è chiuso con una rete da cantiere, quindi non è possibile visitarla. Peccato ho letto che all'interno c'è molto da vedere.

Entro nella cittadina passando da Porta Montana, una delle 7 porte poste nella cinta muraria, arrivando in Piazza Repubblica dove si ha una notevole vista panoramica; è un po' fosco ma vedo il profilo del Monte Conero. Sono le 9:30 ne approfitto per entrare nel bel baretto che si affaccia sulla piazza per "completare" la colazione.


Riprendo il cammino uscendo da Via Garibaldi, passo davanti ad un particolare museo, è chiuso ma dalla porta a vetri riesco a vedere l'interno.


Entro nel territorio di San Severino Marche e arrivato nel centro della cittadina cerco con google map l'Istituto delle Suore Convittrici del Bambin Gesù dove ho trovato ospitalità. Naturalmente è nella parte alta proprio sotto il castello sul Montenero e per arrivarci si deve salire attraversando un parco. E' una grande struttura, vengono svolte diverse attività tra cui due licei e un asilo nido. Mi accoglie una suora che mi timbra la credenziale, spiega per la cena e per la colazione e quindi mi accompagna alla camera. 


Rinfrescato, lavato e steso i panni, scendo nel centro della cittadina per una visita. San Severino è in provincia di Macerata è attraversata dal fiume Potenza e in posizione intermedia tra il mare e gli appennini. Arrivo in Piazza del Popolo, una grande e lunga piazza porticata di forma ovale dove si affacciano negozi, bar, ristoranti. 


Ma anche: il teatro Feronia del 1827 il palazzo del Comune del '700, il palazzo cinquecentesco dei Governatori con la torre dell'orologio, diverse chiese gotiche e tanti palazzi gentilizi. 

Al mattino scendo nel centro storico,  attraverso la cittadina e mi dirigo verso porta San Francesco. Come sempre a quest'ora c'è poca gente in giro. 


Lascio il fiume Potenza sulla mia destra e prendo la sterrata che va verso il monte seguendo le indicazioni delle Grotte di Sant'Eustachio. La vecchia strada che univa San Severino Marche a Camerino. Salendo prima gradatamente e poi con un po' più di pendenza arriva fino ad uno spiazzo, da lì parte un sentiero nel bosco che sale fino ad incontrare una prima grotta, continuando ci si addentra in una stretta gola scavata nella roccia.



Ed ecco poco più avanti l'antica abbazia eremitica fondata dai Benedettini dedicata prima a San Michele, ampliata poi nel XII-XIII secolo dedicandola a Sant'Eustachio. 


Della struttura abitata per secoli dai monaci rimane solo una parte a ridosso della roccia, il resto è purtroppo in grave degrado così come il sentiero per arrivarci che si sta imboscando. Tutta la zona fa parte di un Parco protetto ed è suggestiva e molto interessante dal punto di vista naturalistico.

Riprendo la salita nel bosco passando nella forra dove certi punti sono molto stretti e chiusi dalla vegetazione. Dal piccolo sentiero sbuco su una sterrata che sempre in salita mi porta al rifugio Manfrica dove trovo una compagnia di giovani che stanno sistemando l'area esterna della costruzione e a cui chiedo di riempire la borraccia.
Riprendo il cammino e proseguo sulla sterrata sempre in salita fino ad arrivare ai piani di Crispiero, il punto più alto della tappa di oggi a 750 mt.

Il sole è molto caldo ma fortunatamente, camminando sul crinale, c'è una bell'aria fresca che porta il profumo delle tante ginestre sparse nei prati. La tappa di oggi prevedeva l'arrivo a Pioraco, la guida consigliava la variante per Camerino e allora l'ho scelta come tappa di oggi per vedere lo stato della cittadina che fatica a riprendersi dopo il terremoto del 2016. 
 

Scendendo sulla strada asfaltata vedo in lontananza la città di Camerino nota soprattutto per la presenza dell'università degli studi fondata nel 1336. Sempre in provincia di Macerata, Camerino è posizionata tra le valli del Chienti e del Potenza su un colle al centro di una zona montana e chiusa a sud dal massiccio dei monti Sibillini.



Arrivo al Monastero di Santa Chiara ancora inagibile, le indicazioni avute da una suora mi portano quasi in fondo alla via dove si trova la struttura "temporanea" che accoglie le suore, la piccola chiesetta e un piccolo appartamentino di due camere dove vengono accolti i pellegrini. Prima di congedarmi mi fornisce alcune indicazioni tra cui un posticino dove andare a mangiare e poi mi chiede se ho piacere di partecipare alla lavanda dei piedi, come avviene negli ostelli Jacobei, durante i vespri delle 18. Ma certo! Ci vediamo più tardi.  



Dopo essermi sistemato esco a fare un giro nella cittadina, mi dirigo verso il centro storico passeggiando nelle vie silenziose dove quasi tutti gli edifici sono ancora imbragati e la desolazione si sente tanto. Il terremoto del 2016 anzi gli sciami sismici del 24 agosto, del 26 ottobre e del 30 di ottobre hanno causato tanti danni al paese; ci sono ancora zone rosse chiuse da transenne dove è vietato entrare per il pericolo di crolli. Il duomo con la statua di Sisto V posta al centro della piazza, il palazzo vescovile e il palazzo ducale sono gli esempi più eclatanti di questo disastro. 



Dalla piazza della Basilica di San Venanzio, patrono della città, si ha una panoramica dei campi coltivati, delle colline e più in fondo la catena dei Monti Sibillini.:


Trovo il posto consigliatomi dalla suora, è un ristorante nel quartiere ebraico della "Giudecca" che si chiama "Noè errante". E' un bel posticino che si affaccia in una piazzetta tra le vie strette e a volte anguste del quartiere, mi piace e verrò qui più tardi. Sono quasi le 18, ritorno al monastero per il Vespro e per partecipare, come pellegrino, alla lavanda dei piedi. Dopo le 19:30 ritorno al ristorante affidandomi al titolare che mi consiglia il piatto del giorno: un'ottima pasta alla Noè accompagnata da un buono e fresco vino bianco. 

Al mattino lascio il monastero non troppo presto perché la tappa di oggi è abbastanza corta. Prendo la strada in discesa che attraversa una porta anch'essa tutta puntellata e passa vicino ad un piccolo villaggio di nuove casette prefabbricate dove vivono le famiglie che hanno dovuto abbandonare il centro di Camerino.
Ad un incrocio vedo l'indicazione del "Cammino delle terre mutate", un cammino di oltre 250 km che parte da Fabriano e arriva a l'Aquila nel cuore dell'Appennino tra i Monti Sibillini e il Grans Sasso.

Riprendo il percorso che avrei dovuto fare ieri senza la variante per Camerino e dopo qualche km eccomi al cartello di benvenuto a Pioraco facente parte della Comunità Montana delle Alte Valli del Potenza. 


Il sentiero passa dietro e attraverso il cortile della cartiera Fedrigoni, seguo l'indicazione del "Sentiero Li Vurgacci" immerso nel verde tra gorghi e cascate fino ad arrivare ad un piccolo angolo sopra il fiume denominato "La fossa dei mostri", in cui si possono vedere delle sculture create nella roccia da uno scultore locale. 

Continuo il percorso su scalette di legno e passerelle che passano sopra il fiume Potenza e salgo nel centro del paese dirigendomi verso l'Hotel Giardino dove ho trovato ospitalità. Sistemato, esco e vado a fare un giro di esplorazione del paese. 
Pioraco oltre a presenze neolitiche e della civiltà del bronzo, fu un insediamento romano sulla strada che si staccava dalla Via Flaminia arrivando fino ad Ancona. Nel XIII secolo esisteva un castello che divenne residenza della nobile famiglia dei Da Varano, Duchi di Camerino. 

La cittadina si trova a valle del fiume Scarsito, affluente del fiume Potenza il quale attraversa l'abitato con piccole cascatelle e rapide, tra i monti Primo, Gemmo e Gualdo. 


La presenza dell'acqua testimonia già dal 1364 la presenza di un'attività di fabbricazione della carta, tuttora attiva. Le indicazioni del Museo della Carta mi incuriosiscono ed entro, sono solo ma la guida mi accompagna per una visita personalizzata. Molto interessante. Riprendo il cammino nelle viette del paese e sento della musica che arriva dal chiostro; è in corso un concerto jazz di giovani del posto.  


Ritorno all'hotel per la cena e il titolare, che ha un occhio di riguardo per i "coaster", mi ha preparato una cenetta niente male.

La tappa di oggi con arrivo a Nocera Umbra è abbastanza lunga, circa 28 km. Parto allora abbastanza presto camminando prima sull'argine e poi su una strada ciclopedonale a lato del fiume Potenza che scorre tranquillo in senso inverso al mio. Questo tratto di strada nel bosco è rilassante sia per il silenzio sia per i colori.
Guardando le colline coltivate a grano, il mio sesto senso mi avverte di essere già entrato, impercettibilmente, in Umbria anche senza vedere cartelli. Ho passato il confine regionale lasciando le Marche alle mie spalle. 



Passato il piccolo borgo di Casaluna, il percorso procede sempre in salita verso la cima del Monte Alago, il punto più alto del C2C, circa 1000 mt. Vicino al passo arrivo al Pian delle Stelle dove si trova una "cresceria" e visto che è quasi mezzogiorno e mancano ancora 7 km, mi fermo per una sosta. 


Riprendo il cammino, da adesso è tutta discesa fino a Nocera. Il panorama da qui è grandioso: sotto vedo la valle del Topino mentre in fondo il profilo del Monte Subasio.


Il sentiero attraversa una pineta, il profumo della resina è molto intenso, uscito dal bosco vedo dall'alto la parte nuova ma soprattutto quella storica di Nocera Umbra arroccata su uno sperone di roccia che evidenzia il suo passato di struttura difensiva. Sono quasi arrivato. 


Nocera Umbra è conosciuta come "Città delle Acque" grazie alle tante sorgenti che sgorgano nel suo territorio situato ai piedi del Monte Pennino. Girando per il centro incontro tantissime fontane e l'acqua è molto fresca e buona e leggera. 


Vado a visitare i monumenti principali entrando nella parte medievale e salendo tra le strette vie arrivo in cima fino al Campanaccio, simbolo di Nocera, dove si ha una vista eccezionale della valle sottostante; entro poi nella Concattedrale dell'Assunta di cui solo il portale è una testimonianza del X secolo. Scendendo arrivo alla piazza dove si trova la Chiesa romana-gotica di San Francesco del XIV secolo. 


Nella piazza ci sono dei tavolini del ristorante "Piazza Grande" già apparecchiati, sarebbe già ora di cena e allora ne approfitto anche perché durante il giro non ho visto altre attività aperte. Anche in questo caso mi affido all'oste e alla fine sono soddisfatto di quello che mi è stato proposto.



Lascio l'hotel al mattino dopo un caffè e parto per Assisi. La strada sale verso una zona indicata "Africa", chissà perché questo nome ma non c'è in giro nessuno a cui chiederlo; arrivato sopra ad un'altura mi giro ammirando la valle e Nocera. La strada scende attraverso prati e boschi verso Nocera Scalo e poi risale verso Villa Postignano che entrando nel bosco diventa un sentiero.  


Cammino sempre nel bosco fino ad un recinto dove ci sono dei maiali neri, poco più avanti trovo l'allevatore a cui chiedo informazioni riguardo questi animali e la sua attività. I maiali sono i Nerini Umbri una razza autoctona e sono allevati allo stato brado. Che faccia simpatica hanno questi maialetti.


Proseguendo il cammino verso Assisi incontro un gruppetto di camminatori in pellegrinaggio alla Basilica di San Francesco che stanno facendo una pausa proprio sopra alla Forra del Ponte Marchetto, delle gole spettacolari scavate dall'omonimo torrente. Riprendo il sentiero passando il ponte e salendo incontro il piccolo borgo di Costa di Trex dove trovo dell'acqua in una fontanella per riempire la borraccia ormai vuota. Ed eccomi alle porte di Assisi, anzi alla Porta Perlici. 


Come prima cosa vado a vedere la Basilica e, anche se l'ho vista più volte, per me è sempre un'emozione! Vado poi alla ricerca del b&b dove ho trovato alloggio. C'è molta gente in giro nelle vie di Assisi, tantissimi stranieri e in particolare sento parlare inglese, francese, tedesco e altro ancora.


Purtroppo la signora del b&b ha avuto un problema con un'ospite e non mi può dare la camera, si scusa tanto e cerca invano di aiutarmi a cercare un altro alloggio; vabbè può succedere. Mi arrangio a cercare qualche altra soluzione ma tutti mi dicono che sono pieni; alla fine trovo un posto nell'albergo vicino alla porta da dove sono entrato. Una volta sistemato vado in esplorazione della città rivedendo e ricordando i posti di questa meravigliosa città. 





Dopo essere andato a "trovare" San Francesco, continuo a gironzolare per le vie di Assisi fino a sera e infine cerco un posticino dove mangiare qualcosa.

Al mattino lascio presto l'hotel, la tappa di oggi è abbastanza lunga, uscendo dalla porta il panorama della piana di Assisi è notevole. Il sentiero passa vicino alla Chiesa di San Damiano e mi fermo, anche se è presto, per una visita. C'è la messa del mattino in corso. 


Scendo ancora verso la piana tra campi di girasoli e campi di grano, vedo in lontananza il santuario di Rivotorto dove San Francesco con i primi suoi compagni si stabilirono agli albori della Fraternità Francescana. 


Percorrendo una stradina tra campi coltivati noto sulla sinistra il grande "panettone" del Monte Subasio, camminando sull'argine del fiume Topino arrivo a Cannara e, attraversato il ponte, vado a fare un giro nel centro e a bermi un caffè. Il nome di questo paese sembra derivare dalla presenza delle "canne", la pianta acquatica tuttora ancora presente in questa piana quasi al centro della Valle Umbra una volta zona molto acquitrinosa. I dati storici danno l'origine del paese intorno all'anno mille e per diversi secoli fu un castello ben fortificato con torri, alte mura e all'interno diverse chiese tuttora esistenti.   
 

Riprendo il cammino tra campi e canali fino ad in travedere i campanili di Bevagna, inserito nei borghi più belli d'Italia, in cui arrivo entrando da Porta Guelfa. C'è molta gente in giro e vi sono diverse installazioni del "Mercato delle Gaite", la rievocazione storica medievale che riporta Bevagna indietro nel tempo tra il 1250 e il 1350. Peccato che sono un giorno in ritardo, sarebbe stato bello entrare a far parte di questo evento e passeggiare tra la gente vestita come in quel periodo storico.  



Ma cosa sono le Gaite? Deriva dal longobardo whata ovvero "guardia" diventato poi "guaita o gaita" con cui vengono identificati i quartieri di: San Giorgio, San Giovanni, Santa Maria e San Pietro.  Visitata Bevagna, che è proprio una bella cittadina a cui vale la pena ritornare per approfondire, riprendo il cammino verso Gualdo Cattaneo. Arrivo nel centro del paese in cima al colle verso le 12:30, nella piazza del comune ci sono delle attività ma è tutto chiuso. Ridiscendo nella piazza sotto il paese ma anche qui non trovo niente, per fortuna trovo una fontanella per riempire la borraccia.   

Chiamo Laura, proprietaria del b&b dove ho trovato alloggio, che mi dice di aver pazienza e verso le 15 verrà a prendermi per portarmi alla sua casa. Sono le 13 e quindi mi accomodo su una panchina, tolgo gli scarponi e aspetto. Il b&b è avanti circa 5 km ma sul percorso, il posto è isolato ma molto, molto carino e Laura cordiale e tanto ospitale. Essendo isolato e rimasto solo in casa approfitto per riposare e più tardi faccio quattro passi nell'uliveto e nei campi attorno seguito dai due cani di Laura che mi seguono ad ogni passo.


Al mattino Laura è già attiva e ha preparato una colazione abbondante, me la prendo comoda perchè il percorso di oggi è più breve di circa 5 km e mi godo le buone cose messe in tavola. Quindi saluto Laura ringraziandola tanto per l'ospitalità e mi metto in cammino per Todi. 


Camminando su e giù per le colline tra campi di grano già tagliati, incontro sulla strada un gallo cedrone, o almeno penso che lo sia, con la sua "bella" che appena mi vedono corrono a rifugiarsi nell'erba alta.


In cima al colle passo da una vecchia cava completamente abbandonata con i macchinari arrugginiti in mezzo alle piante che se li stanno "mangiando". Mah!! Proseguendo sul sentiero in discesa arrivo alla strada provinciale e subito dopo una strada sterrata con la vista sulla Valle del Tevere e lo skyline di Todi in lontananza.


Eccomi arrivato a Todi. Posto in cima al colle a 400 mlsm a breve distanza da Tutere, un territorio abitato dagli Etruschi, col significato di "terra di confine", fu fondata dagli Umbri tra l'VIII e il VII secolo a.C. Mi addentro in un vicoletto dove ci dovrebbe essere il b&b "La porta di Todi" di Joelle, una signora belga che si è trasferita anni fa. Il posto è carino e l'accoglienza di Joelle e del marito, squisita.


Entrando nel centro antico della città ho la sensazione, e con un po' di fantasia, di entrare ancora in una città medievale con porte e bastioni e mura ancora integre. Piazza del Popolo, il centro di Todi, è la piazza più importante e attorno sorgono i monumenti più importanti e interessanti: Duomo dell'Annunziata, Palazzo dei Priori, Palazzo del Capitano, Palazzo del Popolo.


Il Duomo anzi la Concattedrale della Santissima Annunziata è la chiesa più importante di Todi, fu edificata tra il XII e il XIV secolo sopra un edificio di epoca romana; all'interno c'è molto da vedere: un fonte battesimale del 1507, un affresco del "Faenzone" del 1596 che prese spunto dal giudizio universale di Michelangelo, un coro ligneo del 1521, un crocifisso su tavola della metà del 1200 e tanto ancora. 


Dopo il cammino e il girovagare tra le varie bellezze di Todi, è arrivato il tempo di mangiare qualcosa visto che a mezzogiorno ho saltato. Su consiglio di Joelle mi dirigo al piccolo ristorantino fuori dal vicolo e mi faccio consigliare i piatti del posto. Si parte con delle bruschette e a seguire una pasta dello chef che divoro tanto è buona. Ottimo.  



Dopo una semplice ma buona colazione saluto i coniugi ringraziandoli per l'ospitalità e lascio Todi uscendo da una delle porte che guardano verso ovest. La strada scende nella valle e risale sul colle di fronte, guardando indietro vedo il campanile di San Fortunato che svetta alto nel cielo sopra la città.



Oggi il percorso per la maggior parte è immerso nei boschi in un su e giù tra i colli umbri. Arrivo al piccolo borgo di Morruzze e dal belvedere della piazza si vede molto bene la media valle del Tevere. Qui si incrocia il "Cammino dei borghi silenti" (https://www.camminodeiborghisilenti.it/) un percorso interessante ad anello di 5 tappe sulle pendici dei Monti Amerini. Lo incontrerò ancora a Civitella del Lago dove sono diretto ma per un'altra strada.



Riprendo il cammino alternando ai sentieri nel bosco anche brevi tratti di strada asfaltata. Raggiungo in discesa un fosso e poi risalgo e ad un tratto da una spaccatura nella roccia esce una ventata di aria gelida che denota una presenza di un complesso ipogeo in profondità. Non si riesce a stare troppo davanti talmente e fredda l'aria.

Raggiungo Civitella del Lago e chiamo il b&b. Viene un ragazzo che mi accompagna al posto e mi dà qualche indicazione. Il paese, frazione del comune di Baschi, è molto piccolo e in poco tempo lo giro passeggiando nelle piccole stradine del centro. In epoca romana era una zona popolata e con un'agricoltura molto sviluppata i cui prodotti raggiungevano Roma via Tevere partendo dal porto di Pogliano.

Pur essendo a soli 476 mslm, la vista del Lago di Corbara e dell'orizzonte sono magnifici. Alla sera vado a mangiare all'Osteria da Zio Cencio, consigliatami dal ragazzo del b&b; mangio bene e parlando poi con il proprietario del locale scopro che è di Oltrona!!


Al mattino, abbastanza presto, lascio il b&b dopo aver bevuto un caffè, prendo la strada che scende verso il lago di Corbara, un lago artificiale creato dalla diga omonima sul fiume Tevere. 


Scendendo la vista del lago, anche se c'è un po' di foschia, è sempre fantastica. Arrivato in fondo e raggiunto il muraglione della diga, scendo nella valle e attraverso il Tevere su un ponte quasi a livello dell'acqua. 


Il percorso poi risale passando sotto il paese di Corbara, proseguo su una tranquilla strada asfaltata tra i campi e incrocio solo qualche trattore. Dopo una curva ecco in alto Orvieto a cui arrivo usando la funicolare che parte dalla stazione sotto la città. Attraversata la porta entro in corso Cavour che mi porta dritto nel centro della città. C'è il mercato in Piazza del Popolo e tanta gente in giro, qui devo cercare la casa di accoglienza Istituto Ss. Salvatore dove ho trovato alloggio. Vengo accolto da una Suora che mi timbra la credenziale e mi da tutte le informazioni. 


Esco quindi a fare un giro per la città e mi dirigo subito al Duomo che è sempre uno spettacolo vederlo, uno dei tanti capolavori italiani: di architettura gotica edificato per celebrare il miracolo eucaristico di Bolsena, infatti in una cappella è conservato il corporale del miracolo. Dopo aver preso il biglietto d'ingresso, ridotto perchè sono un pellegrino, entro a visitare con tutta calma questa magnifica e ricca chiesa. Riprendo poi il giro passeggiando nelle vie trovando tantissimi scorci che meritano almeno una foto.

        
Gira, gira... si è fatta ora di cena o di pranzo, mah. Mi fermo in una macelleria che fa anche piatti pronti e mi faccio preparare un panino con la porchetta, un ricco panino che gusto nel tavolino fuori dal negozio. Ottimo!!!


La tappa di oggi è abbastanza corta per cui lascio l'Istituto dopo aver fatto una buona colazione. Attraverso il centro e prendo la strada in ripida discesa fino ad incrociare la regionale e, attraversata, inizio la salita altrettanto ripida chiamata "Dritta del Tamburino". Salendo cammino su un tratto di basolato e voltandomi vedo il bel profilo della città. Arrivo al "sasso tagliato", un blocco di tufo lavorato probabilmente dagli Etruschi per il passaggio dei carri. Il sentiero sale nel silenzio dei boschi tra ruderi e tratti ancora di basolato fino ad uscire in quota su una sterrata.


Oggi arriverò a Bolsena per un'altra strada rispetto a quando feci la Francigena del Nord, ed ecco poco dopo la vista del lago ed entro senza accorgermi nel Lazio. Inizia la discesa a Bolsena e arrivo proprio nel piazzale della Basilica di Santa Cristina, dove avvenne nel 1263 il miracolo eucaristico.


Davanti a me vedo il Convento della Suore del Santissimo Sacramento dove ho trovato alloggio, è in ottima posizione nella città e una volta entrato è anche un bel posto. Nel camerone ci sono una ventina di letti singoli e ho libertà di scelta visto che sono solo. 


Quando esco per fare un giro ritrovo alcuni luoghi e mi ritorna in mente il mio primo cammino e proprio qui a Bolsena l'incontro all'ostello con altri pellegrini.

C'è molta gente che passeggia sia nelle vie del centro sia sul lungolago, i bar sono pieni: il tempo bello, l'aria tiepida ed è l'ora dell'aperitivo. Ecco spiegato questo pienone. Mi siedo su una panchina rilassandomi guardando il lago e il viavai dei turisti.


Parto abbastanza presto al mattino e nell'uscire dal centro incontro due pellegrini diretti a Roma sulla Francigena. Fatte due parole riprendiamo il nostro cammino ognuno per la propria strada, io per un tratto sulla Francigena che va verso nord fino a San Lorenzo Nuovo. Oggi è la 14ma tappa e la destinazione è Onano in provincia di Viterbo sui Monti Volsini al confine con la Toscana. Passo vicino alla Necropoli Etrusca di Pianezze facenti parte del Comune di Grotte di Castro, purtroppo è tutto chiuso e sarebbe stato interessante, almeno per me, farci una visita. Poco dopo ecco il paese in alto: non faccio il giro previsto ma prendo il sentiero più breve in forte salita che però in poco tempo mi porta nel centro dove mi fermo per una sosta caffè.


Arrivato ad Onano, un piccolo paese di circa 900 abitanti, famoso per ... vedere indicazione del cartello. Ma non solo quello. Infatti leggo sulla guida che per la sua posizione strategica tra Lazio e Toscana fu conteso fra guelfi e ghibellini, tra signori locali e la Chiesa. Ho trovato posto da un affittacamere, praticamente l'appartamento dei genitori destinato a fare l'accoglienza. Prima di uscire mi chiama Bruno, il proprietario dell'appartamento, e mi dice che sarò invitato a cena a casa sua ma prima mi guiderà in breve tour del paese e del "Giardino didattico".






Bruno lascia alla fine del giro il giardino ed è una sorpresa: piante di frutti antichi o dimenticati, erbe officinali e aromatiche, installazioni riprese con materiali di scarto e tanto altro. Bruno ha un'energia nello spiegare e per me è difficile ricordare tutto quanto mi racconta, per cui metto il link di questo "giardino fantastico": Giardino didattico di Onano che vale la pena di andare a vedere, meglio se dal vivo.


La serata in compagnia della famiglia di Bruno è stata molto piacevole e la cena ottima con prodotti veramente a km 0, tutto dal loro orto. Ho scoperto che Bruno è anche filosofo, scrittore, storico di Onano, curatore del giardino e del museo contadino: una persona poliedrica. 

















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