La via Francigena del Sud - Maggio-Giugno 2019

Venerdi 3 maggio 2019: Azzio - Milano - Roma
Ed eccomi al secondo cammino a completamento di quello fatto l'anno scorso: la Via Francigena del Sud e cioè da Roma a Santa Maria di Leuca. Ho programmato una deviazione una volta arrivato a Troia: percorrerò un tratto della Via Micaelica passando da San Giovanni Rotondo e quindi da Monte Sant'Angelo tappa finale di questa via che parte da Mont Saint-Michel in Normandia e passa dalla Sacra di San Michele in Valle di Susa. Il cammino di quest'anno dovrebbe durare, è sempre meglio usare il condizionale, circa 36 giorni e le tappe le ho già definite. Lo zaino è pronto e sono in attesa che arrivi Gianfredo che mi dà un passaggio fino alla Centrale di Milano dove prenderò il treno per Roma. Anche questa volta per il percorso faccio riferimento alla guida "LA VIA FRANCIGENA DEL SUD - DA ROMA AI PORTI D'IMBARCO PER LA TERRA SANTA" di Monica D'Atti e Franco Cinti, edito da Terre di Mezzo e consultando il sito ufficiale https://www.viefrancigenedelsud.it/

E' una bella giornata di sole e l'aria è tiepida, arrivo a Roma alla stazione Termini in orario. C'è molta gente dentro in stazione e fuori. Mi dirigo verso Trastevere dove ho trovato alloggio allo "Spedale della Provvidenza di San Giacomo e San Benedetto Labre", passando dai fori imperiali, dalla Colonna Traiana, da Piazza Venezia e dal Vittoriale, attraverso il Tevere sui ponti dell'Isola Tiberina, arrivo quindi in Trastevere in Via dei Genovesi.


Entro nell'ostello accolto da una volontaria della Confraternita di San Jacopo che mi registra e mi accompagna alla camerata. Vedo altri zaini e biciclette e quindi non sarò solo questa sera. Esco a fare un giro per Trastevere e verso sera ritorno all'ostello per la cena comunitaria. Prima di cena, come da tradizione negli ostelli Jacopei, viene svolta la lavanda dei piedi ai pellegrini presenti. Siamo in una decina compresa una piccola famigliola della zona di Milano che viaggia in bicicletta e domani tornano a casa in treno. La cena è semplice e frugale, ma buona e soprattutto in allegra compagnia.
Sabato 4 maggio: Roma - Marino
Al mattino piove leggermente ed è freschino, indosso quindi la mantella e lascio l'ospitale. All'altezza della Bocca della Verità però inizia a piovere forte, trovo un venditore ambulante e compro un ombrello. Attraverso il Circo Massimo e prendo la Via di Porta San Sebastiano, passo davanti alle Terme di Caracalla e, attraversata la porta di San Sebastiano (prima Porta Appia), inizio l'antica Via Appia.
La Via Appia era l'antica via che collegava Roma a Brindisi. Ritenuta dai Romani la "regina viarum" considerando il periodo in cui fu costruita, tra il VI e il III secolo a.C.; una grande opera di ingegneria civile con un grande impatto commerciale, culturale, militare per quell'epoca.
Camminare sul basolato con a destra e a sinistra i resti dell'impero romano mi impressiona notevolmente; statue, edifici, terme, templi, una miriade di testimonianze della ricchezza che c'era in quei tempi.
Arrivo alla piccola chiesa del "Domine Quo Vadis", mi fermo ed entro a visitarla.
Riprendo il cammino sull'Appia e la strada man mano diventa sempre più piccola fino a divenire un sentiero tra l'erba e quindi acqua dall'alto e acqua dal basso l'unica cosa asciutta è lo zaino. Arrivo a Frattocchie e continua a piovere, l'ultimo tratto l'ho percorso dentro un torrentello, vi lascio immaginare gli scarponi... Salendo verso Marino finalmente smette di piovere, arrivo nella piazza del paese tra la nebbia cerco l'indicazione del b&b.
Il posto è carino e il proprietario mi accoglie cordialmente, la camera è comoda e soprattutto calda. Fuori sento che ha ripreso a piovere e spero che prima di sera smetta per andare a mangiare qualcosa. Su consiglio del padrone del b&b, vado in una trattoria dove fanno piatti tipici e mangio un'ottima pasta con tanto di "scarpetta" accompagnato da un buon bicchiere di vino dei colli Albani. Fuori intanto ricomincia a piovere, ho portato l'ombrello però ho i sandali. SIGH!!
Domenica 5 maggio: Marino - Artena
Alla colazione del mattino conosco Nol, un olandese che partito anche lui da Roma ieri è arrivato qui al b&b alla sera. Vuole arrivare a Bari e poi tornare a casa. Mi chiede se possiamo fare la prossima tappa insieme; ho un deja vu: mi ricorda l'incontro dell'anno scorso con l'altro Olandese; Albert. Chiaramente gli dico di si e gli propongo di fare anche le altre insieme, fino a Troia dove prenderò un'altra strada. Lasciamo quindi insieme il b&b verso Artena. Il cielo è abbastanza sereno e la temperatura è discreta.
Usciti da Marino percorriamo un tratto di strada asfaltata con un po' di traffico fino ad arrivare alla periferia di Rocca Priora e quindi poco dopo ai "Colli del Vivaro" dove vediamo tanti cavalli liberi al pascolo. Alcuni vengono vicini e non sembrano per nulla infastiditi dalla nostra presenza.
Arriviamo al cartello di Artena, di già? La tappa è di circa 28 km, ma sono solo le 11:30!! Continuiamo a camminare a bordo strada e purtroppo vediamo in certi punti delle discariche a cielo aperto, anzi tra la strada e l'inizio del bosco. C'è da vergognarsi!!! Ma dov'è Artena?
Eccola finalmente Artena, sono le 14:30. Abbiamo camminato 3 ore dal cartello di inizio del confine del paese. Comunque la vista della parte antica è stupenda: il paese nuovo costruito nella pianura mentre la parte storica è arroccata sul monte. Cerco sulla guida alcune informazioni del paese che come visto nel primo cartello diceva "Il centro storico non carrabile più grande d'Europa". Nol ha prenotato presso un b&b un poco più avanti nella piana del paese nuovo, io invece ho trovato ospitalità al B&B Rupe Antica, quasi in cima al centro storico. Ci diamo appuntamento per domani mattina per fare la prossima tappa insieme.
Artena fa parte della Comuntà Montana dei Monti Lepini e deve il suo nome probabilmente all'antica città fondata dai Volsci. La caratteristica del paese sono le strette vie e le scalinate che passano tra le case addossate una all'altra con piccole finestre quasi a farle sembrare delle feritoie. In effetti nel periodo medievale il paese si chiamava Montefortino per il fatto di avere un aspetto più simile ad una fortezza.
Dal b&b la vista del paese cresciuto nella pianura è bellissima. Artena è stata dominio dei Borghese a cui si deve la costruzione dell'arco di entrata e del maestoso palazzo edificato nel XVII secolo su preesistenti dimore dei Colonna.
Ieri sera ha piovuto ancora e faceva freschino, questa mattina il tempo è bello, c'è il sole e anche la temperatura è mite. La proprietaria del b&b mi fa trovare una colazione abbondante. E' un bel posticino: tranquillo, pulito e il prezzo è giusto.
Lunedì 6 maggio: Artena - Anagni
Mi dirigo verso l'albergo dove dovrei trovare Nol ma il proprietario mi dice che è già partito verso le 6. Mah, non ci saremo capiti!! Magari ci incontreremo nel percorso.
Passato Colleferro, cammino sulla Consolare Latina, probabilmente la via romana più antica. Infatti non porta il nome del costruttore e, anche se il tracciato definitivo risalga la IV secolo a. C., veniva già utilizzata dagli Etruschi e prima ancora nella preistoria. La tappa di oggi arriva ad Anagni, la città dei Papi. Il percorso si svolge su strada asfaltata passando tra i colli della Ciociaria, sono in provincia di Frosinone, tra greggi di pecore e casali ben visibili sui crinali. Arrivo alla ex-Abbazia Rossilli a Gavignano, che però adesso è diventata una fattoria; originariamente villa romana, poi abbazia in cui venivano ospitati mercanti e pellegrini.
Arrivo a Porta Cerere che porta il nome della divinità latina ed è l'ingresso ovest della città, verso le 13:30. Mi dirigo verso il mio arrivo di oggi. Di Nol nessuna notizia. Mi accoglie una suora che mi timbra la credenziale e mi dà la camera. In questo edificio detto anche "Palazzo di Bonifacio VIII" si svolse l'episodio dello "schiaffo di Anagni" avvenuto nel 1303 e cioè, non un vero schiaffo materiale ma piuttosto un oltraggio morale inflitto a Papa Bonifacio da parte parte di Guglielmo di Nogaret membro del Consiglio di Stato di Francia e di Giacomo Sciarra Colonna membro della famiglia Colonna.
Anagni è costruito sulla collina tra i monti Ernici e la Valle del Sacco, il panorama dalla finestra della camera sulla Valle del Sacco e fantastica.
Lavato i panni e stesi al sole, esco per la visita della città. Sul corso incontro Nol che arrancando è diretto dalle Suore. Ci chiariamo su cosa è successo e intanto lo accompagno dandoci appuntamento più tardi. Proseguo la visita andando alla Cattedrale di Santa Maria e qui c'è molto da vedere, quindi al Palazzo della Ragione che è il palazzo comunale, e poi lungo il corso ritorno a Porta Cerere. Rientro al Convento perché è arrivata la solita nuvola carica di pioggia, faccio in tempo a ritirare i panni e comincia a piovere. Alla sera mi ritrovo con Nol e andiamo a cenare insieme in un posticino tipico e mangiare qualcosa di tipico.
Martedì 7 maggio: Anagni - Veroli
Lasciamo il Palazzo dei Papi di primo mattino, il cielo è terso, la temperatura è fresca ma per camminare va benissimo. Scendiamo da Anagni verso la pianura in direzione Veroli che dista da qui circa 26 km.
Arriviamo a Ferentino, una bella cittadina arroccata sul colle con la vista che spazia sulla Valle del Sacco. La storia di questa antica cittadina, circondata dalle mura ciclopiche ancora ben visibili, è di almeno 300 anni anteriore alla fondazione di Roma. La testimonianza è data proprio da queste mura, blocchi di pietra enormi posati a secco incastrati tra loro a formare una cinta muraria lunga 2500 metri. Un lavoro immane, straordinario, ciclopico!!! Entriamo per una visita veloce della cittadina e per berci un caffè quindi riprendiamo il cammino scendendo verso la piana. Troviamo la statua di San Pio da Pietrelcina posizionata in mezzo alla campagna e nell'edicola sotto la figura del pellegrino. E' la prima di tante altre che incontrerò durante il cammino.
Ed ecco il profilo di Veroli in cima ad un colle dei Monti Erici a 594 metri d'altezza. Diverse sono le ipotesi del nome "Veroli", la più accreditata sembra quella derivante dal greco erumai che significa "difendere, proteggere".
La salita alla cittadina è su di un sentiero tra muretti a secco, fichi d'india e sassi affioranti. Nol mi segue un po' a rilento ma non si ferma e quando lo interpello ride contento.
Quasi alla cima e in periferia del paese arriviamo alla Chiesa di San Valentino. Purtroppo è chiusa e possiamo vedere solo l'esterno e il paesaggio sottostante.
Abbiamo trovato posto al Monastero di Sant'Erasmo nel centro di Veroli, un monastero benedettino del VI secolo, ora albergo diffuso, un gioiello al centro della Ciociaria. Siamo accolti da due giovani che ci registrano, timbrano la credenziale e ci portano alla camera spiegandoci che era una delle celle dei monaci riconvertite a stanze dell'albergo. Il posto è veramente molto carino e tranquillo. Sistemati andiamo a fare un giro per Veroli aspettando l'ora di cena, visitiamo la Basilica di Santa Sàlome protettrice della città, la Scala Santa composta da 12 gradini di marmo e nell'undicesimo è racchiusa una reliquia della croce di Cristo. Come ogni sera arriva la nuvola carica di pioggia e per circa mezz'oretta piove e abbassa un poco la temperatura.
Mercoledì 8 maggio: Veroli - Ceprano
Lasciamo Veroli al mattino presto uscendo da Porta Santa Croce. Come le precedenti mattine il cielo è azzurrissimo e non ci sono nuvole all'orizzonte. Passiamo davanti al complesso dell'Abbazia Cistercense di Casamari, che è una frazioni di Veroli. Nata sulle rovine di un antico municipio romano furono i monaci Benedettini che iniziarono la costruzione nell'XI secolo a cui seguirono poi i Cistercensi tra il 1140 e il 1152. E' stupenda, vale la pena tornare per visitarla. Tra l'altro ho visto che tra le attività dei monaci oltre ad un istituto interno, ci sono una farmacia, una liquoreria, una biblioteca, il restauro dei libri, un museo archeologico e fanno anche accoglienza ai pellegrini.
Arriviamo a Strangolagalli e incontriamo queste indicazioni, il centro del paese è fuori percorso ma ci viene incontro Enzo Cinelli che ci porta a casa sua, che è sul percorso e ha attrezzato un ristoro per i pellegrini, la moglie ci offre un buon caffè e intanto lui ci racconta la sua esperienza di pellegrino sulla Francigena. Un personaggio molto affabile e simpatico questo Enzo.
Lasciati Enzo e la moglie, entriamo nella valle del Liri attraversando ponti non del tutto sicuri, anzi alcuni traballanti, ma i colori del bosco e il silenzio sono riposanti; si sentono solo gli uccellini che cinguettano, l'acqua che scorre e i nostri passi.
Arriviamo a Ceprano camminando sempre sulla Via Latina e in questo tratto molto trafficata. Sono quasi le 15, cerchiamo il posto dove siamo alloggiati: "affittacamere Holiday"; chiediamo a diverse persone e nessuno sa darci delle indicazioni. Oh oh!! Al telefono non risponde nessuno. Finalmente troviamo una persona che ci indica il posto, o perlomeno pensa sia quello; dista un paio di chilometri fuori dal paese. Quando arriviamo al punto indicatoci troviamo un albergo, vicino all'autostrada e in mezzo alla campagna. Ma siamo arrivati, è proprio questo il posto. Non torniamo al paese ma verso le 18 mangiamo qualcosa qui al bar sotto e ne approfitto per cercare il posto per domani.
Giovedì 9 maggio: Ceprano - Cassino
La tappa di oggi fino a Cassino è abbastanza lunga, la guida indica 32 km. Lasciamo l'albergo verso le sei, il tempo non è un granché, è freschino e sento qualche gocciolina per cui metto l'impermeabile allo zaino. Ritorniamo in paese per riprendere il percorso e aggiungiamo quindi altri due chilometri alla tappa di oggi. Verso le 10, su richiesta di Nol, facciamo una pausa a bordo strada.
Arriviamo ad Aquino e il nome mi ricorda qualcosa.... ah si, San Tommaso d'Aquino: Frate Domenicano, teologo, filosofo, dottore della Chiesa. Nato nella odierna Roccasecca, allora contea di Aquino, nel 1225 o 1226 (non è certo l'anno di nascita) dal conte d'Aquino e da Donna Teodora Galluccio. Breve particolare: essendo il figlio più piccolo venne inviato a soli 5 anni nell'Abbazia di Montecassino dietro l'obolo di venti once d'oro che il padre dovette versare per fare accettare il figlio. Prima di entrare nel paese passiamo da Porta di San Lorenzo o Porta Capuana su un breve tratto di basolato romano della Via Latina.
Passiamo davanti alla Chiesa di Santa Maria della Libera, monumento nazionale del IX secolo, e inizia a piovere forte; ci dirigiamo veloci verso il centro del paese per trovare un riparo arrivando davanti al ristorante il "Bue Muto". Il proprietario ci dice che la cucina è chiusa ma ci invita ad entrare e si fa in quattro per prepararci qualcosa di veloce: un tagliere di salumi e formaggio con un buon bicchiere di vino e tutto al prezzo del pellegrino. Anche Nol apprezza, anzi si sbafa tutto con tanto di "ahhhh" e "ohhhh" di approvazione. Che nome strano "Bue Muto", ancora il ristoratore ci delucida: era il nomignolo dato dai confratelli a San Tommaso d'Aquino per la sua robustezza fisica e riservatezza.
Alle prime case di Cassino vediamo in alto l'abbazia di Montecassino e le indicazioni. Sono circa le 15:30 e dobbiamo fare ancora un po' di strada per arrivare alla Comunità Exodus dove ho trovato ospitalità. Decidiamo "democraticamente" di continuare sul percorso, tra l'altro ha smesso di piovere ma c'è molta nebbia in alto e si fa fatica a vedere la cima.
Arriviamo infine alla comunità che resta fuori da Cassino quasi quattro chilometri, il responsabile ci accoglie calorosamente e ci porta alla camerata di 10 letti a castello tutta per noi. Stasera ci aspetteranno per la cena per presentarci a tutti gli ospiti presenti e nel frattempo ci consiglia domani mattina di prendere il pullman che ci riporta a Cassino per riprendere la Via Francigena.
E' un bel posto: ben tenuto, ordinato e pulito. La maggior parte degli ospiti sono giovani e ognuno ha un preciso compito da svolgere nella giornata. La scritta su questo orologio all'entrata della camerata rispecchia, per quanto ho potuto constatare, l'atmosfera che si sente in questa comunità.
Venerdì 10 maggio: Cassino - Montezillone
Al mattino, dopo la colazione, lasciamo la comunità prendendo l'autobus fino alla stazione di Cassino e da lì riprendiamo il percorso. L'abbazia è sempre nascosta dalle nuvole, la giornata però è bella e la temperatura piacevole. Usciamo dal Lazio ed entriamo in Campania.
Arrivati a Mignano Montelungo cerco l'agriturismo dove ho trovato posto per questa notte; è fuori paese nella frazione di Campozillone ma già sul percorso per domani. Siamo in provincia di Caserta, nell'alto casertano e i confini del paese sono incuneati tra il Lazio e il Molise. Facciamo una breve sosta davanti al Castello "Ettore Fieramosca" il noto condottiero famoso per la "disfida di Barletta del 1503" che ricevette il feudo dagli Aragonesi.
Riposati, riprendiamo il cammino verso l'agriturismo "I Castellucci" dove arriviamo verso le 15. E' una grande tenuta di circa 40 ettari, dove ci sono cavalli liberi e animali da cortile, olivi a perdita d'occhio. Ci danno un piccolo bungalow, piccolo ma c'è tutto. Prima di cena vado un po' in esplorazione, è un bel posto con una bella vista, tranquillo e rilassante. Mi trovo con Nol al ristorante per la cena dove ci viene proposto il menù del pellegrino. Buon consiglio, tutto buono e abbondante. Oggi non ha piovuto.
Sabato 11 maggio: Montezillone - Alife
Oggi è l'ottavo giorno di cammino e la tappa di arrivo è ad Alife di circa 36 km. Lasciamo l'agriturismo abbastanza presto e seguiamo le indicazioni della Via che in questo tratto sono frequenti.
Oggi i colori sono molto intensi e spiccano tra il verde e i resti di manufatti utilizzati per l'irrigazione dei campi.
Il percorso è molto tranquillo essendo per la maggior parte su strade sterrate e di campagna, salvo un tratto di due chilometri fatto sulla Via Cassia dove c'è un traffico abbastanza intenso. Siamo nella regione storica del Sannio alle pendici del massiccio Matese e nella piana alifana solcata dal fiume Volturno. Il percorso della Via Francigena ci fa passare da una fattoria di bufale che sono in riposo e ci guardano passare, con i loro occhioni, schivando le pozze d'acqua. Si vedono dei grossi nuvoloni neri in fondo dove siamo diretti, speriamo di non prendere l'acqua.
Arriviamo al Santuario della Vergine della Grazia appena prima della cittadina di Alife. Chiamo la Signora Marisa che viene ad aprirci la stanzetta/ripostiglio che faceva parte dell'appartamento proprio dietro il Santuario e che ora è utilizzato come deposito per l'associazione che si occupa delle festività che vengono svolte in questo luogo. Questa chiesa fu costruita su un antico mausoleo romano e trasformato poi in età normanna. All'interno si trovano un altare di marmo e una statua dorata della Madonna del XVII secolo; è molto sentita la devozione alla Marònn'a Gràzia in onore della quale si svolge a settembre la festa.
Per la cena Marisa ci dice di non preoccuparci, chiama lei Enrico un ristoratore del paese vicino che viene con la famiglia a prenderci, ci portano alla loro Masseria e ci preparano delle semplici ma ottime pietanze con i prodotti del luogo. Alla fine della cena fatte quattro chiacchere sul loro lavoro e sul nostro cammino ci riporta al Santuario. Veramente tutti molto molto carini, ci siamo trovati bene anche se la camera era abbastanza fredda ma con con le coperte messe a nostra disposizione siamo stati al caldo.
Domenica 12 maggio: Alife - Solopaca
Questa notte ha piovuto ancora e questa mattina appena alzato controllo il tempo: è nuvoloso ma per ora non piove. Lasciamo il Santuario verso le 6:15 e ci dirigiamo verso Alife dove al primo bar ci fermiamo a fare colazione. Entriamo da Porta Roma, chiamata anche Porta Venafrana, percorrendo il decumano principale del paese uscendo poi da Porta Napoli o Porta Beneventana. Il nucleo antico è completamente circondato dalle mura romane di epoca Sillana del I secolo a.C. La cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta è di origine normanna edificata per volere del conte Rainulfo di Alife tra il 1127 e il 1132 su una precedente struttura religiosa; la facciata è del 1820 dopo i danni subiti durante il terremoto del 1805.
La tappa di oggi sono una trentina di km, la maggior parte su strada asfaltata; il tempo anche se nuvoloso sta tenendo. Si vedono tanti paesini sui colli e da uno di questi si vedono i fuochi artificiali e si sentono i botti. Alle 8:30!!!
Usciamo dalla provincia di Caserta, entriamo in provincia di Benevento e il primo paese che incontriamo è San Salvatore Telesino. Entriamo per un piccolo giro nel parco del Rio Grassano, una perla naturalistica di 120mila mq posto nella Valle Telesina, il fiume con le sua acque cristalline lo attraversa e possiamo vedere degli scorci incantevoli.
Poco distante visitiamo i resti dell'antica città romana di origine sannita di Telesia, su un cartello si legge che le particolari mura difensive anticipa di sedici secoli la struttura del forte bastionato. Telesia fu occupata dal cartaginese Annibale nel 217 a.C. e poi riconquistata dai romani nel 214 a.C. durante la seconda guerra punica. Molto interessante. Riprendiamo il cammino per Solopaca dove ho trovato ospitalità nel b&b "Il grappolo d'uva". Attraversiamo il fiume Calore Irpino sul ponte Maria Cristina, intitolato alla prima moglie del Re delle Due Sicilie Ferdinando II. Nel 1943 i tedeschi fecero saltare il ponte, tra il 1946 e il 1947 venne rifatto con l'attuale struttura.
Camminando sempre sul percorso arriviamo al b&b, un posto tranquillo e isolato dal paese ma sul percorso della Francigena. Fa parte della proprietà anche il vigneto sottostante da cui il proprietario ottiene dell'ottima Falanghina che ci viene servita, con nostro piacere, alla cena. Anch'essa ottima e abbondante.
Lunedì 13 maggio: Solopaca - Benevento
Lasciamo il b&b verso le 7:30, ce la prendiamo comoda, oggi la tappa è di circa 27 km. Nol è contento dei posti in cui finora siamo stati e mi ringrazia. Oggi l'arrivo è a Benevento dove ho trovato posto nella Parrocchia Beato Giuseppe Moscati, lì ci aspetta Serafino. Il percorso è semplice, non ci sono dislivelli importanti e la maggior parte è su asfalto; passando tra campi coltivati e vitigni con tanti bei panorami.

Attraversiamo la città e la prima impressione che ho, è di una città storica e ricca con un patrimonio artistico e archeologico. Camminando lungo il corso arriviamo alla Cattedrale di Sancta Maria de Episcopio, sorta nel 780 e ampliata poi nel XII secolo. Purtroppo durante la seconda guerra fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati e poi ricostruita nella forma attuale.
Proseguiamo per arrivare alla nostra tappa ma prima ci fermiamo ad ammirare l'Arco di Traiano costruito tra il 114 e il 117 d.C. all'inizio della nuova Via Traiana, un'alternativa alla Via Appia con partenza da Benevento verso Brindisi. E' maestoso e ben conservato. Per descriverlo ci vorrebbe tanto tempo e spazio e allora vi metto la foto e se volete andate a cercare le informazioni. Comunque è veramente bello.

Purtroppo la nuvoletta di pioggia arriva sempre e dobbiamo correre al riparo aspettando che spiova un po', l'entrata in Benevento è però con il sole.
Proseguiamo per arrivare alla nostra tappa ma prima ci fermiamo ad ammirare l'Arco di Traiano costruito tra il 114 e il 117 d.C. all'inizio della nuova Via Traiana, un'alternativa alla Via Appia con partenza da Benevento verso Brindisi. E' maestoso e ben conservato. Per descriverlo ci vorrebbe tanto tempo e spazio e allora vi metto la foto e se volete andate a cercare le informazioni. Comunque è veramente bello.
Ci dirigiamo verso la parrocchia, fuori dalla città un paio di km, e incontriamo Serafino che ci accoglie, timbra la credenziale e ci accompagna alla camera che in realtà è un appartamento, tutto a nostra disposizione. Alla sera, con Nol, ritorniamo nel centro città e cerchiamo una pizzeria dove mangiare. Nel frattempo ha piovuto. Ancora!
Martedì 14 maggio: Benevento - Buonalbergo
Lasciamo la parrocchia verso le 8, il tempo non è un granché: molto nuvoloso e si sente qualche gocciolina, è fresco e si vede la nebbia sulle montagne in lontananza. Partiamo quindi attrezzati per la pioggia che difatti dopo qualche chilometro, passando davanti alla "Rummo", incontriamo tanto che ci fermiamo per un po' sotto ad una pensilina in attesa che smetta almeno un po'.
Il percorso di oggi è su sterrate o strade secondarie con poco traffico in direzione di Buonalbergo dove ho trovato ospitalità alla "Casa del Pellegrino". Si inizia a salire verso l'Appennino percorrendo la Via Traiana, dai circa 100 metri di altitudine di Benevento saliremo ai 555 di Buonalbergo. I panorami sono belli e per la maggior parte non incontriamo case ma vediamo casolari o fattorie sparse. Passando vicino ad un piccolo borgo sulla collina vediamo il dipinto sulla parete di un casolare, un vecchio fattore ci racconta che qui fino dall'antichità, siamo al vicus di Forum Novum, sorgeva una taverna che serviva al cambio dei cavalli oltre che a ristorare quanti passavano di qui.
Vediamo della macchie rosa in mezzo ai pascoli verdi e poco dopo ecco che ci passiamo vicino. E' uno spettacolo il colore della natura. Passiamo vicino al Ponte dei Ladroni a Sant'Arcangelo Trimonte, anzi i resti di quello che era uno dei ponti romani della Via Appia Traiana. Poco dopo vediamo le indicazioni del Ponte delle Chianche che però ci devia dal percorso di circa 1,5 km scendendo nella valle; decidiamo allora di proseguire verso il paese.
Arrivati a Buonalbergo troviamo subito il posto e arrivano Fernanda ed Antonio ad aprirci. E' la casa della nonna di Fernanda, in mezzo al paese, che hanno attrezzato per dare ospitalità ai pellegrini; ci offrono un buon caffè caldo con una fetta di torta fatta in casa e intanto ci parlano della vita in paese. Ci sistemiamo e andiamo a fare un giro per una visita, non c'è in giro nessuno e in più ricomincia a piovere per cui torniamo alla casa dove Fernanda e Antonio hanno intanto preparato la cena che consumiamo con la loro cordiale e piacevole compagnia. E' stata una bella serata, tutto buono e a km zero, anche il vino che Antonio fa con la sua uva. Fernanda e Antonio due persone semplici ma cordiali e molto molto accoglienti.
Mercoledì 15 maggio: Buonalbergo - Celle San Vito
Al mattino dopo una buona colazione, salutiamo Fernanda e Antonio e partiamo per Celle San Vito, tappa di oggi di circa 28 km. Il cielo è abbastanza coperto ed è freschino ma almeno non piove. Dalla parte alta del paese vediamo la Valle del Miscano che deve il suo nome al fiume omonimo il quale scorre fino ad incrociare il fiume Calore di cui è un affluente. Arriviamo a Casalbore, in provincia di Avellino, nella guida era un punto tappa, e passiamo dal centro. Casalbore ha una storia antichissima, testimonianze archeologiche la fanno risalire all'Eneolitico avendo rinvenuto delle tombe arredate risalenti al 3860 e 3360 a.C. E ancora dei reperti Sanniti ritrovati sia nella necropoli che nell'area del centro antico; poi vestigia dell'Antica Roma imperiale. Insomma un luogo dove ritornare per approfondire.
Scesi da una strada fangosa arriviamo ad un torrente e non ci sono passaggi, dobbiamo per forza guadare. Allora via gli scarponi, su i sandali e calzoni alzati via, dentro l'acqua, fredda, freddissima. Passato sull'altra riva, lancio i bastoncini a Nol per aiutarsi ad attraversare.
Arriviamo alle "Bolle di Malvizza" una zona di fenomeni eruttivi di fango freddo e idrocarburi gassosi. Siamo sull'appennino campano nel comune di Montecalvo Irpino, in un pianoro della Valle del Miscano a 518 mt. Stiamo percorrendo sempre la Via Traiana ma anche un tratto della Via Micaelica. Fa abbastanza freddo, c'è vento che per fortuna tiene lontana la pioggia.
Castelfranco in Miscano e il punto di valico sull'appennino, lasciamo la Campania ed entriamo in Puglia. Passiamo dal Bosco di Faeto, una grande selva naturale d'alto fusto, sotto ad una timida pioggia e in mezzo a nuvole basse. Siamo a circa 930 mt s.l.m. Usciamo dal sentiero, proprio sopra a Celle di San Vito quasi nascosto da un velo di nebbia.
Celle, come veniva chiamato fino al 1862, è un piccolo borgo di un centinaio di abitanti nella provincia di Foggia; insieme al limitrofo Faeto fa parte dell'unica minoranza francoprovenzale della Puglia. Non c'è in giro nessuno, sarà anche per il tempo. Il proprietario del b&b "Le Fontanelle", dove ho trovato alloggio, è anche il gestore dell'unico ristorante del paese e lo troviamo davanti al camino acceso. Una volta sbrigate le funzioni burocratiche, prendiamo possesso della camera e ci sistemiamo, quindi ritorniamo al ristorante e restiamo a parlare con il proprietario, la moglie e un paio di avventori. Parlando fra di loro usano il loro dialetto e mi spiegano che fin dal medioevo si parla questa lingua ma non sanno come sia arrivata in questi due paesi. Arriva l'ora di cena e la moglie, o la mamma?, non so, ci prepara una cenetta frugale ma buona e intanto parliamo del paese, degli abitanti, dei pellegrini che passano di qua: quest'anno siamo i primi!!
Giovedì 16 maggio: Celle San Vito - Troia
Al mattino andiamo al ristorante per la colazione e salutiamo i proprietari ringraziandoli per l'ospitalità e l'accoglienza. Ci salutano con il loro dialetto "Stivese bùn" e arrivederci a Cèlle de Sant Uite. Prendiamo la strada asfaltata abbandonando l'idea del sentiero anche su indicazione del ristoratore, che ce lo sconsiglia vista la pioggia di ieri e di oggi. Eh si, sta piovendo e c'è nebbia sulla strada.
Arrivati in cima alla salita, tra acqua e nebbia, non vediamo ma sentiamo il rumore, anche se affievolito, delle pale eoliche. Devono essere parecchie. Quando inizia la discesa smette di piovere e anche la nebbia di dirada e riusciamo a vedere in lontananza i paesi e tantissimi impianti eolici.
Ed ecco in cima al colle il profilo della antichissima cittadina di Troia, sembra ancora tanto lontana. Ritrovamenti archeologici fanno risalire l'origine prima delle guerre puniche con il nome di Aika, in seguito divenne di dominazione romana e ribattezzata Aecae, quindi con le invasioni barbariche venne completamente distrutta e solo nel 1019 rinacque con il nome attuale su volere del generale bizantino Basilio Boiannes in ricordo dell'antica città anatolica. In un documento dello stesso anno risulta che la ricostruzione avvenne ad opera di genti normanne.
Arriviamo in città e attraversiamo il corso principale, c'è molta gente a passeggio: i negozi e i bar sono pieni, ci sentiamo osservati con un po' di curiosità. Arriviamo all'ostello che è stato ricavato in un'ala del palazzo comunale, ci viene incontro Michele, un pellegrino di tanta esperienza che ci accoglie calorosamente. Siamo i soli pellegrini e abbiamo a disposizione una camerata tutta per noi. Questa è l'ultima tappa che Nol ed io faremo insieme; domani io prenderò la via Micaelica che mi condurrà fino a Monte Sant'Angelo, Nol proseguirà fino a Bari per poi tornare a casa. Chiediamo a Michele di consigliarci un posticino per andare a cenare e ci avviamo al posto: Osteria da Maria Neve.
Un bel posticino, tranquillo e la signora Maria è allegra e cordiale, ci facciamo consigliare e a me propone le orecchiette con i ceci, Nol prende invece una pasta al pomodoro. Buoni, buoni, buoni!!! Durante la cena Nol non smette di ringraziarmi per la compagnia e per l'aiuto senza la quale non avrebbe saputo cosa fare. E infine mi dice nel suo "olan-inglese": "Ho camminato con la sicurezza che non sarebbe successo niente, torno a casa con il bel ricordo dei posti visitati, dei panorami e di un nuovo amico".Grazie a te Nol, grazie di tutto!
Venerdì 17 maggio: Troia - Lucera
Questa mattina Nol è partito intorno alle 6, io me la sono presa più comoda e ho lasciato l'ostello verso le 7. Come si vede dalla foto, Troia quest'anno festeggia il millennio della fondazione, in giro per la città ci sono diverse postazioni che ricordano questa data.
Scendendo c'è un bel panorama sulla pianura, o meglio sul Tavoliere delle Puglie che è situato nel Nord della Puglia ed è secondo solo alla Pianura Padana.
Ho lasciato il percorso della Via Francigena, che è anche Via Traiana, e sono in cammino sulla Via Micaelica che in parte ho percorso partendo da Celle. Non ho mappe gps ma solo una piantina che mi ha fornito ieri sera Michele. La tappa di oggi è Lucera, sto camminando sulla SP109 un rettilineo lungo circa 20 km con solo qualche piccola collinetta, a destra e sinistra campi coltivati per la maggior parte sono ulivi.
Arrivo presto a Lucera, trovo subito l'albergo indicato dalla guida e quindi una volta sistemato vado a farmi il giro turistico della città. Visito la fortezza Svevo-Angioina, detto anche castello, una struttura militare del XIII secolo edificata sulla somma del Monte Albano a guardia del Tavoliere, è uno dei simboli di Lucera insieme all'anfiteatro romano edificato nel I secolo in onore di Ottaviano Augusto. Fin dalla sua origine Lucera, il cui nome sembra derivare o dal nome della tribù dei Luceres o dalla dea Lucina che fu venerata in città, è sempre stata chiamata la "chiave delle Puglie" per la sua posizione strategica.
Sabato 18 maggio: Lucera - San Severo
Questa mattina appena lasciato l'albergo inizia a piovere, ma guardando l'orizzonte dove sono diretto sembra bello. Infatti appena fuori città smette di piovere anche se il cielo è a tratti nuvoloso. Sto percorrendo sempre una strada asfaltata che passa tra i campi coltivati con tanti bei fiori colorati.

Appena raggiungo il cartello di San Severo ricomincia a piovere. Attraverso la città, è circa mezzogiorno e c'è in giro poca gente. Mi fermo a mangiare intanto che spero smetta di piovere. Questo posticino mi attira.
Cibo buono, vino buono, servizio cordialissimo. Ottimo. E intanto ha smesso di piovere e sta uscendo il sole. Ri-ottimo.
Arrivo alla Caritas Diocesana dove ho trovato ospitalità, mi accolgono Don Andrea e Gabriele il quale mi accompagna alla camerata e mi spiega tutto. Don Andrea è di fretta perché stasera c'è la festa patronale della Madonna del Soccorso e mi invita ad andarci.
Il pomeriggio è bello anche se si vedono nuvoloni neri in lontananza spero non piova, oggi ha già dato. Passeggio per la città avvicinandomi al duomo dove arriverà la Patrona, le vie sono decorate da tante luminarie e sento le salve dei fuochi artificiali. Non ho bisogno di chiedere dove sia la cattedrale, seguo le bancarelle e la moltitudine di gente.
La festa patronale della Madonna del Soccorso è la solennità liturgica della città, alla statua della Vergine sono affiancate anche le statue dei Santi Severino e Severo parimenti patroni di San Severo. Per i Sanseveresi è un importante evento e di grande aggregazione; vengono effettuate due processioni in cui vengono portati diversi simulacri che passando per i rioni vengono salutate dai fuochi artificiali. C'è moltissima gente, i posti sulle sedie chiuse in una zona ad invito e posizionate davanti al duomo, sono tutte occupate. Vedo Don Andrea che arriva in corteo accompagnati dai canti del coro con altri sacerdoti davanti al Vescovo e prendono posto sul palco sopra alla piazza di fianco alla statua della Madonna. Una gran festa sia quella liturgica che quella laica.
Domenica 19 maggio: Artena - Vetralla
Al mattino lascio la Caritas dopo aver salutato Don Andrea che non ha voluto niente ma mi ha chiesto una preghiera al mio arrivo a Santa Maria di Leuca. Sarà fatto. Esco dalla città seguendo le indicazioni della guida che mi fa entrare prima in una sterrata tra viti e ulivi e dopo qualche km entro in un ferrovia dismessa, cammino proprio sulla ghiaia della massicciata e, quando ci sono, vecchi traversini. La strada è sopraelevata e passa in mezzo ad uliveti, viti e tanti fiori.
Il tratto da percorrere è lungo circa 8 km tutti dritti fino ad arrivare ad incrociare la statale 272. Questa ferrovia faceva parte della tratta San Severo - Apricena - San Marco in Lamis andata in pensione il settembre 2015 ed era oggetto di un progetto per una ciclabile. Ma ad oggi è ancora una ferrovia dismessa.
Presa la statale in salita arrivo al cartello di San Marco in Lamis e dopo ancora un po' di km al paese. San Marco in origine era un paese italo-albanese fondato nel XV secolo in seguito alla migrazione di popolazioni provenienti dall'Albania. Il suo territorio è vasto, circa 234 kmq di superficie, e fa parte del parco nazionale del Gargano.
Prima del paese trovo il Santuario di Santa Maria di Stignano che è posto sull'antica Via Francigena e le sue origini sono medievali. Avrei dovuto sostare qui, ma quando ieri ho chiamato mi avevano detto che purtroppo non potevano ospitarmi per vari problemi consigliandomi di chiedere al Convento di San Matteo Apostolo. Cosa che ho fatto e trovato. Il Convento è fuori dal paese di San Marco in Lamis un paio di km ma la sua struttura imponente è ben visibile ai piedi del Monte Celano. Le sue origini sembrano risalire all'epoca Longobarda, l'esistenza di una chiesa con annesso ospizio è certo ci fosse tra il V-VI secolo. La data più sicura documentata risale al 1007. Vengo accolto da Padre Mimmo che mi dà la camera e mi spiega tutto: il funzionamento del convento con gli orari per la cena e la colazione, che farò insieme insieme a loro. Il convento ha una vista eccezionale ed è immerso nel verde del Parco; è bello e ne approfitto per fare un giro nei dintorni e visitare il Convento.
Lunedì 20 maggio: San Marco in Lamis - San Giovanni Rotondo
Al mattino faccio conoscenza di Imelda, un'arzilla signora partita sola da casa in bicicletta da Crema, arrivata ieri sera e diretta a Matera. Mentre le faccio compagnia per la colazione, mi racconta la sua storia, una sola parola: INCREDIBILE. Oggi tappa corta, lascio il Convento verso le 9 e prendo la strada che sale nel Parco.
Il percorso molto panoramico, anche se un po' più lungo rispetto alla statale, offre panorami affascinanti e si passa in boschi di faggi e roveri, in tutta tranquillità.
L'ultimo tratto lo faccio in compagnia di Maria, una signora di Merano che sta facendo il pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo e poi a Monte Sant'Angelo. Arriviamo insieme alla Chiesa nuova, facente parte del complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie, nel piano sottostante c'è la cripta dove riposa il corpo di San Padre Pio da Pietrelcina.
Una volta sistemato nel b&b "Le Querce" dove ho trovato ospitalità, mi rimetto in cammino per visitare più a fondo San Giovanni alto, in particolare il complesso conventuale. Entro nel vecchio Convento dei Cappuccini annesso alla Chiesa antica e seguo l'itinerario proposto che ripercorre la storia di Padre Pio. In tutta verità preferisco di gran lunga il vecchio convento e la chiesa vecchia al nuovo grandissimo edificio. E' chiaramente una mia opinione. Girando nella cittadina vedo da tante parti le statue di Padre Pio o installazioni che ricordano il Santo. La città di San Giovanni Rotondo risale al 1095 su un preesistente villaggio del IV secolo a.C. dove furono rinvenuti tombe e un battistero circolare, da qui il nome Rotondo.
Martedì 21 maggio: San Giovanni Rotondo - Monte Sant'Angelo
Lascio il b&b verso le 7 dopo aver fatto una buona colazione e scendo da San Giovanni Rotondo verso il paese basso. Appena passate le ultime case di Cagnano trovo il segnalino della Via Francigena e le indicazioni per Monte Sant'Angelo, non c'è invece nessuna indicazione della Via Micaelica.
La strada è asfaltata per un primo tratto e poi diventa una carrareccia; c'è il sole e pioviggina, procedo solo con l'ombrello che per ora è sufficiente, infatti poco dopo smette.
Lasciata la strada che corre di fianco ad una pianura che tanto tempo fa era un lago, il percorso entra in salita nel bosco chiuso da cancelletti di ogni forma e materiale. Un cartello all'inizio del percorso avvisa di chiudersi sempre alle spalle queste "porte" per fare in modo che gli animali al pascolo non escano.
Il sentiero nei boschi sale più ripido tra sassi, muretti a secco e tanti fiori gialli. In cima alla salita una piana con delle mucche al pascolo e più in fondo il mare e il Golfo di Manfredonia. Il morale e lo spirito si elevano. Dopo una breve sosta per godermi il paesaggio proseguo verso Monte Sant'Angelo; lontano, davanti a me, vedo un pellegrino che mi precede sul sentiero. Anzi è una pellegrina, anzi è Maria, la signora di Merano. In poco tempo la raggiungo e mi racconta che è partita presto da San Giovanni ma ha fatto tutta la strada provinciale, non ha potuto ammirare i passaggi nel bosco e i panorami dalla cima del monte.
Arriviamo in paese e ci dirigiamo attraversando il centro verso il Santuario di San Michele Arcangelo a cui giungiamo in breve tempo. Questo Santuario insieme alla Sacra di San Michele in Val di Susa e a Mont-Saint-Michele in Francia, fa parte dei tre maggiori luoghi di culto consacrati all'Arcangelo Michele. Una prima Chiesa venne edificata sopra alla grotta in cui secondo la tradizione avvenne l'apparizione dell'Arcangelo nel 493, nel VII secolo tutta l'area dove sorgeva il santuario entrò a far parte del dominio Longobardo. Dal 2011 è patrimonio mondiale dell'umanità e fa parte dei più autorevoli beni culturali del mondo.
Scesa la scala si arriva alla grotta dell'apparizione ed è un posto molto suggestivo: il silenzio, la luce, i fedeli assorti in preghiera, anch'io resto per un momento senza parole. Saluto Maria che è arrivata alla sua ultima tappa, vado a fami timbrare la credenziale e consegnare il "testimonium" della Via Micaelica;
poi vado verso la Chiesa di Santa Maria del Carmine dove ho appuntamento con Don Domenico che mi darà ospitalità per questa notte.
La Chiesa di Santa Maria del Carmine in origine nel 1577 era un convento dei padri del Monte Carmelo ed era ubicata fuori dalla cinta muraria della cittadina, ora in pieno centro. L'attuale struttura e il completamento effettuato solo nel 1870.
Arriva Don Domenico e mi accompagna ad un piccolo appartamento ricavato in una parte della struttura: molto carino, curato e pulito. Sono il secondo pellegrino che usufruisce di questa ospitalità. Una volta sistemato vado a fare un giro per esplorare Monte Sant'Angelo.
Ci sono molte cose da vedere, è una cittadina ricca di storia perché sebbene sia stata fondata intorno all'anno 1000, le origini sono antecedenti di almeno cinque secoli. Fra le maggiori architetture presenti ci sono una ventina di Chiese di diverse epoche, decine di palazzi edificati tra il XVI - XVIII secolo, caratteristici Rioni tra cui il Rione Junno molto particolare e il Castello normanno-svevo-angioino-aragonese. Quest'ultimo fu fatto costruire dal vescovo di Benevento Orso I tra l'837-838, in seguito fu ampliato dai normanni, svevi e angioini che lo utilizzarono come prigione. Sono in arrivo nuvoloni neri e sento già qualche gocciolina per cui ritorno verso il "mio appartamentino". Se stasera non piove continuerò la visita.
Mercoledì 22 maggio: Monte Sant'Angelo - Manfredonia
Al mattino la giornata è bella, mi fermo ad un bar per fare colazione e ne approfitto per chiedere informazioni sulla discesa avendo visto che dovrebbe esserci un percorso che evita la strada. Purtroppo nessuno degli avventori del bar e tantomeno il barista conoscono questa strada e mi indicano invece la via, quindi inizio la discesa a Manfredonia seguendo la strada asfaltata con tanti tornanti.
Ciò non toglie che il panorama è stupendo, ci sono molti colori e profumi: in particolare più intenso quello di rosmarino perché ci sono tanti cespugli cresciuti sui bordi della strada.
Arrivo nella periferia di Manfredonia verso le 11:30, consulto la mappa e vedo che l'albergo dove sono diretto è dall'altra parte della città verso Siponto. E' meglio allora visitarla adesso.
Attraverso il corso principale del centro passeggiando e guardando a destra e a sinistra i negozi, i palazzi, le Chiese e i tanti scorci che si intravedono tra le piccole viuzze che scendono verso il mare. Vedo le indicazioni del Castello e mi dirigo per visitarlo.
Nella piazza antistante il castello di fronte al mare la statua del re svevo Manfredi di Sicilia, figlio di Federico II, a cui si deve la fondazione della città nel XIII secolo. Manfredonia è situata nella parte sud del Gargano e discende dall'antica città di Siponto che ora è a ridosso dell'attuale centro abitato ed è la parte archeologica della città voluta da Manfredi.
Il castello Svevo-Angioino-Aragonese ha subito diverse trasformazioni, ampliamenti e rifacimenti durante le diverse epoche. Il primo documento angioino in cui si parla del castello è datato 1279 e pare sia stata ripresa una struttura precedente di probabile origine sveva. Nel periodo aragonese ci fu un'altra trasformazione del complesso ampliando la fortificazione difensiva e aggiungendo i quattro torrioni agli angoli. Fa caldo, il sole scotta e camminando sulla passeggiata sento forte il profumo del mare. Sto camminando con gli scarponi in riva al mare, qualcuno mi guarda un po' strano. Devo correre ai ripari, ed ecco che passando davanti ad un negozietto sportivo vedo un paio di scarpe da trekking interessanti. Dopo una breve contrattazione e avendo saputo del mio viaggio, il titolare mi fa un grande sconto e mi regala le calze adatte. GRANDISSIMO!! Arrivo all'hotel e mi sistemo. Ritorno poi nella città per continuare la visita indossando le scarpe nuove così le provo.
Giovedì 23 maggio: Manfredonia - Camping Ippocampo
Oggi la tappa è di soli 15 km per cui me la prendo comoda e lascio l'hotel verso le 7:30; prendo la SP141 fino alla Chiesa paleocristiana di Siponto. Purtroppo è chiusa e apre alle 12:30; che orario è? Mi accontento quindi di leggere le informazioni dal pannello posizionato all'esterno del cancello. E' una chiesa molto antica e sarebbe stato interessante visitarla. Come tante altre cose che non ho potuto vedere penso che in futuro potrei tornare.
Passando in questa strada secondaria tra campagne e canali, il profumo di eucalipto è intenso e infatti il nome è Via degli Eucalipti.
Arrivo ad un allevamento di bufale con annesso caseificio, entro nel cortile e una ragazza mi viene incontro e mi invita ad entrare a vedere la lavorazione; Nella vetrina del negozio ci sono mozzarelle, treccione, caciocavallo e il profumo di latte è così intenso che mi stuzzica l'appetito. Faccio un assaggio di una piccola mozzarella... semplicemente fantastica!
Continuo il cammino seguendo la SP141 con a sinistra il mare e a destra sembra un lago, vedo il cartello che indica l'oasi del Lago Salso, un'area naturale protetta facente parte del Parco Nazionale del Gargano e mi fermo a visitarla, oggi la tappa è abbastanza corta e quindi ho più tempo a disposizione. E' un'area molto vasta, circa 540 ettari di zona umida. Interessante la vegetazione ma più importante la fauna con tante specie di volatili, pesci, rettili e mammiferi.
Nel primo pomeriggio arrivo all'entrata del camping ma il "Beach Club Ippocampo" all'interno del parco, dove ho prenotato la camera per questa notte, dista circa un paio di km. Quando ci arrivo resto piacevolmente sorpreso.
Il posto è molto chic: tutto ordinato, pulito, con vista sul mare fantastica, sembra di essere in un'isola esotica. Il proprietario è molto cordiale e mi mette subito a mio agio. Sono l'unico ospite in quanto tutto il complesso è in fase di preparazione per la stagione estiva. L'acqua del mare è ancora fredda e c'è un'arietta frizzante quindi fare il bagno sarebbe un po' troppo azzardato, opto per una passeggiata sulla battigia a piedi scalzi lasciandomi accarezzare dalla onde.
Venerdì 24 maggio: Camping Ippocampo - Margherita di Savoia
Tappa di oggi circa 27 km, lascio quindi il Beach Club alle 6:45 e riprendo la SP141 che corre parallela al mare.
Con un cartello così viene la curiosità di andare a vedere cosa si può mangiare da Anna, ma sono le 9 e immagino sia un po' presto.
E' il periodo di raccolta della cipolla bianca di Zapponeta, un prodotto agroalimentare tradizionale di Puglia. Dalla strada si sente un forte odore di cipolla, mi fermo per vedere da vicino sia la fase di raccolta sia per toccare la cipolla: è bianca avorio e piatta schiacciata con un forte ed intenso profumo. La raccolta manuale, fatta da extracomunitari, è veloce e con un'abilità delle mani davvero sorprendente.
La SP141 prosegue sempre dritta sopra ai campi coltivati dove crescono tanti cespugli di fichi d'india fioriti intervallati da macchie di fiori gialli e rossi che scendono a lambire l'acqua delle saline o, dall'altra parte, il mare.
Alla periferia di Margherita di Savoia inizio a vedere l'area delle saline: leggo che sono le saline più grandi d'Europa e seconde al mondo. Già dai tempi antichi le popolazioni del posto raccoglievano il sale da queste conche naturali per barattarlo con altri prodotti.
Ed eccomi a Margherita di Savoia: La Città del Sale. Ho trovato posto presso "Traiano Suite", un albergo che affaccia direttamente sulla spiaggia. Fino al 2004 Margherita di Savoia era in provincia di Foggia poi avvenne il passaggio alla provincia di BAT (Barletta-Andria-Trani); prende il nome nel 1879 dalla regina d'Italia consorte di Umberto I sostituendo il precedente San Ferdinando di Puglia.
Oggi è la festa di Maria Ausiliatrice nella Chiesa qui vicino all'albergo, ci sono installate tutte le luminarie e sul lungomare ci sono le bancarelle. Verso le 20 parte la processione che percorre alcune vie del centro e ritorna poi alla Chiesa. C'è molta gente e mi sembra sia molto sentita questa festa. Verso le 22 partono i fuochi artificiali che vado a vedere sul lungomare.
Sabato 25 maggio: Margherita di Savoia - Trani
Lasciato l'albergo verso le 6:30 cammino sulla banchina della statale 16, per fortuna non c'è tanto traffico; i vigneti mi accompagnano per un bel po', anzi in un breve tratto li attraverso lasciando momentaneamente la strada. E così arrivo a Barletta dove avvenne la famosa "disfida".
Passo Porta Marina ed entro nel centro storico andando verso il Duomo e il Castello. La disfida di Barletta fu uno scontro tra tredici cavalieri italiani di cui il capitano degli italiani fu Ettore Fieramosca e altrettanti francesi; la vittoria finale fu degli italiani. La sfida però inizio in una locanda locale chiamata poi "cantina della sfida" dove il nobile francese Guy de la Motte contestò il valore dei soldati italiani, alleati degli spagnoli. Il nobile spagnolo Inigo Lopez de Ayala li difese e i due quindi si accordarono per uno scontro diretto.
Visitato il Duomo e percorso il perimetro del castello, riprendo il cammino uscendo da Porta Marina.
Arrivo a Trani nella piazza della Basilica cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta ma comunemente detta di San Nicola Pellegrino perché nella cripta trasversale sotto il transetto della chiesa superiore riposano le reliquie del Santo. E' un monumento notevole, il bianco roseo della pietra calcarea tipica della zona risalta sullo sfondo del mare blu intenso; definita la "regina delle cattedrali di Puglia" è l'esempio più rappresentativo di architettura romanica pugliese.
Vado al b&b Centro Storico dove Angelo, un pellegrino di Trani, che avevo sentito al telefono mi ha prenotato. E' un'antica dimora del XIV secolo facente parte del Palazzo del Giureconsulto Morola. La struttura risiede su un sito archeologico di grande rilevanza per Trani. Davvero interessante questo posto.
Incontro Angelo che ringrazio per la prenotazione e che mi porta alla visita di Trani: partendo proprio dal b&b, seguendo le vie del centro storico arriviamo alla cattedrale e poi al castello Svevo, quindi proseguiamo la visita alle Chiese principali, ai tanti palazzi, ai musei, ai parchi e ai giardini. Una guida eccezionale e una città sorprendente da ritornarci per visitarla con più calma.
Domenica 26 maggio: Trani - Molfetta
Al mattino piove e il mare è grigio come il cielo, nonostante questo la Cattedrale è un bello spettacolo. Prendo la via verso Molfetta, la strada mi viene indicata dalle mappe che mi ha passato Angelo e sono un percorso alternativo rispetto alla guida, ho la scelta sulla strada da seguire. Comunque fino a Bari devo seguire queste. Cammino sulla strada costiera quasi tutto su marciapiede.
Alla periferia di Bisceglie, proprio davanti ad un piccolo porticciolo, un pescatore ha attrezzato il suo banchetto dove sono esposti dei ricci di mare freschi freschi, pronti da mangiare. I colori sono molto vivaci ma a me fanno senso.
Passo dal centro di Bisceglie e scendo al porticciolo racchiuso in un anfiteatro di case. Bisceglie è un importante centro agricolo ma la sua storia parte fin dal paleolitico, testimoniato dalle grotte presenti nel territorio. Nell'agro di Bisceglie sono stati trovati anche dei "dolmen", altari di pietra, che risalgono all'età del bronzo. Purtroppo continua a piovere e quindi non mi fermo a visitare la città e proseguo.
Il percorso ad un certo punto e per un breve tratto passa dalla spiaggia fino a Torre Calderina, una struttura facente parte di un sistema difensivo e di controllo della costa in terra di Bari costruito dagli spagnoli nel XVI secolo. E' una bella torre ma sembra abbandonata, infatti alcune parti dei muri sono caduti. Che peccato!
La pioggia adesso è incessante e l'ombrello si sta rompendo, devo procurarne uno nuovo. Per fortuna sono a Molfetta e il b&b letterario "Il Mulino di Amleto" è proprio dietro al Duomo dedicato a San Corrado in ottima posizione, vicino al mare ma nel centro storico della cittadina. Mi accoglie Antonella, la proprietaria, insieme a dei suoi amici. E' proprio un bel posticino: particolare nell'arredamento ricercato, tanti libri a disposizione e molta cura dei dettagli. La mia camera è al primo piano mentre al secondo c'è la cucina con un ampio salone e una terrazza con una vista mare fantastica.
Ha smesso di piovere ma il cielo è grigio e Antonella mi dice che le previsioni non sono rosee. Approfitto di questa pausa per fare la visita di Molfetta: il nome fino al XII secolo era Melfi divenuto poi Melphicta, un'altra teoria lo farebbe derivare da alcuni esuli originari di Sebenico e Ragusa che trovarono qui il luogo ideale e a cui diedero il nome Melphacta (fatta di miele). Molte sono le cose che si possono vedere: oltre ai tanti monumenti e alle architetture civili e religiose, a circa 1,5 km dal centro si trova un ambiente naturalistico chiamato "Pulo": uno sprofondamento carsico di notevoli dimensioni dove furono trovati resti di insediamenti del neolitico. Dopo il giro trovo un posticino gestito da ragazzi che mi propongono un bel e buon panino. Ottimo.
Lunedì 27 maggio: Molfetta - Bitonto
Al mattino dopo un'abbondante colazione, lascio il b&b e prendo la strada per Bitonto; pioviggina ma non fa freddo e vedo in lontananza, nella mia direzione, il cielo azzurro. La strada si snoda attraverso coltivazioni di ulivi tutti in fiore che sono uno spettacolo ed emanano un buon profumo intenso; ogni campo ha un suo Pajaro (chiamato anche Furnu, Furnieddhu, Truddu, Caseddhu) una costruzione rurale tipica del Salento realizzata da pietre posizionate a secco e utilizzati come depositi o ripari. Alcuni hanno delle scalette esterne che salgono al piano superiore dove vengono posti i prodotti da essicare. Oggi vicino a Bitonto dovrei riprendere la VFS, poi deciderò di volta in volta quale strada percorrere: quella della guida o le tracce di Angelo.
Entro in Bitonto camminando sulla via Traiana, ho ripreso la VFS. Gli estesi oliveti che circondano la città costituiscono la principale risorsa economica e quella locale è la Cima di Bitonto. Il territorio include il Parco Nazionale della Murgia e il centro abitato si trova sul primo gradino dell'altopiano caratterizzato dalla presenza del calcare di Bari e dalla dolomia bitontina, quest'ultima usata nella stragrande maggioranza per la costruzione dei monumenti locali.
Entro nel centro storico e cerco al telefono la signora con cui avevo parlato per prenotare la camera la quale mi indica la strada per arrivarci. E' un b&b ricavato in un piccolo appartamento di un cortile nel centro storico, la camera è tutta in ordine, pulita e accessoriata; il ragazzo che mi accoglie mi spiega il funzionamento e mi da le indicazioni giuste per mangiare qualcosa e per la visita della città.
Mi dirigo in primis verso la Cattedrale dedicata a San Valentino edificata probabilmente nel XII secolo in stile romanico-pugliese; all'interno si sta celebrando un matrimonio e quindi, dato il mio abbigliamento non adatto alla cerimonia, esco a vado a fare un altro giro rimandando a dopo la visita.
Ieri è iniziata la festa patronale dell'Immacolata Concezione che dura alcuni giorni in cui vengono svolte processioni e manifestazioni varie, sia civili che religiose. Anche qui le strade vengono attrezzate con le luminarie e ad una certa ora partono i fuochi artificiali. Passo dalla Porta Baresana e dal Torrione Angioino, vado alle mura e alle altre porte del periodo normanno, visito i bei palazzi Vulpano-Sylos, che è monumento nazionale, Sylos-Calò e altri palazzi, ville e chiese. Mi fermo in un bar per un caffè e lo pago 60 centesimi, penso che probabilmente il barista si è sbagliato. Mi conferma il costo e si scusa che non mi ha dato il bicchierino di acqua.
Martedì 28 maggio: Bitonto - Bari
Il mattino esco dalla cittadina e subito inizia la strada in campagna tra ulivi e alberi da frutto, sto seguendo la traccia GPS di Angelo. Dopo diverso tempo che non vedevo indicazioni, su un palo vedo i segnali della Via Francigena e anche della Via Traiana.
Arrivo alla periferia di Bari e penso di essere arrivato ma, non è così, devo ancora camminare un paio d'ore prima di arrivare al centro.
Passo un piccolo porticciolo e una spiaggia con la sabbia fine e bianca, il mare è azzurro e la brezza marina è piacevole. Sono in cammino sul marciapiede di una zona vicino all'aeroporto dove ci sono tanti palazzi nuovi, hotel e una pista ciclabile nuovissima che corre verso il centro.
Nella zona della fiera, che si affaccia sul mare, vedo l'insegna di EATALY e visto che è mezzogiorno entro per una visita dove sicuramente troverò qualcosa da mangiare.
Arrivo finalmente nel centro storico, nella piazza antistante il castello Normanno-Svevo simbolo della città di Bari ai margini della città vecchia. La fortezza fu costruita nel 1131 da Ruggero II di Sicilia, distrutta quasi interamente da Guglielmo I di Sicilia appena 25 anni dopo, ricostruita da Federico II di Svevia negli anni successivi. Passato dalle mura che circondano il centro vecchio, arrivo al centro parrocchiale di San Giacomo, in piazza della Cattedrale metropolitana di San Sabino, dove ho trovato ospitalità e attendo Franco che viene poco dopo ad aprirmi. E' un oratorio dove vengono svolte alcune attività, mi attrezza una brandina con materasso e lenzuola in un'aula e mi indica il bagno da utilizzare dove c'è anche una lavatrice che posso usare.
Faccio un giro nelle viuzze di Bari vecchia fino ad arrivare alla Basilica pontificia di San Nicola nel cuore della città, dove nella cripta sono custodite le reliquie del Santo trafugate da Myra da alcuni marinai nel 1087. San Nicola è venerato dalla Chiesa cattolica ma anche da quella ortodossa e da altre confessioni.
Dal 7 al 9 maggio viene festeggiato il santo nella ricorrenza della traslazione delle ossa da Myra, viene effettuato un lungo corteo storico che ripercorre gli eventi del 1087, la statua del santo viene portata in processione su una barca e portata nella piazza dove viene lasciata al culto pubblico. Scendo le scala per andare nella cripta, sotto l'altare centrale riposa il corpo del Santo mentre un'abside laterale è dedicata al culto ortodosso. Il pavimento è composto da diversi materiali in un mosaico di incredibile bellezza!
Quando esco dalla basilica pioviggina e il cielo è abbastanza scuro ma ci sono anche degli sprazzi di azzurro, penso sia in arrivo un temporale.
Mi affretto a tornare all'oratorio percorrendo delle viuzze con tanti spunti molto particolari ...
Passo vicino al porto e ritorno nelle viuzze e in una di queste una signora sta preparando delle orecchiette, mi fermo a guardare con che velocità e semplicità muove le mani e intanto mi chiede da dove arrivo, dove vado, dove sono alloggiato.
Mercoledì 29 maggio: Bari - Mola di Bari
Dopo una notte molto tranquilla e silenziosa, al mattino lascio l'oratorio verso le 7. Il tempo è bello e c'è poca gente in giro nel centro storico, seguo le indicazioni della VF che lo attraversa e passando da una delle porte delle mura arrivo sul lungomare.
Qui trovo tanta gente di tutte l'età che o soli o in coppia corre o cammina, anche qualche bicicletta. Passo vicino ad un porticciolo dove ci sono delle barchette con i pescatori che scaricano il pescato.
La via percorre per alcuni chilometri il lungomare che esce da Bari seguendo il litorale verso Mola di Bari, cammino per la maggior parte del tempo su marciapiede e fortunatamente non c'è molto traffico. Saluto, ricambiato, due muratori che stanno lavorando sul tetto di trulli bianchissimi.
Vicino a Mola vedo questa pescheria che è anche ristorante e mi fermo ad ammirarlo, Un signore che sta acquistando del pesce mi dice che qui si trova il miglior pesce della zona e se voglio posso mangiarlo sul posto che è ancora meglio. In effetti è un posto molto invitante, si vede che il pesce è freschissimo e l'interno del ristorante e molto bello e accogliente.
Arrivo a Mola e cerco il b&b "Al Castello", dovrebbe essere vicino a Piazza XX Settembre, la piazza principale del paese. Mi accoglie la Signora Matilde la quale mi offre subito un buon caffè con dei dolcetti e parla volentieri, quindi mi fa vedere la camera e mi da indicazioni su cosa vedere e dove mangiare qualcosa a Mola.
Dopo essermi sistemato, inizio l'escursione andando prima al Castello Angioino, costruito su volere di Carlo I d'Angiò nel 1277 a difesa delle frequenti incursioni di pirati. Proseguo poi per la Chiesa matrice dedicata a San Nicola, dove mi faccio timbrare la credenziale, del XIII secolo e inserita nel centro antico a poca distanza dal mare. Arrivo poi al porto che è uno dei più importanti della regione, ci sono molti pescherecci ma anche barche di tutti i tipi.
Vengo attirato da questa insegna esposta in una Osteria proprio di fronte al porto, entro quindi per mangiare qualcosa e mi attira nella lista dei piatti il panino con il polpo. Che sorpresa quando me lo portano, un polpo intero dentro una rosetta, tenero e dolce proprio come piace a me, più che buono, ottimo!
Faccio conoscenza con due pellegrini o trekker: Maddalena e Massimo di un paesino vicino a Sondrio. Sono partiti da Bari questa mattina e vogliono arrivare a Santa Maria di Leuca. Ci fermiamo a parlare un po' raccontandoci le rispettive esperienze poi, quando ci lasciamo, ci auguriamo un "buon cammino" e chissà, magari ci incontreremo di nuovo sulla strada.
Giovedì 30 maggio: Mola di Bari - Monopoli
Il mattino dopo saluto e ringrazio la Signora Matilde per l'accoglienza che mi ha riservato e mi metto in cammino verso Monopoli su una ciclabile con vista sul mare a sinistra e sulla campagna alla destra.
Il panorama è cambiato: la campagna è gialla con tanti fichi d'india pieni di fiori gialli e arancio, ulivi verdi carichi di fiori profumati e poco lontano il mare tanto da sentirne il rumore e l'odore.
Arrivando dalla strada vedo il profilo del centro storico arroccato su uno sperone di roccia a strapiombo sul mare. Il mare è calmo, il sole è caldissimo e c'è una leggera brezza che mi fa stare bene.
Arrivo ad una piazza dove c'è molto movimento di personale al lavoro e scopro che stanno preparando tutto per la competizione internazionale di tuffi che si svolgerà domani: la Red Bull Cliff Diving World Series. Nella piazza vedo il monumento dedicato a Domenico Modugno che spicca il volo e viene voglia di cantare "Volareee ohoh", vado poi a fare un giro nel centro antico passeggiando nelle strette vie. Passo dal ponte di epoca borbonica che attraversa Lama Monachile dove si vedono i due trampolini da cui vengono effettuati i tuffi; impressionante! Le altezze sono circa 20 e 28 metri rispettivamente.
Riprendo il cammino, dopo aver bevuto un buon caffè, percorrendo sempre delle stradine interne di Polignano e fermandomi nelle terrazze naturali per ammirare il blu intenso del mare in contrasto al bianco delle case del centro.
Prima dell'entrata della cittadina, trovo una caletta e ne approfitto per fare un bagno ai piedi e rilassarmi un attimo.
Quindi riprendo il cammino e arrivo alla Caritas Diocesana dove vengo accolto da Don Michele il quale mi timbra la credenziale e mi affida alla Sig.ra Mariella che mi porta alla camerata, non sono il solo ospite ma ci sono diverse persone che vengono ospitate tra cui una coppia di anziani, e mi spiega come funziona. Una volta sistemato esco a fare un giro per visitare la città.
Il centro storico di Monopoli è molto caratteristico, di origine alto-medievale edificato sui resti di un abitato fortificato messapico del V secolo a.C. con le sue alte mura che si affacciano sul mare. Ci sono molte architetture civili e militari tra cui il castello di Monopoli o di Carlo V edificato nel 1500 durante la dominazione spagnola.
Molte, anzi moltissime, sono le Chiese che scopro durante l'escursione, in particolare la Concattedrale della Madonna della Madia del XII secolo costruita sui resti di un più antico edificio pagano. Interessante la vicenda di questa cattedrale legata all'icona bizantina della Madonna della Madia che approdò sulla riva di Monopoli il 16 dicembre 1117, trasportata da una zattera di travi che servirono per completare il tetto della cattedrale. Arrivo poi al piccolo porticciolo dove mi fermo a riposarmi e guardare il viavai delle barche dei pescatori e della gente che lavora o passeggia e aspetto il tramonto.
Venerdì 31 maggio: da Monopoli a Torre Canne
Al mattino presto, verso le 6, lascio l'alloggio della Caritas: il cielo è azzurro e la brezza marina è piacevole. Prendo la ciclabile che esce dalla città, ad un certo punto entra in una sterrata e scorre nella campagna. I colori sono stupendi e alla mia sinistra vedo sempre il mare.
Ad un certo punto il percorso lascia la sterrata ed entra in una stradina tra case recintate da muri e siepi fino a scendere in riva al mare. Cammino per un breve tratto sulla spiaggia poi vedo il segnavia che sale in uno stretto sentiero roccioso e sbuca in un prato con erba alta, vedo più in là la provinciale a cui devo arrivare.
Ripresa la strada, avrei preferito un tratto più tranquillo e meno trafficato, cammino sulla banchina facendo attenzione alle macchine che corrono veloci. Arrivo alle "Calette di Torre Cintola" che prendono il nome dall'antica torre di avvistamento. In passato qui venivano a prelevare il tufo da utilizzare nella costruzione delle abitazioni e questi scavi sono ancora ben visibili dando un aspetto molto particolare al luogo.
Poco più avanti ecco i resti della Chiesa rupestre di Torre San Giorgio, un affascinante nonché misterioso insediamento dal passato ancora oscuro. Il nome viene dalla vicina torre costiera di avvistamento; particolare il "rosone": un foro con cerchi concentrici, croci di varie dimensioni scolpite e nella parte antistante sono ben visibili due fenditure che scorrono parallele fino all'attuale strada provinciale.
Il cielo si sta oscurando e si alza un vento forte, ho paura che inizi a piovere forte e su questa strada costiera non ci sono ripari, aumento un po' il passo e arrivo al sito archeologico di Egnazia. Purtroppo il sito è chiuso ma leggo dal cartello segnaletico: l'antica città di Gnathia situata sulla Via Traiana era centro di traffici e commerci grazie anche alla posizione geografica. Abitata fin dal XV secolo a.C. durante l'età del bronzo, fu poi occupata dagli Iapigi, una popolazione balcanica, e di seguito, dall'VIII secolo a.C., dai Messapi che restarono fino all'occupazione romana. Anche se da fuori, riesco a intuire i resti romani: il foro, l'anfiteatro e altre strutture. Sopra la strada su di una collina, ci sono i resti dell'acropoli che si affaccia sul mare con un panorama meraviglioso.
Arrivo a Torre Canne e vado a cercare la "Casa per ferie - Don Guanella" dove ho trovato ospitalità. In attesa di Paolo che venga ad aprirmi, faccio un giro per la cittadina, a dir la verità non molto grande e noto che ci sono molte case chiuse e lo stesso per i b&b.
Quando arriva Paolo mi dà le chiavi della camera e mi spiega per la colazione di domani mattina. Ci fermiamo poi un attimo a parlare della struttura: un bel posto che funziona in estate per gli oratori e le famiglie, c'è un grande parco e delle strutture sportive e in più è molto vicino al mare dove hanno una spiaggia attrezzata. Anche il paese verso tarda primavera inizia ad animarsi, dai 400 abitanti invernali diventano circa 10000 in estate!! Passeggiando poi sul lungomare incontro Maddalena e Massimo che hanno fatto tappa qui e hanno trovato un b&b, l'unico che ha aperto apposta per loro, e ci diamo appuntamento per mangiare qualcosa insieme stasera.
Sabato 1 giugno: da Torre Canne a Ostuni
Ho passato una notte tranquilla e una volta alzato mi sento fresco e riposato. Ero l'unico ospite e avevo tutto a disposizione: la sala ricreativa con divani e tv, la biblioteca fornita di molti libri. Al mattino trovo apparecchiato una abbondante e squisita colazione, preparata da una signora che si occupa della cucina.
Lascio la casa chiudendomi alle spalle il cancello e mi incammino verso Ostuni, la tappa di oggi. Chissà Maddalena e Massimo se sono già partiti, mi avevano detto che sarebbero partiti molto presto, magari ci incontreremo ancora. Cammino sul marciapiede e a volte sulla spiaggia per sentire sempre più l'aria del mare. Guardando indietro vedo il faro e il profilo bianco di Torre Canne.
Passo vicino al cartello del Parco delle Dune Costiere e decido di fare un giro per una visita. E' un'area molto vasta che si estende tra Ostuni e Fasano, circa 55 km di perimetro!! All'interno si trovano diversi habitat naturali, specie vegetali e animali, oliveti plurisecolari e antiche masserie. Passeggio nei sentieri e mi inoltro tra le dune seguendo le indicazioni e soffermandomi dove ci sono cartelli in cui vengono spiegate le caratteristiche del posto. Il tempo passa in fretta e mi accorgo che sono già passate due ore da quando sono entrato.
Riprendo il cammino e passo davanti a degli ulivi di dimensioni enormi e un cartello mi indica che da questo ponte si entra nel parco degli ulivi secolari. Più avanti vedo invece degli operatori che stanno potando e mi salutano mentre passo vicino a loro.
Ed ecco Ostuni il paese bianco, bianco accecante. Entro nel centro storico e inizio a girare nelle viette, una più bella dell'altra, alcune hanno una vista panoramica eccezionale; si vede il mare all'orizzonte di un blu intenso. Questo territorio ricco di numerose grotte era già frequentato nel paleolitico (ca. 50.000 anni fa) dove le prime comunità primitive trovavano un rifugio naturale ma anche sicuro. Il primo nucleo cittadino di Ostuni sorge su tre colli ed è per questo che fu scelto questo luogo dalle pareti molto ripide, quindi in posizione strategica, dai Messapi nel VII secolo a.C. La caratteristica principale di Ostuni, che l'ha fatta conoscere in tutto il mondo, è l'imbiancatura a calce di tutto il centro storico che ebbe un duplice effetto: dare luminosità alle viuzze e agli ambienti ristretti tra le case, e nel XVII secolo evitò che la peste e il contagio dilagasse nella città.
... questi due ragazzi, partiti da Feltre in bicicletta sono arrivati fino in Mongolia; ritornando sono passati dalla Turchia poi dalla Grecia, traghettato a Brindisi sono passati da qui per tornare a casa da cui mancano da parecchi mesi. Mi raccontano la loro avventura e anche qualche disavventura, ma sono contenti e soddisfatti del loro viaggio, lo vedo dai loro occhi e da come raccontano che sono felici. Grandissimi!!
L'albergo dove ho trovato alloggio è molto basico, anzi qualche gradino meno; la cameretta al primo piano ha un letto e un piccolo tavolino come comodino, un piccolissimo lavabo e un piccolo armadietto per gli indumenti, i servizi sono nel corridoio in comune con altre camere. Comunque è tutto pulito e non fa niente se manca un minimo di comodità.
Domenica 2 giugno: da Ostuni a San Vito dei Normanni
Lascio "l'hotel" verso le 8 e prendo la strada indicata dalla traccia gps che mi porta fuori Ostuni in discesa e appena fuori dalla cittadina diventa una strada sterrata che passa tra uliveti e muretti a secco. Il tempo è bello e il sole caldo, camminando poi su queste stradine di campagna mi sembra ancora più caldo e appena posso cerco l'ombra degli ulivi.
Ops!! La sterrata finisce davanti a due cancelli chiusi con tanto di catena e lucchetto. Eppure la traccia passa da qui. Tornare indietro è impensabile e allora scavalco il muretto a secco ed entro nell'uliveto seguendo la traccia virtuale. Attraverso l'aia di una fattoria, per fortuna non ci sono cani ma nemmeno cristiani a cui chiedere informazioni, arrivo comunque subito fuori dall'aia alla strada provinciale.
Arrivo a San Vito dei Normanni e cerco subito il b&b che è in una vietta del centro storico: è un bel appartamentino con una piccola cucina dove fare colazione e una camera un po' barocca ma tutto in ordine e pulitissimo; c'è anche un piccolo giardinetto appena fuori dalla camera con tanto di sdraio e tavolino. Una volta sistemato esco a fare un giro per la cittadina che è molto tranquilla e c'è poca gente in giro.
Anche qui a San vito ci sono molte chiese, mi fermo nella particolare chiesa sconsacrata di San Giovanni Evangelista in stile barocco che fu venduta nel 1988 dall'antica famiglia Dentice di Frasso al Comune per la cifra simbolica di 10.000 Lire. Nella piazza principale davanti al comune si trova il Castello medievale Dentice di Frasso, gli attuali proprietari, con la sua torre quadrata di origine normanna risalente al XII secolo mentre il castello, di epoca posteriore, fu voluto da Boemondo d'Altavilla.
Sono davvero tante le chiese, in alcuni casi una dietro l'altra. Tra un giro e l'altro vedo un posticino dove andare a mangiare qualcosa stasera, l'insegna con il menù "sanvitese" mi attrae assai. E ho fatto bene, ho mangiato davvero bene e la compagnia del proprietario è stata piacevole e interessante.
Lunedì 3 giugno: Da San Vito dei Normanni a Brindisi
Lascio il b&b verso le 7 seguendo sempre le indicazioni della traccia gps che mi allunga la strada di un paio di km rispetto a quello della guida ma non dovrei trovare traffico in quanto è un percorso di carrarecce. Infatti appena fuori San Vito la via procede in mezzo alla campagna tra uliveti e campi coltivati a carciofi.
Passando vicino alla Masseria Jannuzzo vedo una collinetta rocciosa e l'indicazione della cripta di San Biagio, mi fermo quindi a visitare e trovo un cantiere con tanto di ponteggi, ma tutto abbandonato; il cartello dei lavori è di qualche anno fa e l'erba e i rampicanti si stanno appropriando di tutto.
La cripta e la Chiesa rupestre fanno parte di un antico insediamento monastico risalente ad XII secolo. Ci sono due porte d'ingresso con dei cancelli chiusi con lucchetti; riesco però ad intravedere dei decori e degli affreschi. Peccato che sia tutto lasciato andare così al degrado. Entro allora nell'unica porta aperta: una grande sala con un pilastro centrale e diversi giacigli in pietra, nicchie e croci greche incise sulle pareti.
Prima di arrivare nel centro storico mi fermo davanti alla monumentale Fontana Tancredi realizzata nel 1192 per volere del re normanno Tancredi di Sicilia, posta sulla via Traiana che da Benevento arriva a Brindisi, la porta d'Oriente. Ma anche sulla Via Appia che da Roma arrivava con un altro percorso sempre a Brindisi. Proseguo e attraverso Porta Mesagne, la più antica porta della città, risalente al 1243 su progetto dell'imperatore Federico II di Svevia che volle una porta trionfale come entrata nella città.
Cerco il b&b "Via Lata" e vengo accolto da un signore molto ossequioso che, una volta registrato, mi accompagna alla camera spiegandomi le regole del b&b e consigliandomi cosa visitare in città e dove andare a mangiare.
Dopo un veloce giro per le vie del centro mi fermo al ristorante indicatomi, mi faccio riconoscere come pellegrino ospite del b&b. L'accoglienza è ottima e il cibo che mi propongono è molto buono e abbondante. Mi portano anche un calice di vino bianco locale, offerto dalla casa, che ben si addice alla pietanza.
Dopo aver mangiato serve una camminata e mi dirigo allora verso il lungomare. Arrivato in piazza Vittorio Emanuele II vedo una scultura di cui riconosco lo stile in quello di Floriano Bodini, infatti una volta vicino trovo la sua firma sul piedistallo e leggo poi che il monumento fu commissionato a Bodini nel 1981 per celebrare il bimillenario della morte del poeta Virgilio che morì qui a Brindisi nel 19 a.C. Che bella sorpresa!
Passeggio sul lungomare, c'è molta gente in giro anche se è lunedì, penso che la maggior parte siano turisti. La passeggiata segue l'insenatura del porto e ci sono diverse navi in partenza e in arrivo.
Proprio davanti al porto una scalinata porta alle colonne romane, anzi alla colonna romana. Intanto si fa sera e allora passeggio tranquillamente nelle viette del centro antico scoprendo altri monumenti e panorami fantastici.
Martedì 4 giugno: Da Brindisi a Torchiarolo
Alle 6:45 lascio il b&b e, fatta una piccola colazione, mi incammino attraversando la città silenziosa e con poca gente in giro. Esco da Porta Lecce, edificata nel 1464 per volere di Ferdinando II d'Aragona, e arrivo poco dopo al cimitero; la traccia mi dice di attraversarlo (?!), è aperto ma non vedo altre uscite e allora provo ad aggirarlo. Ecco che dalla parte opposta ritrovo la traccia. Mah!!
La strada attraversa la campagna tra olivi, fichi d'india e muretti a secco, e prati con tante macchie colorate, alternando di tanto in tanto tratti di strada asfaltata.

Vedo le indicazioni di Campo di Mare, è quasi mezzogiorno e ho un po' di fame, lascio la VFS e mi dirigo verso il paese cercando qualcosa da mettere sotto i denti. Il posto è incantevole, un piccolo borgo con tante case di vacanza in questo momento ancora chiuse. Mi fermo ad un piccolo bar proprio davanti al mare e mi rilasso mangiando una "puccia": il panino tipico salentino. Ottima!!!
Riprendo il cammino e arrivo nel primo pomeriggio nella piazza principale di Torchiarolo. Chiamo Rosanna che poco dopo arriva ad aprirmi.
Mi accompagna alla scuola materna, ora utilizzata per altre attività, dove ha allestito in una saletta una brandina e come accoglienza delle fette di pizza e focaccia. Mi indica poi i servizi e mi consiglia dove andare a mangiare alla sera.
Una volta sistemato vado a fare un giro per visitare il paese, il centro è abbastanza piccolo ed è cresciuto intorno alla Chiesa principale dedicata a Santa Maria Assunta. Il nome Torchiarolo ha diverse origini: la prima sembrerebbe derivare da Turchi o Turchia vista la vicinanza al mare e perciò facilmente esposto alle razzie dei saraceni; la seconda alla presenza dei tanti torchi di legno sotterranei che venivano utilizzati per la spremitura dell'olio e i cui addetti venivano chiamati "turchiaroli".

Passo davanti al ristorante Nonna Lisa, quello consigliatomi da Rosanna; è già ora di cena e allora ne approfitto ed entro. Il posto è carino e mi presento come il pellegrino ospitato alla scuola materna, il titolare mi accoglie con cordialità e dopo avermi consigliato cosa mangiare mi intrattiene tra un cliente e l'altro. Alla fine la cena è stata ottima e il prezzo veramente minimo.
Mercoledì 5 giugno: Da Torchiarolo a Lecce

Lascio il mio alloggio al mattino presto e prendo la strada verso Lecce, passo tra uliveti dove vedo molte piante attaccate dalla "xilella", sono tutte secche ed è un paesaggio quasi spettrale. Un produttore a cui chiedo informazioni mi dice che sta tentando con una potatura drastica sperando di riuscire a salvare le piante.

Vedo le indicazioni dell'Abbazia di Santa Maria di Cerrate, è fuori dal mio percorso circa 5 km, però penso che ne valga la pena. E infatti è stata una bella sorpresa! In origine monastero bizantino edificato per volere di Boemondo d'Altavilla per un gruppo di monaci greci sfuggiti alle persecuzioni di Bisanzio, poi masseria agricola specializzata nella lavorazione delle olive. Dal 2012 è un bene del Fai che ha restaurato il complesso e permesso di riaprirlo al pubblico. Oltre alla Chiesa di nuovo consacrata, ci sono stalle, alloggi, un pozzo, un mulino e due frantoi ipogei. Davvero notevole!!!

Uscendo dall'Abbazia vedo le indicazioni della Francigena e della Via Traiana, quindi non torno indietro ma seguo questo percorso che passa tra uliveti e scavi per la TAP (Trans Adriatic Pipeline); nel sentiero vedo anche resti fossili e la "conchiglia di San Giacomo".
Ed eccomi alle porte di Lecce, l'importante centro del Salento di origine messapiche con resti archeologici di epoca romana. Lecce oltre ad essere la città più orientale d'Italia, si distingue per la ricca architettura barocca delle chiese e dei palazzi costruiti con la tipica pietra calcarea locale.
Con qualche difficoltà attraverso la statale trafficata e arrivo alle mura del centro antico, chiamo il b&b Casa Mozart per sapere dove dirigermi. Il titolare, molto gentile, viene a prendermi in macchina e mi accompagna alla camera che fa parte di un palazzo di 5 piani. Un posto molto carino, pulito e con una bella vista sulla città.
Una volta sistemato prendo l'autobus come consigliato, scendo a Porta Napoli, una delle quattro porte inserite nelle mura della città, e inizio il tour tra le vie del centro storico.

Lecce è una tra le città d'arte d'Italia grazie alle sue origini messapiche, alle testimonianze archeologiche del periodo romano e per la ricchezza del barocco seicentesco di chiese e palazzi del centro storico. Nella piazza della Cattedrale dedicata a Maria Santissima Assunta fervono i preparativi per una festa pubblica: transenne, vigili, protezione civile, pompieri, ecc. stanno posizionando le sedie e delimitando gli spazi. Riesco comunque ad andare a visitare la Cattedrale e farmi timbrare la credenziale.

Proseguo poi la visita della città girovagando nel centro fino ad arrivare all'anfiteatro romano nella centralissima piazza Sant'Oronzo, il salotto elegante della città. Quello che si vede, cioè l'arena e parte delle mura esterne, è purtroppo solo un terzo di quello che era in origine; il resto è sotterrato o addirittura ci è stato fabbricato sopra in epoche successive.
Giovedì 6 giugno: da Lecce a Calimera

Al mattino lascio di buon'ora il b&b e prendo la strada per Calimera, prossima tappa. In effetti avrei dovuto arrivare a Carpignano Salentino, ma devo posticipare di un giorno il mio cammino.
Calimera appartiene alla regione della Grecia Salentina, cioè uno dei nove comuni in cui si parla il "grico", un antico idioma di origine greca. Il nome sembra derivare dal greco Kaliméra che significa buongiorno, ma ci sono anche altre ipotesi. Fino dalle origini la lingua principale era ellefona, solamente agli inizi del XX secolo quando vennero aperte le scuole si iniziò ad imparare e parlare l'italiano.

Durante la visita del paese trovo la Casa Museo e visto che è aperto ne approfitto ed entro. Il curatore del museo è un signore non vedente che con mia grande sorpresa mi accompagna facendomi da guida; ha memorizzato con grande precisione tutti gli oggetti esposti di cui mi spiega la provenienza e il funzionamento, ma non finisce qui: nella parte del museo riguardante la cultura Grika mi introduce a questo antico idioma con degli esempi di parlata di cui lui è uno dei pochi rimasti. Fortunatamente, mi racconta, negli ultimi tempi alcuni giovani stanno imparando e portando avanti questa lingua. Fare tappa in questo paese è stato bello e molto interessante.
Venerdì 7 giugno: da Calimera a Carpignano Salentino
Il cammino continua nelle strade di campagna, tra muretti a secco, pajare, ulivi e fichi d'india.

Passo da San Martano un altro paese facente parte dell'isola "Grika" e il cui borgo antico racchiuso ancora tra le torri e il castello veniva chiamato "Terra Antica". Attraversando il centro si vedono palazzetti arricchiti da elementi architettonici di pregio.

Arrivo a Carpignano e sistemato nel residence dove ho trovato ospitalità, vado a fare un giro per il paese. Ci sono diversi palazzi signorili e ben tenuti come ad esempio: Palazzo Chironi del XIX secolo eretto sulle fondamenta di un antico castello distrutto nel periodo in cui si volle dare una nota moderna al paese.
Durante il girovagare passo davanti alla cripta bizantina di Santa Cristina e un cartello invita a chiamare per la visita. Così chiamo e subito dopo arriva un ragazzo che oltre ad aprire mi guida spiegando la storia della cripta e del ciclo di affreschi datati tra i più antichi della Puglia.
Sabato 8 giugno: da Carpignano Salentino a Otranto

Uscito da Carpignano la strada passa attraverso dei boschi arrivando ad una masseria abbandonata, la strada facente parte della Francigena Calabra mostra i resti del passaggio di carri che hanno scavato i solchi nella roccia.
Ed eccomi a Otranto: posto nella punta estrema della penisola salentina è il paese più ad Oriente d'Italia.
E' sabato ed è giugno, nella spiaggia appena sotto il centro storico ci sono tanti bagnanti. Il mare è invitante e allora prima di andare al b&b scendo in spiaggia e lasciato lo zaino faccio un bagno rinfrescante ai piedi.
La storia di Otranto parte probabilmente dal paleolitico e sicuramente dal neolitico; fu poi popolata dai Messapi quindi dai Greci e conquistata dai Romani. Fu poi centro Bizantino, Gotico, Normanno, Svevo, Angioino e infine Aragonese. E proprio il castello fu edificato, sopra a delle fortificazioni risalenti al periodo Svevo, da Alfonso d'Aragona tra il 1485 e il 1498.

Una volta sistemato inizio il giro della città e mi dirigo alla Cattedrale intitolata a Santa Maria Annunziata sorta nel periodo Normanno e ultimata nel XII secolo sui resti di un villaggio Messapico, di una domus romana e di un tempio paleocristiano. Al suo interno il pavimento è un capolavoro d'arte: il mosaico che occupa tutta la chiesa e cioè le tre navate, l'abside e il transetto, presenta l'albero della vita con riferimenti al Vecchio Testamento, ai vangeli apocrifi, a cicli cavallereschi e al mondo animale medievale. Questa opera fu realizzata dal Monaco Pantaleone, mosaicista basiliano, tra il 1163 e il 1165; soltanto due anni!!
Domenica 9 giugno: da Otranto a Santa Cesarea Terme
Al mattino esco da Otranto camminando sulla strada costiera; il panorama è sempre magnifico: i colori e il profumo che sale dal mare fanno star bene la mente e il corpo.
Arrivo a Torre Minervino già in territorio di Santa Cesarea, mi fermo e trovo indicazioni di quest'opera. Costruita nel periodo spagnolo fu ordinata da Carlo V per contrastare gli attacchi dei Saraceni, era in collegamento visivo con Torre di Porto Badisco a nord e Torre Specchia di Guardia a Sud. Da questo punto si può scrutare il mare fino a Punta Palascia, il punto più a est d'Italia.

Giungo a Santa Cesarea Terme una località dove si trovano le terme con acque sulfuree e fanghi termali. La nascita del centro, arroccato sulla costiera, avvenne alla fine dell'800 proprio per l'asperità del territorio, lo sfruttamento delle acque però risale al II secolo a.C.
Villa Sticchi attira l'attenzione per il suo stile moresco, genere abbastanza diffuso in alcune località balneari del Salento. La villa sorge su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare; fu edificata per volere di Giovanni Pasca, primo concessionario per lo sfruttamento termale del paese, tra il 1894 e il 1900.
Lunedì 10 giugno: Santa Cesarea Terme a Tricase
Ormai sono quasi arrivato, oggi è la penultima tappa prima di arrivare a Santa Maria di Leuca. Sono già passati 36 giorni ma a dir la verità non mi sembra. Esco da Santa Cesarea seguendo la strada costiera che è asfaltata e il panorama è sempre magnifico.
Faccio una deviazione per Andrano perché ho finito l'acqua e per arrivare a Tricase manca ancora qualche km. Anche qui trovo comunque da vedere (dove non si trova qualcosa qui in Italia?): il Castello "Capece-Del Balzo Orsini-De Hugo-Saraceno-Spinola-Caracciolo" un'opera fortificata del XIII secolo è uno dei più interessanti castelli a sud di Otranto.


Faccio una deviazione per Andrano perché ho finito l'acqua e per arrivare a Tricase manca ancora qualche km. Anche qui trovo comunque da vedere (dove non si trova qualcosa qui in Italia?): il Castello "Capece-Del Balzo Orsini-De Hugo-Saraceno-Spinola-Caracciolo" un'opera fortificata del XIII secolo è uno dei più interessanti castelli a sud di Otranto.

Arrivo a Tricase. Il nome sarebbe originato dall'unione di tre casali differenti in un unico nucleo abitativo, un'altra ipotesi del nome forse più accreditata sarebbe il nome di un funzionario Romano d'Oriente Demetrios Tricàs che aveva l'incarico di controllare la situazione del Capo di Leuca. Ma è molto più antica la storia di questa cittadina essendo una zona ricca di testimonianze preistoriche e megalitiche.

Fa molto caldo e c'è in giro poca gente. Cerco allora il b&b dove alloggerò, dovrebbe essere nel centro storico. Ed eccolo, un bel posticino fresco e confortevole. Verso sera esco per fare una visita del centro aspettando l'ora di cena. Il centro si è animato, riesco a vedere la Chiesa madre della Natività e quella dedicata a San Domenico, il Palazzo Gallone del XV secolo. Infine vado al ristorante dove lavora la mia padrona di casa e mi faccio consigliare dallo chef cosa mangiare. Un buon primo e delle costine cotte sottovuoto a bassa temperatura. Tutto ottimo!
Martedì 11 giugno: da Tricase a Santa Maria di Leuca

Lascio Tricase al mattino e, anche se allungo un po' la strada, riprendo la strada costiera; fino all'ultimo ho voglia di camminare guardando il mare. E' l'ultima tappa, quando arrivo a Santa Maria di Leuca chissà se Tiziana, Sandra, Rosaria e Antonio saranno già arrivati.

Alla località Ciolo la strada passa su un ponte e sotto la caletta ha un'acqua blu da una parte e verde dall'altra. Diverse persone, tramite delle scalette, sono nella spiaggetta mentre dei ragazzi si tuffano dagli scogli.

I colori del mare, delle rocce e dei fiori sono molto intensi. Fatta una curva ecco il faro di Santa Maria di Leuca, ancora pochi chilometri e il mio viaggio termina.

Arrivato nella piazza della Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae, poso lo zaino a terra e, dopo 38 giorni, concludo la Via Francigena del Sud. Vado poi nella Basilica dove una suora mi accoglie con un bel bicchiere di acqua fresca, mi timbra la credenziale e prepara il "testimonium". Al registro degli arrivi risulto essere il 34° da inizio anno.

Quando esco dalla basilica, i parenti non ci sono ancora ma mi chiamano e sono in arrivo. Intanto che aspetto, vado a vedere il faro posto su Punta Meliso antistante la piazza del Santuario, che dal 1866 e dall'alto dei suoi 48,60 metri (120 dal livello del mare, secondo più alto d'Europa dopo quello di Genova) proietta fasci di luce visibili fino a 50 km.
Attraverso poi la piazza e mi affaccio alla Cascata Monumentale da dove si ha una vista spettacolare di Leuca. Questa cascata è il termine dell'acquedotto pugliese iniziato nel 1906 e terminato nel 1939; lunga 250 metri e stretta tra due grandi rampe di scale, supera un dislivello di 120 metri e scende dal Santuario fino al porto sottostante. Naturalmente non potevo non fare questa scalinata e così scendo i 300 gradini e faccio un giro al porto. Risalgo ed ecco che arrivano.





















































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