Settembre 2020 - Via Francisca del Lucomagno

Via Francisca del Lucomagno dal 4 al 13 settembre 2020



A maggio 2020 avrei dovuto fare un cammino di circa 800 km per 34 giorni, ma il covid non l'ha permesso. Così, appena ho potuto e non sapendo cosa sarebbe successo nel prossimo futuro, a settembre, ho scelto di fare un percorso relativamente breve: la scelta è stata la Via Francisca del Lucomagno solo nel tratto Lombardo. Cercata la guida e ritirata presso Varesenews, con un minimo di organizzazione sono partito da casa sabato 5 settembre in una bella giornata di sole prevedendo di arrivare a Ponte Tresa verso le 14. Ho trovato ospitalità in un B&B a Lavena segnalato sulla guida 






"La Via Francisca del Lucomagno" di Alberto Costa e Marco Giovannelli, 
edita da Terre di Mezzo,


Altre informazioni si possono trovare su 




A Cuvio, davanti al supermercato, entro nella ciclabile che va a Luino




e arrivato al bivio per Ferrera prendo il tratto di ciclabile che sale a Cunardo, devio sul sentiero e passo dalla cascata Fermona di Ferrera. A monte ci sono altre due cascate minori ma la più bella è il salto di circa 30 metri che il Margorabbia fa in questo punto. 





Arrivato a Cunardo prendo la strada interna che va a Cugliate Fabiasco, incontro i primi segnavia verdi del pellegrino che seguirò domani al ritorno. Mi fermo a vedere il lavatoio del 1909 poco distante dal municipio di Cugliate.



Arrivo poi a Marchirolo. La bella e imponente scalinata in selciato iniziata nel 1760 e conclusa solo nel 1924 sale alla Chiesa di San Martino, purtroppo è chiusa, ma dal sagrato vedo però il panorama delle alpi Svizzere, della valle e uno scorcio del lago.












Proseguendo si attraversa il paese e sorpresa, anche qui come ad Arcumeggia, si trovano dei dipinti sulle facciate delle case, dei murales fatti da artisti locali che raffigurano scene dell'emigrazione. Una pinacoteca all'aperto.



Riprendo il cammino sulla strada interna dirigendomi verso Cadegliano, prima della discesa verso Ponte Tresa, trovo la ciclabile che scendendo attraversa il parco dell'Argentera. (Notizie del parco dell'Argentera


La pista è ricavata sul tracciato della vecchia ferrovia a scartamento ridotto che da Ponte Tresa andava a Ghirla e quindi a Varese. Sul tracciato si trovano ancora alcuni manufatti come ad esempio le tre gallerie ancora ben tenute. In verità la terza, la più vicina al paese, mi sembra un po' tralasciata: i rami delle piante e l'erba stanno invadendo la pista oltre ad esserci dello sporco. 













Arrivo a Lavena verso le 13:30 davanti al Municipio e proseguo verso Ponte Tresa arrivando fino alla Dogana. Scendo sulla passeggiata lungolago e ritorno verso Lavena, è in corso l'attività MAD (Muri Artistici Diffusi) e diversi artisti stanno lavorando sul muro del lungolago.





Proseguo poi cercando il b&b "La Coccinella" dove alloggerò in questa prima tappa.





Donato mi riserva una calorosa e famigliare accoglienza. Il pomeriggio lo passo per scoprire il borgo di Lavena e passeggiando sul lungolago dove è in corso ancora la performance live.














Al mattino, dopo la colazione, saluto Donato e lascio il b&b. Seguendo i segnavia verdi del pellegrino, inizio a salire percorrendo la ciclabile questa volta in senso inverso. E' una bella giornata, il sole è caldo e ci sono poche nuvole in cielo.





















Arrivo al Maglio di Ghirla, un edificio del XVIII sec, dove veniva lavorato il ferro per la produzione di attrezzi edili, agricoli e meccanici. Dal 1996 di proprietà della Comunità Montana del Piambello che, una volta recuperato, lo utilizza come piccolo museo, sala riunioni, conferenze e laboratori didattici.


 










Riprendo la strada e mi dirigo verso il lato interno del Lago di Ghirla passando davanti al campeggio, mi fermo a fare qualche foto e ad ammirare il lago. E' sempre affascinante il paesaggio quando c'è uno specchio d'acqua.




Il laghetto di Ghirla è di origine glaciale con una profondità massima di 14 metri e una superficie di 0,28 kmq. Il suo affluente maggiore e sotterraneo è il Margorabbia proveniente dal piccolo lago di Ganna lì vicino e che diventa anche emissario




Arrivo a San Gemolo di Ganna. Mi fermo per timbrare la credenziale dentro la Badia che fino al 1500 fu monastero benedettino e a visitare le reliquie del Santo martire e vedere gli affreschi risalenti al XIV e XVI sec. 


Dopo una sosta per dissetarmi riparto prendendo la strada che passa di fianco alla Badia e va verso la fonte e la Cappella di San Gemolo. In fondo al rettilineo, al bivio, giro a destra sul sentiero che sale lungo il fianco settentrionale della Martica e salendo mi fermo nel punto panoramico, un piccolo terrazzino, ad ammirare il paesaggio: la torbiera con il piccolo laghetto di Ganna e il monte Mondonico.


Il sentiero roccioso continua sempre con una buona pendenza fino al Passo Valicci a 644 mt. e dopo un breve tratto pianeggiante inizia la discesa a Brinzio. Incontro un paio di persone a passeggio e un ciclista che va in senso inverso al mio.


Non avevo mai fatto questo percorso a piedi da Ganna a Brinzio. Mi ricordo solo alcuni punti dove c'ero passato con la squadra antincendio in occasione dell'incendio della Martica per fare opera di bonifica.



Non faccio tappa qui ma, sempre a piedi, torno a casa dove arrivo verso le 15:00. Il mattino dopo, Tiziana mi porta a Brinzio e dal piazzale della chiesa riparto per la VF. Scende una leggera pioggerellina, per cui metto il sacco impermeabile allo zaino ma non serve ne la mantella ne l'ombrello.

Il laghetto di Brinzio

La Rasa

Passato il centro della Rasa prendo la strada che corre per un tratto parallela alla provinciale ed esce sotto alla prima Cappella del Sacro Monte. Ritornando poi sulla stessa via si scende verso Sant'Ambrogio 





fino ad imboccare viale Aguggiari e arrivare così ai Giardini Estensi. Fortunatamente non piove, solo ogni tanto aumenta un poco la pioggerellina ma con l'ombrello riesco a coprirmi. I giardini estensi sono sempre belli e il panorama della villa, dalla fontana, è sempre fantastico. Esco dai giardini e mi dirigo verso Casbeno passando davanti alla Questura e a Villa Recalcati.


Arrivato a Casbeno trovo la ciclabile che scende a Capolago. Attenzione perchè comunque transitano qualche macchina e scooter, probabilmente chi abita in questa zona, Sotto il ponte di viale Europa trovo questo bel murale intitolato "Le tre Grazie"; scendo a Capolago e lo attraverso, risalgo verso Gazzada. Inizia a piovere forte per cui mi fermo in un bar per fare una sosta caffè aspettando che smetta un poco.


Prima di Morazzone la VF passa davanti a Cascina Ronchetto e mi tornano in mente i "Corni e Pecc del 2008 e del 2009 di Azzio e l'assaggio, o meglio la degustazione, dei vini prodotti da questa azienda

 
...entro nel sentiero che attraversa la Valle Felisera passando davanti alla Chiesetta di San Nazaro, in mezzo alla campagna di Caronno Corbellaro


Chiesetta di San Nazaro nella campagna di Caronno Corbellaro


 e quindi entro nell'anello dei Lavatoi di Gornate Superiore,


arrivando infine all'Ostello del Pellegrino di Gornate Superiore (Castiglione Olona) dove mi attende l'ospitaliere di turno molto gentile e premuroso. Gornate è un piccolo borgo e l'unico posto dove mangiare è chiuso. Qui entra in funzione la preziosa disponibilità dei volontari: arriva subito Claudia, che già conosco perchè fa parte della Protezione civile, che mi accompagna al supermercato di Castiglione.



Passo una notte molto tranquilla e silenziosa. Il mattino dopo, è una bella giornata limpida senza nuvole, scendo dal "piccolo Stelvio" e mi immetto sul tracciato della vecchia ferrovia della Valmorea che corre a fianco del fiume Olona. Anche qui, in alcuni tratti si vedono ancora affioranti i binari e si incontrano alcuni manufatti a ricordo di quella linea ferroviaria che da Castellanza arrivava fino a Mendrisio.




Passo vicino al Monastero di Torba che avevo già visitato, ma avrei fatto volentieri una sosta per rinfrescare i ricordi, purtroppo è ancora chiuso e dovrei aspettare l'apertura per circa due ore. Perciò proseguo sulla ciclabile, c'è diversa gente: chi corre, chi passeggia, chi porta a spasso il cane, e qualche bicicletta.



Poco più avanti, proprio sopra al casello ferroviario numero 5 della Valmorea, vedo le indicazioni del "Kapuziner" e mi viene in mente di esserci venuto tanti anni fa in compagnia di amici per una serata "bavarese".


Casello numero 5 della ferrovia della Valmorea



Nel percorso si incontrano zone umide e boschi di latifoglie ma anche complessi industriali chiusi o abbandonati. Entrato in Castellanza continuo il cammino sui marciapiedi dirigendomi verso Busto Arsizio per arrivare all'Ostello Stoà dove alloggerò in questa tappa.




Nel pomeriggio approfitto per fare una visita nel centro storico di Busto che non avevo mai visto. 





Cortile nel centro storico di Busto





Basilica di San Giovanni Battista






Al mattino, il sole è già alto, mi incammino prendendo la Via che su una sterrata passa attraverso il Parco delle Roggie in territorio di Magnago, adiacente al Parco Regionale Valle del Ticino. La strada sterrata si snoda tra i boschi 














e purtroppo, quasi alla fine del parco, si passa anche attraverso una discarica a cielo aperto.



Attraverso il canale Villoresi a Buscate. Il nome lo si deve al suo ideatore: Ing. Eugenio Villoresi che nel 1862 iniziò la progettazione per risolvere il problema dell'irrigazione della pianura. Infatti l'acqua viene presa dal fiume Ticino presso la Diga del Pan Perduto a Somma Lombardo e termina, dopo 86 km, nel Naviglio della Martesana nei pressi di Cassano d'Adda.




Fuori Buscate trovo la strada chiusa ma la VF è segnalata e quindi procedo passando di fianco e proseguendo per Cuggiono.




Giunto a Cuggiono mi fermo a visitare Villa Annoni, prestigiosa villa neoclassica di epoca napoleonica edificata nel 1809, ora sede del comune, ed il suo parco che con i suoi 230mila mq è il secondo parco recintato più grande di Lombardia dopo quello di Monza. 




Proseguo verso Castelletto di Cuggiono arrivando al Naviglio Grande, passo vicino al molo dove fu girata una scena del film "L'albero degli zoccoli" e attraverso il ponte a schiena d'asino del XVIII sec. che unisce le due sponde del Naviglio




Il Naviglio Grande prende l'acqua dal Ticino presso Tornavento e arriva alla Darsena di Milano dopo circa 50 km. E' stata la prima opera di questo genere a essere realizzata in Europa sino dall'alto medioevo, consentendo lo sviluppo di trasporti e commerci. 


La Via prosegue sull'argine dell'Alzaia,


passando di fianco alla Chiesa prepositurale di San Giorgio chiamata anche Canonica di Bernate Ticino e a Palazzo Visconti. Non mi fermo a visitare ma mi propongo di tornarci in futuro.




Cammino sempre sull'alzaia fino a Boffalora Sopra Ticino, termine della quinta tappa. Boffalora è divisa in due dal Naviglio Grande: "Boffalora alta" che è il centro storico e "Boffalora bassa" con insediamenti meno fitti che si estende fino al Ticino.



Una delle possibili interpretazioni del nome è "Boffa l'Ora" che significa "soffia il vento". Questa è la più verosimile perché il paese si estende in parte su una zona rialzata della Pianura Padana.





Le due zone sono collegate da un ponte in granito costruito nel 1603 e restaurato nel 2003 nell'anniversario dei 400 anni dall'edificazione.
 
Ed eccomi arrivato al B&B "La Corte sul Naviglio". Un ottimo posto. Ricavato in una porzione di casale ristrutturata mantenendo il più possibile l'originalità della corte lombarda.
















Dopo una notte molto tranquilla di riposo e fatta la prima colazione, riprendo il cammino sulla ciclabile nel lato sinistro del Naviglio. Passo Cassinetta di Lugagnano, il Ponte Nuovo famoso per la battaglia di Magenta nella seconda guerra d'indipendenza tra i Piemontesi e gli alleati Francesi contro gli Austro-ungarici, il Ponte Vecchio di Magenta e arrivo a Robecco sul Naviglio.

L'ingresso della Villa Visconti a Cassinetta di Lugagnano

Il Ponte Nuovo di Magenta con la Vecchia Dogana

Mi fermo a visitare l'esterno del Palazzo Archinto, detto anche castello, con il ponte degli scalini, e il palazzo Gaia Gandini. Particolare la storia di questo palazzo: storia di bancarotta e abbandono dei sogni di grandezza del Marchese Carlo Archinto vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700. A seguito di restauro oggi è sede della biblioteca comunale e Museo del Naviglio Grande.



Il Ponte degli scalini fu realizzato nel 1842 grazie ad una donazione del nobile Giulio Dugnani e serviva a collegare le due contrade: di Brisa con quella di San Girolamo


Il parco e Villa Gaia Gandini


Arrivo verso le 11:00 ad Abbiategrasso, lascio il Naviglio Grande che continua la sua corsa verso Milano e, seguendo le indicazioni del "pellegrino", proseguo sull'argine del Naviglio di Bereguardo.


Mi fermo prima a visitare il Castello Visconteo, dove mi faccio timbrare la credenziale, e il centro storico. C'è molta gente in giro e, a parte le persone sedute ai tavolini dei bar, la maggior parte usa la mascherina. Dopo Busto è il centro più grande in cui si passa, anche sulla ciclabile c'è molta gente che corre, passeggia o va in bici.




Lungo circa 22 km il naviglio attualmente è utilizzato solo per scopi agricoli mentre originariamente serviva per il trasporto delle merci, in particolare del sale. In questo canale si trovano 12 conche (chiuse) che servono per superare il dislivello tra il Naviglio Grande e il Ticino, circa 24 mt.




La mia prossima tappa è Morimondo ed esattamente nell'ostello dell'Abbazia. La storia di Morimondo ha testimonianze coloniali di epoca romana e di stanziamenti longobardi. Ma la maggior conoscenza di questo luogo ruota intorno alle vicende dell'Abbazia dei monaci Cistercensi. La fondazione della chiesa risale al 1134 per opera di alcuni frati provenienti da Morimond vicino a Digione.








Con la Sig.ra Raffaella che mi ha accolto all'ostello dell'Abbazia. 



Anche oggi è una bella giornata, il sole è già sorto e il cielo è azzurro. Mi incammino ritornando sull'Alzaia e riprendo la ciclabile verso Bereguardo.













All'indicazione di Motta Visconti, vista l'ora, decido di andare a visitarla. Così esco dalla ciclabile e mi dirigo verso il paese. 


Cerco il museo di Ada Negri che si trova nell'ex-sagrestia della chiesa di San Rocco, davanti al comune però lo trovo chiuso. 

Mi dirigo allora alla biblioteca dove è conservato un antico torchio del 1600 di probabile progetto Leonardesco e, oltre alla bibliotecaria, incontro anche l'assessore di Motta che mi racconta la storia del luogo, il funzionamento del torchio e qualche aneddoto. Molto interessante: faccio mettere un timbro alla credenziale ringrazio l'assessore e riprendo il cammino.

 
Il torchio usato per la pigiatura dell'uva fino al 1950 circa, è molto particolare in quanto è costruito con un intero tronco di rovere sradicato.

Ritorno sulla ciclabile e sempre seguendo il naviglio che nel frattempo è diventato un canale


passando tra cascine e campi di girasoli


arrivo a Bereguardo dove il canale, che man mano diminuisce come dimensione e portata di acqua, praticamente finisce.


Trovo alloggio in quello che viene "segnalato" come B&B ma invece è un albergo datato, molto datato. 


A Bereguardo è presente anche il castello Visconteo del XIV - XV sec. che ora è sede di uffici del comune ed di altri ambienti utilizzati per scopi pubblici.


Eccomi arrivato all'ultima tappa prima di Pavia a conclusione della Via Francisca. Anche oggi è una bella giornata, una leggera nebbiolina nasconde con un velo il sole che sta sorgendo.


Poco prima di San Varese vedo in lontananza tre persone con gli zaini e mi domando se saranno dei pellegrini sulla Via, sarebbero i primi che incontro. Ed ecco che dopo una curva, prima di entrare nella frazione, le trovo sedute su di un muretto che si riposano, sono tre pellegrine Olandesi ma di Ranco, Angera e Besozzo dirette anche loro a Pavia. Che strana coincidenza, è il terzo cammino che faccio e come negli altri due incontro olandesi.


Fatte quattro chiacchere con le signore ci scattiamo il selfie e quindi riparto alla volta di Pavia. Arrivo a Torre d'Isola e di fianco alla piazzetta, dove mi bevo un buon caffè, vedo Villa Botta Adorno edificata nel XVIII sec. dal marchese omonimo e successivamente passata di proprietà Cusani Visconti, quindi Litta Modignani e poi Morelli di Popolo.  


Di fianco alla villa si trova la chiesa di Santa Maria della Neve, una piccola chiesetta risalente al 1630 come testimoniato dal parroco della vicina Trivolzio che la indicava sotto la sua giurisdizione.


Camminando sulla ciclabile parallelo alla strada e poi su marciapiede arrivo alla periferia di Pavia.


La VF scende sull'argine del Ticino 







e finalmente vedo il Ponte Coperto.


Arrivato al Ponte lo attraverso ed entro nella zona pedonale della città, dirigendomi verso San Pietro in Ciel d'Oro 





dove termina il cammino della Via Francisca del Lucomagno. Messo il timbro sulla credenziale e ritirato il testimonium, vado verso l'Ostello Betlem in Borgo Ticino che già conosco perché c'ero stato durante la camminata della Via Francigena del Nord nel 2018.

All'ingresso della Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro



Tramonto sul Ticino dal Ponte Coperto

Mi manca però un'altra tappa da percorrere: da Pavia a San Zenone al Lambro da Rosaria e Antonio, mia sorella e cognato, dove incontrerò Tiziana. Parto molto presto e cioè verso le 6 lascio l'ostello, è ancora buio e le strade di Pavia sono vuote, si sentono solo gli operatori che stanno pulendo le strade e raccolgono l'immondizia.

L'alba fuori Pavia verso San Zenone


E' una tappa abbastanza lunga, seguo le indicazioni di Google il quale mi dice che sono circa 30 km. Verso le 11:30 arrivo a San Zenone. Fine del mio cammino.








Con Rosaria, Antonio, Tiziana, Laura e Manu

Conclusione: è il mio terzo cammino in solitaria ed è stato un bel percorso anche se breve. Sono soddisfatto per tutti i posti belli che ho potuto vedere e che, come sempre, essendo fuori porta, non si notano o non ci si pensa. Non è stato faticoso, l'unica vera "fatica", se così si vuol dire, è stata tra Ganna e Brinzio, per il resto è tutto in piano. Negli ostelli di Gornate, di Busto e di Morimondo mi sono trovato benissimo e sono stato accolto calorosamente dagli ospitalieri che ringrazio di cuore. Anche nei B&B mi sono trovato bene in particolare alla Coccinella di Ponte Tresa dove Donato mi ha fatto sentire come un amico di vecchia data. Se riusciremo andremo, Tiziana ed io, a visitare alcuni posti che ho visto e che ritengo valga la pena approfondire; ad esempio la Villa Annoni a Cuggiono, la Canonica di Bernate, Palazzo Archinto e Villa Botta Adorno a Torre d'Isola e altro ancora. Ho già un'idea che mi gira in testa: rifare il cammino in compagnia di qualcuno che voglia vedere e conoscere i nostri posti.

Se vuoi avere più informazioni vai a questo link di Varesenews: 



 

ByE



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